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Santa Maria della Scala, lo Spedale bisognoso di cure

el mese di set­tem­bre, il com­ples­so musea­le del San­ta Maria del­la Sca­la a Sie­na chiu­de­rà, così è sta­to det­to. Si trat­ta di uno spa­zio impor­tan­te per mol­ti moti­vi: sto­ri­ci, cul­tu­ra­li, socia­li. È un edi­fi­cio che rap­pre­sen­ta la memo­ria col­let­ti­va del­la cit­tà.

Fon­da­to nel Medioe­vo, è un anti­co ospe­da­le che acco­glie­va i nume­ro­si pel­le­gri­ni che tran­si­ta­va­no lun­go la via Fran­ci­ge­na, l’asse via­rio su cui la Sie­na tre­cen­te­sca basò la sua eco­no­mia flo­ri­da e poten­te. Orga­niz­za­to come una pic­co­la cit­ta­del­la, era espres­sio­ne di un’istituzione reli­gio­sa ric­chis­si­ma che tan­to ha con­tri­bui­to a com­mis­sio­ni arti­sti­che di pri­mo livel­lo. Si pen­si sol­tan­to alla Sala del Pel­le­gri­na­io, che rac­chiu­de un ciclo di affre­schi di pri­mo Quat­tro­cen­to, feli­ce­men­te impa­gi­na­ti, con un’iconografia atti­nen­te alla vita del­lo Spe­da­le, come la costru­zio­ne dell’edificio, le sto­rie rela­ti­ve al suo fon­da­to­re, il Bea­to Soro­re, e alla vita quo­ti­dia­na dell’ospedale. Scor­ren­do i nomi degli arti­sti coin­vol­ti dal­la com­mit­ten­za, ci si può ren­de­re con­to che si trat­ta di colo­ro che, a Sie­na, sono coin­vol­ti nel perio­do di tran­si­zio­ne tra il Medioe­vo e il Rina­sci­men­to.

È con il lavo­ro di Vec­chiet­ta e Dome­ni­co di Bar­to­lo che gli influs­si fio­ren­ti­ni pene­tra­no nel­la Sie­na che guar­da ai fat­ti di un seco­lo pri­ma, anco­ra imbri­glia­ta negli sti­le­mi e nel­le atmo­sfe­re dei Loren­zet­ti e di Simo­ne Mar­ti­ni. Dun­que, è uno spa­zio adat­to a testi­mo­nia­re come un museo sia un’entità che lo sto­ri­co dell’arte deve con­tri­bui­re a ren­de­re vivo. D’altra par­te, come ha recen­te­men­te affer­ma­to Pao­la Baroc­chi,

lo sto­ri­co dell’arte è colui che ricon­net­te il patri­mo­nio, cioè dà a tut­to quel­lo che si è con­ser­va­to una voce, del­le ragio­ni e una sequen­za di volon­tà o di casua­li­tà anco­ra signi­fi­ca­ti­ve per noi oggi, e spie­ga il sen­so moder­no, attua­le, vivi­fi­can­te, di un museo, di un archi­vio, di una biblio­te­ca, di un cen­tro urba­no stra­ti­fi­ca­to, di un ambien­te che l’uomo ha reso sì fun­zio­na­le ai suoi biso­gni ma fino a poco tem­po fa ha anche addo­me­sti­ca­to con un con­ge­ni­to sen­so eti­co ed este­ti­co.

Oggi la vita cul­tu­ra­le è mala­ta. In prin­ci­pio, ero lo Spe­da­le e la paro­la chia­ve l’accoglienza. Cer­chia­mo di ripar­ti­re da un pro­get­to che curi i mali di oggi: la super­fi­cia­li­tà, la volon­tà di ugua­glia­re il museo a un super­mer­ca­to, il disin­te­res­se per le per­so­ne che lavo­ra­no nel San­ta Maria del­la Sca­la.

Chi vuo­le resta­re infor­ma­to sul desti­no del San­ta Maria del­la Sca­la può segui­re que­sta pagi­na Face­book e par­te­ci­pa­re alla visi­ta gui­da­ta orga­niz­za­ta per vener­dì 31 ago­sto alle ore 16.30 (per la pre­no­ta­zio­ne 0577–43273 oppu­re info@guidesiena.it)

Aggior­na­men­ti:

Cite this article as: Giulio Burresi, Santa Maria della Scala, lo Spedale bisognoso di cure, in "STORIEDELLARTE.com", 29 agosto 2012; accessed 25 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2012/08/santa-maria-della-scala-lo-spedale-bisognoso-di-cure.html.

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