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Ridateci il cuore di Benevento!

Duo­mo di Bene­ven­to, par­ti­co­la­re del­la fac­cia­ta

Era il lon­ta­no 1943, il Pae­se era in guer­ra, le bom­be cade­va­no e il caso vol­le che una di que­ste deva­stas­se il Duo­mo di Bene­ven­to e la piaz­za in cui si erge. La mae­sto­sa Cat­te­dra­le fon­da­ta nel VII seco­lo d.C. sor­ge lad­do­ve vi era il cen­tro dell’antica cit­tà roma­na; la fac­cia­ta impo­nen­te in sti­le roma­ni­co pisa­no è del XIII seco­lo, l’annesso cam­pa­ni­le risa­le al 1279, innal­za­to dall’arcivescovo Roma­no Capo­di­fer­ro, come atte­sta l’epigrafe del­la fac­cia­ta est. La bel­lis­si­ma por­ta di bron­zo, che Adol­fo Ven­tu­ri defi­nì «il mag­gior poe­ma sacro dell’età roma­ni­ca nel Mez­zo­gior­no d’Italia», rap­pre­sen­ta sce­ne di Cri­sto e i vesco­vi suf­fra­ga­nei. La crip­ta, che oggi ospi­ta il museo Dio­ce­sa­no, pre­sen­ta un’abside e due nava­te comu­ni­can­ti. Di gran­de inte­res­se sono gli affre­schi qui con­ser­va­ti dedi­ca­ti a San Bar­ba­to, colui che con­ver­tì i Lon­go­bar­di al Cri­stia­ne­si­mo e risa­len­ti al X seco­lo d.C.
Non è più tem­po di pren­der­se­la con i tede­schi o con gli ame­ri­ca­ni, che di dan­ni, ahi­mè, ne fece­ro parec­chi in quell’occasione, ma è evi­den­te che se oggi, dopo cir­ca settant’anni, i cit­ta­di­ni non pos­so­no anco­ra gode­re dell’unità sto­ri­co-arti­sti­ca del­la piaz­za del Duo­mo, vero cen­tro e cuo­re del­la comu­ni­tà (come dovreb­be esse­re in ogni cit­tà) qual­co­sa non ha fun­zio­na­to. Da allo­ra tut­ti i lavo­ri di rias­set­to del­la zona sono sta­ti ral­len­ta­ti da con­ten­zio­si giu­di­zia­ri tra i pro­prie­ta­ri dei ter­re­ni, riu­ni­ti nel con­sor­zio Cepid, e il Comu­ne. Agli ini­zi degli anni ‘50 quest’ultimo appro­vò il Pia­no di fab­bri­ca­zio­ne ed espro­priò par­te dei suo­li pri­va­ti per allar­ga­re l’area davan­ti al Duo­mo. Il resto del­la piaz­za era in par­te occu­pa­to da cumu­li di mace­rie e in par­te adi­bi­to a par­cheg­gio.

Agli ini­zi degli anni ‘90 lo spa­zio pro­spi­cien­te il Duo­mo era anco­ra uti­liz­za­to come area di sosta, fino al 1999, quan­do l’amministrazione gui­da­ta dall’allora sin­da­co Pasqua­le Vie­spo­li deci­se di edi­fi­ca­re su tut­ta l’area anti­stan­te la Cat­te­dra­le una cosid­det­ta “piaz­za coper­ta” per un tota­le di 8.000 metri cubi da desti­na­re ad un Museo d’Arte Con­tem­po­ra­nea e – incre­di­bi­le ma vero – ad una gal­le­ria com­mer­cia­le. Non era for­se pre­fe­ri­bi­le sce­glie­re di ripri­sti­na­re con sobrie­tà l’antico spa­zio aper­to che un tem­po ospi­ta­va l’obelisco pro­ve­nien­te dal Tem­pio di Isi­de, van­to del­la cit­tà san­ni­ta, piut­to­sto che dare sfog­gio ad un’impresa edi­li­zia che mal si spo­sa con l’architettura del Duo­mo, con il can­do­re del mar­mo bian­co del­la fac­cia­ta roma­ni­ca e con la poten­za del­la por­ta bron­zea, la Janua Maior, com­po­sta da set­tan­ta­due for­mel­le lavo­ra­te a bas­so­ri­lie­vo?


Ades­so, oltre al legit­ti­mo desi­de­rio di scio­glie­re la matas­sa e capi­re per­ché in 70 lun­ghis­si­mi anni non si è pra­ti­ca­men­te fat­to nul­la, se non alza­re can­tie­ri e pon­teg­gi anti­e­ste­ti­ci, (da quan­do vivo in que­sta cit­tà, cioè pra­ti­ca­men­te da sem­pre, non ho mai avu­to l’onore e il pia­ce­re di vede­re la piaz­za sgom­bra) sareb­be bel­lo com­pren­de­re a chi può gio­va­re un altro Museo d’Arte Con­tem­po­ra­nea (non basta­va l’Arcos, che non ha per ora una pro­pria col­le­zio­ne, fat­to curio­so per un Museo, e che comun­que, mi pare, non abbia un ruo­lo deci­si­vo nel­la vita cul­tu­ra­le del­la cit­tà; indi­men­ti­ca­bi­le il muro di mat­to­ni di Pedro Caba­ta Reis tira­to su davan­ti all’Arco di Tra­ia­no, o il Bat­man di Adrian Tran­quil­li che si libra­va sul cam­pa­ni­le del­la mae­sto­sa Piaz­za San­ta Sofia) e soprat­tut­to qua­li ope­re mai vedre­mo espo­ste nel sud­det­to ambi­zio­so Museo che con il suo ingom­bran­te volu­me cemen­ti­fi­ca e toglie fia­to e bel­lez­za al cuo­re sto­ri­co del­la cit­ta­di­na lon­go­bar­da, e mor­ti­fi­ca lo sky­li­ne rela­ti­va­men­te bas­so del Duo­mo, la cui fac­cia­ta è distan­te nem­me­no quin­di­ci metri? Sarei anche dispo­sta a discu­te­re il Museo, ma la gal­le­ria com­mer­cia­le? A chi ser­ve un’altra (l’ennesima) serie di nego­zi inu­ti­li, se in una cit­tà come la nostra ci sono già due mega, deso­lan­ti, cen­tri com­mer­cia­li, in cui i nego­zi apro­no e chiu­do­no alla velo­ci­tà del­la luce? Deve esse­re sfug­gi­to che sia­mo 62.000 abi­tan­ti appe­na, non un milio­ne.

La cit­tà di Bene­ven­to ha for­se altre prio­ri­tà di con­ser­va­zio­ne e valo­riz­za­zio­ne, un caso per tut­ti l’importante Par­co Archeo­lo­gi­co di Cel­la­ru­lo, dove sono sta­ti «ripor­ta­ti alla luce resti e reper­ti di epo­ca san­ni­ta e roma­na: un vil­lag­gio dell’artigianato di epo­ca san­ni­ta per la lavo­ra­zio­ne di  cera­mi­che e tego­le con for­na­ci risa­len­ti al IV seco­lo a.C.; le mura di dife­sa in tufo; un trat­to lastri­ca­to del­la via Lati­na vici­no al Pons Maior; un anti­co appro­do di bar­che;  una tom­ba con dei resti di un guer­rie­ro san­ni­ta; una bot­te­ga per la lavo­ra­zio­ne del­la pie­tra e poi mone­te e ogget­ti anti­chi» (da altrabenevento.org) ma che, aper­to da meno di due anni, cade let­te­ral­men­te a pez­zi nell’abbandono e nell’incuria tota­le.
Già Bru­no Zevi e Sara Ros­si, il cui pro­get­to di riqua­li­fi­ca­zio­ne urba­ni­sti­ca fu boc­cia­to, sot­to­li­nea­ro­no l’importanza dell’area cir­co­stan­te il Duo­mo e la indi­ca­ro­no come cuo­re del­la cit­tà, «luo­go pri­vi­le­gia­to del­le atti­vi­tà socia­li, poli­ti­che e reli­gio­se del­la comu­ni­tà» (da altrabenevento.org). Il pro­get­to dei due urba­ni­sti pre­ve­de­va la Cat­te­dra­le al cen­tro di una gran­de piaz­za rac­chiu­sa tra due edi­fi­ci, l’uno lun­go via Pasqua­li, l’altro a ridos­so del Palaz­zo Napo­li­ta­no in Piaz­za Orsi­ni. Gran par­te del­le due aree sareb­be quin­di rima­sta sgom­be­ra da fab­bri­ca­ti e dispo­ni­bi­le per atti­vi­tà aggre­ga­ti­ve.
Ma si è pre­fe­ri­to cemen­ti­fi­ca­re anco­ra una vol­ta.


Il mal­con­ten­to dei cit­ta­di­ni è lar­ga­men­te dif­fu­so ed è una­ni­me l’idea che non si neces­si­ta­va affat­to di un altro “palaz­zo­ne”, che, oltre a crea­re disa­gi, nega la splen­di­da vista del Duo­mo. La cosa imba­raz­zan­te e inde­co­ro­sa è che l’amministrazione gui­da­ta dall’attuale sin­da­co Fau­sto Pepe, abbia clas­si­fi­ca­to tut­ta la zona come F4, ovve­ro «area pri­va­ta sul­la qua­le si pos­so­no costrui­re resi­den­ze ser­vi­zi e nego­zi». C’è poi il “caso” del Duo­mo.

Da que­gli anni di guer­ra, è vero, la Cat­te­dra­le è sta­ta inte­ra­men­te rico­strui­ta, ma chiun­que sia tran­si­ta­to negli ulti­mi set­te anni da que­ste par­ti (sen­za esse­re tra­vol­to dal­le auto­mo­bi­li che si fan­no spa­zio tra il can­tie­re del­la chie­sa e le impal­ca­tu­re del­la piaz­za, che ridu­co­no la stra­da ad un’unica car­reg­gia­ta), non avrà mai avu­to la for­tu­na né di poter acce­de­re al luo­go sacro, né di vede­re alcun­ché. È infat­ti dal 2005 che la Cat­te­dra­le è chiu­sa al pub­bli­co. Fino al 2009, con inter­val­li più o meno lun­ghi, è sta­ta por­ta­ta avan­ti una cam­pa­gna di sca­vo che ha per­mes­so di rin­ve­ni­re un com­ples­so archeo­lo­gi­co di gran­de inte­res­se; un vero e pro­prio foro roma­no, cen­tro dell’antica cit­tà che gia­ce­va sot­to il pavi­men­to del­la chie­sa. La Regio­ne Cam­pa­nia ha stan­zia­to al Comu­ne la modi­ca cifra di 2 milio­ni e 800 mila euro (altri fon­di era­no sta­ti già elar­gi­ti dal­la Pro­vin­cia e dal­la Fon­da­zio­ne Cas­sa di Rispar­mio del­le Pro­vin­cie Lom­bar­de), ma i lavo­ri sono sta­ti por­ta­ti avan­ti a rilen­to e sono ben set­te anni che i cit­ta­di­ni non han­no più un Duo­mo. Già nel 2009 un appel­lo del Par­ti­to Demo­cra­ti­co cal­deg­gia­va una ria­per­tu­ra e urla­va a gran voce di non sep­pel­li­re i reper­ti rin­ve­nu­ti (ipo­te­si, per quan­to bla­sfe­ma, pure pre­sa in con­si­de­ra­zio­ne, visto l’esaurimento dei fon­di e le pres­sio­ni del cle­ro, a cui pre­me­va la ripre­sa del cul­to). Gli addet­ti ai lavo­ri fan­no sape­re che la ria­per­tu­ra è vici­na, fis­san­do­la entro l’anno 2012.

A noi non resta che spe­ra­re che sia dav­ve­ro così e che final­men­te l’intero com­ples­so fon­da­to nel VII seco­lo, rie­di­fi­ca­to e rima­neg­gia­to da duchi, re e papi, qua­li Are­chi II, Sico­ne, Bene­det­to XIII, ven­ga resti­tui­to ai bene­ven­ta­ni e che dopo 69 anni dai bom­bar­da­men­ti, l’area del Duo­mo non sia più sof­fo­ca­ta da logi­che spe­cu­la­ti­ve e pos­sa tor­na­re a vive­re come luo­go sim­bo­lo del­la cit­tà.

Cite this article as: Alessandra de Luca, Ridateci il cuore di Benevento!, in "STORIEDELLARTE.com", 25 agosto 2012; accessed 9 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2012/08/ridateci-il-cuore-di-benevento.html.

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