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Masscult, Midcult e storia dell’arte

Il mani­fe­sto del­la recen­te mostra su Cima da Cone­glia­no foto­gra­fa­to nel­la metro di Pari­gi (foto Jac­ques Hal­bert, via face­book)

For­se non si trat­ta esat­ta­men­te di una let­tu­ra da ombrel­lo­ne, ma vi con­si­glio un bel sag­gio di cui mi ha par­la­to qual­che set­ti­ma­na fa un ami­co mol­to illu­mi­na­to. Si trat­ta di un testo appar­so per la pri­ma vol­ta nel 1960 sul­la “Par­ti­san Review”, inti­to­la­to Mas­scult and Mid­cult.1

L’autore, Dwight Mac­Do­nald (1906–1982), è sta­to un con­tro­ver­so gior­na­li­sta e socio­lo­go ame­ri­ca­no, per­so­nag­gio mol­to inte­res­san­te, con­ser­va­to­re sot­to alcu­ni aspet­ti e radi­cal­men­te rivo­lu­zio­na­rio sot­to altri.

Dei due ‘atto­ri’ cita­ti nel tito­lo, il Mas­scult non ha biso­gno di pre­sen­ta­zio­ni. La fisio­no­mia del feno­me­no, ini­zia­to secon­do l’autore con la rivo­lu­zio­ne indu­stria­le, a quel­la data era già ben chia­ra e i mez­zi di comu­ni­ca­zio­ne di mas­sa ne par­la­no soven­te tutt’ora, in un con­ti­nuo gio­co di spec­chi.
Se avre­te voglia di leg­ge­re il testo vi tro­ve­re­te un’analisi acu­ta e a trat­ti anche spi­ri­to­sa, sostan­zia­ta con esem­pi trat­ti soprat­tut­to dal­la let­te­ra­tu­ra, anche se non man­ca­no quel­li mutua­ti dal­le arti visi­ve (e qui il prin­ci­pa­le capro espia­to­rio è il pove­ro Nor­man Roc­k­well, l’illustratore che dise­gnò per cinquant’anni le coper­ti­ne del “The Satur­day Eve­ning Post”). Mi limi­to ad anti­ci­par­vi che in que­ste pagi­ne Mac­Do­nald non cade qua­si mai nel­la trap­po­la del pas­sa­ti­smo, ben con­sa­pe­vo­le che gli aspet­ti nega­ti­vi del­la cul­tu­ra di mas­sa sono un prez­zo da paga­re per il benes­se­re eco­no­mi­co e la demo­cra­zia, né ne fa esclu­si­va­men­te un discor­so di qua­li­tà del­la pro­du­zio­ne arti­sti­ca, affer­man­do anzi fin da subi­to che anche «la mag­gior par­te dell’Alta Cul­tu­ra è sta­ta medio­cre, dal momen­to che il talen­to è sem­pre sta­to raro». E non si trat­ta nem­me­no di un’analisi det­ta­ta solo da con­vin­zio­ni poli­ti­che, tant’è vero che il Mas­scult del­la ex Unio­ne Sovie­ti­ca vie­ne defi­ni­to «peg­gio­re e insie­me più pene­tran­te di quel­lo ame­ri­ca­no». Il ‘nemi­co’ che spa­ven­ta­va vera­men­te Mac­Do­nald era il Mid­cult.

Di quest’ultimo non si par­la mai, ma è l’atteggiamento men­ta­le che si è più svi­lup­pa­to negli ulti­mi anni, fino a per­mea­re com­ple­ta­men­te la civil­tà occi­den­ta­le, Euro­pa inclu­sa. È un ibri­do, una «for­ma inter­me­dia» che «pos­sie­de le qua­li­tà essen­zia­li del Mas­scult – la for­mu­la, la rea­zio­ne con­trol­la­ta, la man­can­za, di qual­sia­si metro di misu­ra tran­ne la popo­la­ri­tà – ma le nascon­de pudi­ca­men­te con una foglia di fico cul­tu­ra­le. Nel Mas­scult il truc­co è sco­per­to – pia­ce­re alle fol­le con ogni mez­zo. Ma il Mid­cult con­tie­ne un dupli­ce tra­nel­lo: fin­ge di rispet­ta­re i model­li dell’Alta Cul­tu­ra men­tre in effet­ti li annac­qua e li vol­ga­riz­za». La stes­sa dif­fe­ren­za insom­ma che pas­sa tra Fabio Volo e Ales­san­dro Baric­co. E anco­ra: «il Mid­cult non costi­tui­sce, come potreb­be appa­ri­re a pri­ma vista, un miglio­ra­men­to del livel­lo del Mas­scult; è piut­to­sto una cor­ru­zio­ne dell’Alta Cul­tu­ra che pre­sen­ta, rispet­to al Mas­scult, un enor­me van­tag­gio: pur essen­do anch’essa “com­ple­ta­men­te sog­get­ta allo spet­ta­to­re”, per usa­re la fra­se di Mal­raux, è in gra­do di far­si pas­sa­re per vera cul­tu­ra».
Come è faci­le imma­gi­na­re, in mol­ti non apprez­za­ro­no que­ste paro­le e Mac­Do­nald fu defi­ni­to un «roman­ti­co di sini­stra scon­ten­to», un «sogna­to­re rea­zio­na­rio», un vec­chio ina­ci­di­to. Qua­lun­que cosa fos­se, ha visto più lon­ta­no degli altri.

Non cre­do ci sia biso­gno di sot­to­li­nea­re quan­to que­ste rifles­sio­ni risul­ti­no di attua­li­tà nel cam­po del­la sto­ria dell’arte e in par­ti­co­la­re del­le mostre, dal­la rispo­sta di Orna­ghi agli appel­li di Ita­lia Nostra sul tra­sfe­ri­men­to di ope­re d’arte a Pechi­no, ad alcu­ne spia­ce­vo­li discus­sio­ni che ho dovu­to affron­ta­re negli ulti­mi gior­ni, anche con per­so­ne da cui mi aspet­ta­vo un approc­cio al pro­ble­ma deci­sa­men­te più com­ples­so.
Cer­to è depri­men­te pen­sa­re che qual­cu­no met­ta in atto coscien­te­men­te mec­ca­ni­smi di que­sto tipo, ma cre­do che la real­tà sia un’altra, ovve­ro che il ‘Mid­cult’ fa ormai par­te di noi e del nostro modo di rap­por­tar­ci con il mon­do. Solo che non si trat­ta – come ci pia­ce rac­con­tar­ci – del ‘nuo­vo’ che avan­za e con­tro cui è inu­ti­le com­bat­te­re, per­ché evi­den­te­men­te è un model­lo vec­chio di alme­no sessant’anni (e quel­lo del ‘mar­ke­ting musea­le’ ne ha alme­no tren­ta). Abbia­mo per­si­no cam­bia­to mil­len­nio, inu­ti­le con­ti­nua­re a fin­ge­re di vive­re nel­la ‘Mila­no da bere’ o nel­la New York yup­pie: il boom eco­no­mi­co è lon­ta­no die­tro le nostre spal­le e dob­bia­mo capi­re come tro­va­re la nostra stra­da sen­za neces­sa­ria­men­te but­ta­re tut­to quel­lo che di buo­no è sta­to costrui­to pri­ma di noi.  E uso il plu­ra­le per­ché mi met­to nel nume­ro, le rispo­ste non le ho, ma alme­no le doman­de non mi man­ca­no.

  1. “The Par­ti­san Review”, V. 27, No. 4, Spring, 1960. Alcu­ne uti­li infor­ma­zio­ni sul­le edi­zio­ni ita­lia­ne di que­sto testo qui.
Cite this article as: Serena D'Italia, Masscult, Midcult e storia dell’arte, in "STORIEDELLARTE.com", 18 agosto 2012; accessed 21 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2012/08/masscult-midcult-e-storia-dellarte.html.

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2 Responses to Masscult, Midcult e storia dell’arte

  1. Serena D'Italia 20 agosto 2012 at 16:55 #

    Io Fabio Volo inve­ce l’ho cac­cia­to di for­za nel cas­set­to del Mas­scult… Men­tre Baric­co mi sem­bra la quin­tes­sen­za del Mid­cult 😉

    Riguar­do allo ‘sno­bi­smo’, non sono affat­to sicu­ra di esser­ne immu­ne, sem­pli­ce­men­te mi sem­bra un discor­so del tut­to secon­da­rio rispet­to ai con­te­nu­ti, oltre che una valu­ta­zio­ne estre­ma­men­te sog­get­ti­va. Non mi impor­ta sape­re se il cura­to­re di una mostra ha ‘sti­ma’ di me come visi­ta­to­re, mi basta che fac­cia bene il suo lavo­ro e non mi pro­pi­ni roba ‘omo­ge­neiz­za­ta’ (per usa­re un ter­mi­ne che com­pa­re nel sag­gio di Mac­Do­nald).

    In ogni caso l’atteggiamento oltran­zi­sta che vie­ne rim­pro­ve­ra­to oggi a mol­ti stu­dio­si è la rea­zio­ne – nor­ma­le e uma­nis­si­ma – a una deri­va che dura ormai da mol­ti anni e che con la cri­si eco­no­mi­ca è diven­ta­ta inso­ste­ni­bi­le. La sto­ria dell’uomo fun­zio­na così, ci sono cor­si e ricor­si, nei momen­ti di cri­si si sen­te la neces­si­tà di un taglio net­to con il pas­sa­to recen­te (maga­ri ceden­do alla ten­ta­zio­ne di idea­liz­za­re quel­lo più remo­to).
    Basta pos­se­de­re un sus­si­dia­rio di scuo­la media per capi­re che vale la pena discu­te­re sui con­cet­ti, ma non insul­ta­re a vuo­to l’avversario.

  2. Federico Giannini 20 agosto 2012 at 10:26 #

    Gra­zie per il post, non cono­sce­vo que­sto sag­gio e sono anda­to subi­to a leg­ger­me­lo… quin­di ho sco­per­to che un mio ami­co che leg­ge Fabio Volo, anno­ve­ra Savia­no tra i suoi ido­li e con­si­de­ra Alle­vi un genio si può cata­lo­ga­re come “mid­cult” (tra l’altro secon­do me anche le eti­chet­te fan­no mol­to “mid­cult”)… scher­zi a par­te è inte­res­san­te l’applicazione del con­cet­to alla sto­ria dell’arte, visto che tut­ti i “gran­di even­ti” e le “gran­di mostre” sono sostan­zial­men­te “mid­cult”. Eppu­re una del­le solu­zio­ni pro­po­ste da Mac­Do­nald (a cui va dato il meri­to di rifiu­ta­re ogni tipo di sno­bi­smo che inve­ce ho visto abbon­da in pagi­ne di blog -non que­sto chia­ra­men­te- in cui si par­la di mas­scult e mid­cult) è di una sem­pli­ci­tà disar­man­te… “miglio­ra­re il livel­lo gene­ra­le del­la nostra cul­tu­ra”… e io cre­do che inter­net pos­sa dar­ci una gros­sa mano… 🙂

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