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Un catalogo da non perdere

Moret­ti. The Midd­le Ages and the Ear­ly Renais­san­ce. Pain­tings and Sculp­tu­res from the Car­lo De Car­lo Col­lec­tion and other Pro­ve­nan­ce, cata­lo­go del­la mostra (New York, 18 gen­na­io – 10 feb­bra­io 2012) a cura di G. Caio­ni, Firen­ze 20111

 

Il cata­lo­go di que­sta mostra, dedi­ca­to alla memo­ria di Lucia­no Bel­lo­si, pre­sen­ta una sele­zio­ne di ope­re pro­ve­nien­ti dal­la cele­bre col­le­zio­ne Car­lo De Car­lo (1931–1999). Come sem­pre nel caso dei cata­lo­ghi Moret­ti, si trat­ta di una pub­bli­ca­zio­ne uti­le, con­no­ta­ta da una qua­li­tà scien­ti­fi­ca para­go­na­bi­le ai miglio­ri cata­lo­ghi di musei e mostre pub­bli­che. Le sche­de che lo com­pon­go­no, tal­vol­ta qua­si sag­gi bre­vi, sono cor­re­da­te da illu­stra­zio­ni di con­fron­to e ripro­du­zio­ni sto­ri­che, ingran­di­men­ti d’iscrizioni, tim­bri, retri e det­ta­gli a tut­ta pagi­na, spes­so inse­ri­ti al fine di indi­vi­dua­re la fun­zio­ne dei dipin­ti e di rico­strui­re, dove pos­si­bi­le, i com­ples­si deco­ra­ti­vi ori­gi­na­li di cui que­ste tavo­le face­va­no par­te.

In quest’ottica è par­ti­co­lar­men­te uti­le vede­re la Cro­ci­fis­sio­ne di Andrea Bona­iu­ti (Firen­ze, docu­men­ta­to 1346–1379) vici­na al trit­ti­co per la devo­zio­ne pri­va­ta divi­so tra lo Sta­tens Museum di Cope­n­ha­gen e il Museum of Fine Arts di Hou­ston in Texas. Assai istrut­ti­vo sul­le moda­li­tà di pro­du­zio­ne di que­sto tipo di “ogget­ti da maneg­gia­re” risul­ta inol­tre l’accorpamento del­la Cro­ci­fis­sio­ne di Simo­ne di Filip­po, det­to “dei Cro­ci­fis­si”, (Bolo­gna, docu­men­ta­to dal 1354 – mor­to nel 1399) a quel­le del­lo stes­so mae­stro con­ser­va­te nel­la Pina­co­te­ca Nazio­na­le di Bolo­gna, nell’Ashmolean Museum di Oxford e già in col­le­zio­ne Ergas a Firen­ze.

Mae­stro del trit­tico Ri­chard­son (1370 cir­ca – 1415), Ma­donna col Bam­bino e san­ti, il Reden­to­re, l’Annun­cia­zio­ne, trit­ti­co

Entro un’analoga teo­ria è pre­sen­ta­to inol­tre anche un pic­co­lo alta­ro­lo por­ta­ti­le ad ante mobi­li con la Madon­na col Bam­bi­no e san­ti del sene­se Mae­stro del trit­ti­co Richard­son (1370 cir­ca – 1415), nome cri­ti­co conia­to da Eve­rett Fahy uti­liz­zan­do il name­pie­ce del­la Madon­na col Bam­bi­no e san­ti del Fogg Art Museum di Cam­brid­ge (Mass.) (inv. 1921.2).

Un nuo­vo tas­sel­lo per la for­tu­na del­le Cro­ci­fis­sio­ni tre­cen­te­sche vero­ne­si è rap­pre­sen­ta­to inve­ce da una rara tavo­let­ta data­bi­le al 1380–1390, ispi­ra­ta al neo-giot­ti­smo vene­to di Alti­chie­ro, Giu­sto de’ Mena­buoi e Turo­ne di Maxio, auto­re quest’ultimo di due gran­di lunet­te ad affre­sco con il mede­si­mo sog­get­to nel­la chie­sa fran­ce­sca­na di San Fer­mo Mag­gio­re a Vero­na, assai pros­si­me al dipin­to Moret­ti.

Incan­te­vo­le è infi­ne la tavo­la con la Madon­na col Bam­bi­no e che­ru­bi­ni, ric­ca di lavo­ra­zio­ni a sgraf­fi­to e lac­che dipin­te sull’oro, attri­bui­ta dubi­ta­ti­va­men­te ad Ansa­no di Andrea di Bar­to­lo (Sie­na, 1421–1491), pit­to­re in bili­co tra il gio­va­ne Sano di Pie­tro (ex Mae­stro dell’Osservanza), Pie­tro di Gio­van­ni Ambro­si e le pri­mi­zie rina­sci­men­ta­li di Dome­ni­co di Bar­to­lo.

Mae­stro del trit­tico De­mi­doff, San Michele arcangelo

Mae­stro del trit­tico De­mi­doff, San Miche­le arcan­ge­lo

In par­ti­co­la­re sono da segna­la­re all’attenzione degli stu­dio­si due splen­di­di dipin­ti raf­fi­gu­ran­ti San Miche­le arcan­ge­lo e l’Arcan­ge­lo Raf­fae­le con Tobio­lo (rispet­ti­va­men­te cm 41,2 x 22,4; 38,9 x 22,6), ope­re del Mae­stro del Trit­ti­co Demi­doff pro­ve­nien­ti da un dipin­to già con­ser­va­to nell’omonima col­le­zio­ne fio­ren­ti­na, ed espo­sti all’ultima Bien­na­le dell’antiquariato di Firen­ze nel­lo stand Lisa De Car­lo. E’ sta­to pos­si­bi­le rica­va­re que­ste assai scar­ne noti­zie sul­la pro­ve­nien­za gra­zie a un car­ti­glio appli­ca­to al retro del­la tavo­let­ta con il San Miche­le arcan­ge­lo, ele­gan­te­men­te riqua­dra­to e deco­ra­to con race­mi vege­ta­li. L’iscrizione reci­ta: «Saint Geor­ges (Éco­le Flo­ren­ti­ne du 13° Siè­cle) Gad­di Tad­deo. Ancien­ne­ment par­tie de un grand trip­ty­que ex. Coll. Demi­doff 100». Pur­trop­po man­ca un vero e pro­prio cor­pus di ope­re attor­no a que­sto nome cri­ti­co, e anco­ra vaghe risul­ta­no pure le coor­di­na­te geo­gra­fi­che entro cui cir­co­scri­ve­re il rag­gio d’azione del pit­to­re.

Cre­do comun­que sia tut­to­ra uti­le par­ti­re dal nome di Gio­van­ni da Mode­na, sug­ge­ri­to da Fede­ri­co Zeri, per ten­ta­re di tro­va­re una casa a que­sti due pic­co­li gio­iel­li che, assie­me a un San Nico­la (Christie’s, New York, 31 mag­gio 1991, lot. 22), sono tut­to quel­lo che ci è rima­sto del trit­ti­co smem­bra­to. Biso­gna dav­ve­ro ana­liz­za­re a fon­do sia i raf­fi­na­ti aspet­ti tec­ni­ci, sia i bra­ni di mag­gio­re qua­li­tà pit­to­ri­ca, per entra­re nel mon­do di quest’artista: le ali rea­liz­za­te con lo sgraf­fi­to sul fon­do, la pro­fu­sio­ne di dora­tu­re a mis­sio­ne, come pure i cor­di­ni bico­lo­re bian­chi e azzur­ri a fer­ma­re con il dia­de­ma cen­tra­le la lun­ga e fol­ta capi­glia­tu­ra bion­da degli arcan­ge­li, sono quan­to di più alla moda ci si potreb­be augu­ra­re. Lo stes­so trat­ta­men­to del­la mate­ria pit­to­ri­ca, che negli incar­na­ti rag­giun­ge esi­ti di mor­bi­dez­za chia­ro­scu­ra­ta pie­na e flo­ri­da, fa pen­sa­re a un mae­stro che deve esse­re sta­to bene a cono­scen­za del sog­gior­no vene­zia­no di Gen­ti­le da Fabria­no. Se la com­pre­sen­za di ele­men­ti bolo­gne­si va dun­que di pari pas­so con l’assimilazione del­la lezio­ne del gran­de mae­stro fabria­ne­se, mi chie­do se la cit­tà emi­lia­na in cui sono nate que­ste ope­re non pos­sa esse­re Fer­ra­ra. Oltre ai for­ti pun­ti di con­tat­to già indi­vi­dua­ti con le ope­re del­lo Pseu­do Ste­fa­no da Fer­ra­ra, mi sem­bra infat­ti che le tavo­let­te Demi­doff con­di­vi­da­no lo stes­so oriz­zon­te cul­tu­ra­le del Mae­stro del­la Pie­tà Mas­sa­ri, che per Rober­to Lon­ghi rap­pre­sen­ta­va la pro­va dell’attività esten­se di Gio­van­ni da Mode­na.

 

  1. Si veda inol­tre la segna­la­zio­ne in Les cahiers d’Alain Truong
Cite this article as: Mattia Vinco, Un catalogo da non perdere, in "STORIEDELLARTE.com", 18 maggio 2012; accessed 27 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2012/05/un-catalogo-da-non-perdere.html.

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8 Responses to Un catalogo da non perdere

  1. Daniele Pitrolo 3 luglio 2012 at 07:49 #

    Per il link di cui par­lavi: cre­do che Ser­gio l’abbia ag­giunto sol­tanto per le foto un po­chino più gran­di del­le nostre.

    Ed è in effet­ti un moti­vo vali­do!

  2. Iris Rainbird 25 giugno 2012 at 13:54 #

    Comun­que se sfo­glia i com­men­ti in qual­sia­si blog, il vostro com­pre­so, per la mag­gior par­te sono ano­ni­mi, è una del­le rego­le del gio­co. Fa lo stes­so. La vostra cen­su­ra con­fer­ma solo quel­lo che ho scrit­to e direi, a que­sto pun­to, che mi fa ono­re.

    • Sergio Momesso 25 giugno 2012 at 14:50 #

      La signo­ra Iris ha ragio­ne. Qua­si in qual­sia­si blog si può com­men­ta­re ano­ni­ma­men­te, ma qua­si sem­pre i com­men­ti sono mode­ra­ti. Ognu­no è libe­ro, per cari­tà, di espri­me­re le pro­prie opi­nio­ni, ma, per­so­nal­men­te, riten­go sareb­be dav­ve­ro più ono­re­vo­le far­lo a vol­to sco­per­to e non die­tro una masche­ra. Non mi dica che ha pro­ble­mi a scri­ve­re quel­le stes­se cose e poi a fir­mar­le con il suo nome?
      In ogni caso qui i com­men­ti ano­ni­mi sono anco­ra aper­ti, solo che saran­no rite­nu­ti inac­cet­ta­bi­li quan­do attac­ca­no altre per­so­ne. Se inve­ce ci si fir­ma, non ci sono pro­ble­mi di sor­ta. Non mi sem­bra cen­su­ra que­sta.

      P.S.: la rin­gra­zio, infi­ne, per la discus­sio­ne. Ci ha dato modo di riflet­te­re e met­te­re un po’ più in chia­ro alcu­ne “rego­le del gio­co”… 🙂

    • Daniele Pitrolo 2 luglio 2012 at 19:06 #

      Per par­te mia, non cre­do pro­prio che l’anonimato sia una del­le rego­le del gio­co. Sono qua­si pas­sa­ti vent’anni da quan­do una vignet­ta vei­co­la­va quest’idea. A meno di pren­de­re gran­di pre­cau­zio­ni (e saper­le pren­de­re bene) la navi­ga­zio­ne su inter­net ci loca­liz­za geo­gra­fi­ca­men­te in manie­ra mol­to accu­ra­ta, ad esem­pio.
      Tra­la­scian­do comun­que le que­stio­ni tec­ni­che, la fase attua­le di inter­net ha ridi­men­sio­na­to l’anonimato, che resta cer­to una risor­sa impor­tan­te, un dirit­to, ma pro­prio per pre­ser­var­ne le qua­li­tà e tute­lar­ne l’efficacia, va sicu­ra­men­te ricon­si­de­ra­to in un’ottica di gran­de respon­sa­bi­li­tà. Io cre­do che il ricor­so scri­te­ria­to all’anonimato pos­sa in effet­ti logo­ra­re lo stru­men­to, e spin­ge­re all’adozione di solu­zio­ni che potreb­be­ro eli­mi­nar­lo (la rete di oggi è mol­to meno distri­bui­ta e non con­trol­la­bi­le di vent’anni fa). Sapen­do che c’è chi ha biso­gno di nascon­de­re la pro­pria iden­ti­tà per evi­ta­re di mori­re, per ave­re il dirit­to alle pro­prie idee sen­za incor­re­re in tor­tu­re, io pen­so si deb­ba misu­ra­re con gran­de atten­zio­ne il ricor­so allo stru­men­to.
      Ovvia­men­te sta a cia­scu­no valu­ta­re e misu­ra­re: talu­ni repu­ta­no più affi­da­bi­le un com­men­to pro­ve­nien­te da chi si desi­gna con nome e cogno­me (come se tale iden­ti­tà non potes­se esse­re un’inganno), posi­zio­ne che mi sem­bra una testi­mo­nian­za dell’ottusa pro­spet­ti­va indot­ta da Face­book (che infat­ti disat­ti­vò il pro­fi­lo di Muscle­Nerd, più famo­so con que­sto ete­ro­ni­mo che non con i suoi dati ana­gra­fi­ci); la con­clu­sio­ne cui sono giun­to io è che l’anonimato deve esse­re lo stru­men­to per dire ciò che non si può, non ciò di cui non si ha il corag­gio.
      For­se super­fi­cial­men­te, io cre­do che Sto­rie dell’arte sia uno spa­zio nel qua­le non c’è neces­si­tà di ano­ni­ma­to, sen­za tut­ta­via dove­re sca­de­re nel con­sen­so mol­le, nel­la com­pia­cen­za: è da seco­li che la comu­ni­tà intel­let­tua­le vive del­la cri­ti­ca e tra­mi­te una dia­let­ti­ca di tra­di­zio­ne anche piut­to­sto soli­da, che ha un’utilità non tra­scu­ra­bi­le.
      L’utilità è la stes­sa di Sto­rie dell’arte, per mol­ti ver­si, che io sosten­go con con­vin­zio­ne come stru­men­to fon­da­men­ta­le di iden­ti­tà del­la nostra disci­pli­na, che let­te­ra­ria, è para­dos­sal­men­te pri­va di paro­la: assen­te o bistrat­ta­ta negli orga­ni di stam­pa, nell’ambito acca­de­mi­co inges­sa­ta o inve­le­ni­ta. Uno stru­men­to altro è secon­do me un sof­fio di vita­li­tà per la sto­ria dell’arte, via di cre­sci­ta, di iden­ti­tà per l’ambito e per chi vi si inte­res­sa.

      Ad ogni modo, par­lan­do dell’articolo, e sfrut­tan­do l’opportuinità di dia­lo­go che offre, avrei volu­to inter­ve­ni­re ad un pro­po­si­to a suo tem­po, mi è sfug­gi­to. Que­sti com­men­ti recen­ti mi dan­no l’opportunità di ritor­na­re sul­la que­stio­ne: come mai segna­la­re les cahiers d’Alain Truong? Ave­vo visto il sito già pri­ma di leg­ge­re quest’articolo, ma for­se per la rapi­di­tà con la qua­le lo pas­sai in rivi­sta, for­se per il suo carat­te­re omni­com­pren­si­vo, o for­se scioc­ca­men­te per­ché dise­gna­to secon­do cri­te­ri ora­mai supe­ra­ti (non tut­ti pos­so­no esse­re raf­fi­na­ti come Sto­rie dell’arte!) ave­vo tra­scu­ra­to il sito, for­se ho per­so qual­co­sa.

      • Serena D'Italia 3 luglio 2012 at 00:55 #

        Pur­trop­po leg­go qua­si quo­ti­dia­na­men­te noti­zie come que­sta, voglio che il blog riman­ga un diver­ten­te pas­sa­tem­po e non diven­ti una fon­te di pre­oc­cu­pa­zio­ne… Il dirit­to all’anonimato degli uten­ti fini­sce dove ini­zia il mio dirit­to a dor­mi­re la not­te (anche se poco)!
        Per il link di cui par­la­vi: cre­do che Ser­gio l’abbia aggiun­to sol­tan­to per le foto un pochi­no più gran­di del­le nostre.

  3. Iris Rainbird 25 giugno 2012 at 11:46 #

    Un clas­si­co esem­pio di recen­sio­ne “buo­na” come comu­ni­ca­ti stam­pa pre­di­ge­ri­ti che i pro­dut­to­ri del­le mostre divul­ga­no tra i quo­ti­dia­ni per pro­muo­ve­re le espo­si­zio­ni. Che tri­stez­za!
    Recen­sio­ne del gene­re non meri­ta alcu­na rispo­sta. Sof­fer­mia­mo­ci però solo su un par­ti­co­la­re. Ad un cer­to pun­to il recen­so­re tira in bal­lo “Sano di Pie­tro (ex Mae­stro dell’Osservanza)” sen­za cita­re l’autore di tale ipo­te­si di iden­ti­fi­ca­zio­ne (Andrea De Mar­chi), tale ipo­te­si cre­do che abbia con­vin­to ben pochi alla mostra sene­se del 2010 (peral­tro la cura­te­la del­la mostra, come per iro­nia del­la sor­te, è sta­ta affi­da­ta a Max Sei­del – sco­pri­to­re dei “cas­so­ni di Loren­zet­ti” – cioè a chi ha pub­bli­ca­men­te dimo­stra­to di capi­re ben poco del­la pit­tu­ra sene­se). Ho sen­ti­to da un col­le­ga ame­ri­ca­no che Michel Laclot­te ha fon­da­to per­si­no il “club del Mae­stro dell’Osservanza” e, stan­do alle paro­le del cono­sci­to­re fran­ce­se: “tut­ti gli stu­dio­si che con­ta­no han­no ade­ri­to”.
    Per capi­re la ragio­ne di insen­sa­to soste­gno da par­te di Mat­tia Vin­co (che, ricor­dia­mo, non è uno stu­dio­so del Quat­tro­cen­to sene­se) a quest’ipotesi non accet­ta­ta dal­la mag­gior par­te del­la cri­ti­ca basta una velo­ce ricer­ca incro­cia­ta in inter­net met­ten­do in qual­sia­si moto­re di ricer­ca i nomi di due inte­res­sa­ti: Mat­tia Vin­co e Andrea De Mar­chi. Lascia­mo ai let­to­ri il pia­ce­re del­la sco­per­ta e alla loro intel­le­gen­za la liber­tà di trar­re le con­clu­sio­ni… Come si dice, in inter­net non si può men­ti­re, né nascon­de­re qual­co­sa.…
    Pec­ca­to che il sito “Sto­rie dell’arte” (che è par­ti­to così bene e che sem­bra­va di poter diven­ta­re uno spa­zio libe­ro del­la discus­sio­ne scien­ti­fi­ca e civi­le intor­no ai pro­ble­mi di sto­ria dell’arte) si stia dege­ne­ran­do a vista d’occhio dan­do spa­zio alle bana­li e meste mani­fe­sta­zio­ni di soli­to ita­li­co lec­ca­pie­di­smo, di ser­vi­li­smo degli itel­let­tua­li.

    • Serena D'Italia 25 giugno 2012 at 13:27 #

      Cara (o caro?) Iris,

      pro­ba­bil­men­te sarò ripe­ti­ti­va, ma pur­trop­po Lei ci soprav­va­lu­ta.
      Que­sto è (per ora) sol­tan­to un blog a più voci, in cui cia­scun auto­re scri­ve ciò che vuo­le e se ne pren­de la respon­sa­bi­li­tà. Ser­gio ed io ci limi­tia­mo – oltre ai nostri con­tri­bu­ti – a coor­di­na­re il lavo­ro e a sele­zio­na­re quel­lo che ci sem­bra inte­res­san­te, ovvia­men­te secon­do il nostro per­so­na­le giu­di­zio.

      Vor­rei fare però qual­che pre­ci­sa­zio­ne.
      Io cre­do che le per­so­ne impar­zia­li non esi­sta­no e che di con­se­guen­za non esi­sta­no nean­che mez­zi di comu­ni­ca­zio­ne impar­zia­li. Ognu­no di noi ha la sua for­ma­zio­ne e il suo modo di pen­sa­re e l’onestà sta nel dichia­rar­li, in modo che chi ci ascol­ta pos­sa inqua­dra­re ciò che dicia­mo nel­la giu­sta pro­spet­ti­va.
      Non abbia­mo alcun sen­so di col­pa nel par­la­re dei nostri stu­di, né di quel­li dei nostri pro­fes­so­ri e ami­ci. Inten­dia­mo pro­muo­ve­re un cer­to modo di fare la sto­ria dell’arte, che sicu­ra­men­te non è l’unico e for­se non è nem­me­no il miglio­re, ma è quel­lo che pia­ce a noi. Sia­mo sicu­ri che chi leg­ge il blog è abba­stan­za intel­li­gen­te da non illu­der­si di ave­re tra le mani una sfe­ra di cri­stal­lo.

      De Mar­chi e Sei­del sono esse­ri uma­ni, com­met­to­no erro­ri e anco­ra ne com­met­te­ran­no, ma resta­no stu­dio­si di valo­re: se esclu­des­si­mo dal­le nostre let­tu­re tut­ti colo­ro che han­no sba­glia­to una data­zio­ne o un’attribuzione, chi reste­reb­be? Lei for­se, o il fan­to­ma­ti­co col­le­ga ame­ri­ca­no di cui non sap­pia­mo il nome? 

      Ma soprat­tut­to loro si fir­ma­no con il loro nome e ren­do­no pub­bli­co il loro cur­ri­cu­lum, due azio­ni secon­do me fon­da­men­ta­li per capi­re e valu­ta­re il loro lavo­ro. Ci per­do­ne­rà quin­di se d’ora in poi non pub­bli­che­re­mo più com­men­ti ano­ni­mi o lascia­ti sot­to pseu­do­ni­mo quan­do si pre­sen­ti­no come attac­chi per­so­na­li. Visto l’odio irra­zio­na­le che dimo­stra nei con­fron­ti di Toma­so Mon­ta­na­ri nei com­men­ti al suo blog, non sono affat­to cer­ta che tra noi due quel­la impar­zia­le sia lei, per quel­lo che ne so io potreb­be benis­si­mo esse­re sol­tan­to una sua ex fidan­za­ta abban­do­na­ta.

    • Mattia Vinco 26 luglio 2012 at 14:38 #

      Non sono uno spe­cia­li­sta di Quat­tro­cen­to sene­se e non mi inten­do mol­to del­le rego­le del gio­co su inter­net, però per l’identificazione del Mae­stro dell’Osservanza con Sano di Pie­tro riman­do al recen­te arti­co­lo di Maria Fal­co­ne, La gio­vi­nez­za dora­ta di Sano di Pie­tro. Un nuo­vo docu­men­to per la “Nati­vi­tà del­la Ver­gi­ne” di Ascia­no, “Pro­spet­ti­va”, 138.2010(2011), pp. 28–48. Sul­le altre que­stio­ni sol­le­va­te, cre­do che non si potes­se rispon­de­re meglio di quan­to fat­to da Sere­na D’Italia.

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