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Roberto Longhi e l’arte dell’ekphrasis

R. Lon­ghi duran­te una con­fe­ren­za

Molto è sta­to det­to e scrit­to sul­lo sti­le di Lon­ghi e sul­la sua rifles­sio­ne sul­la lin­gua del­la sto­ria dell’arte, por­ta­ta avan­ti nel cor­so di tut­ta la vita nel­la con­vin­zio­ne di poter «sta­bi­li­re e ren­de­re la par­ti­co­la­re ordi­tu­ra for­ma­le dell’opera con paro­le con­te ed accon­ce, con una spe­cie di tra­sfe­ri­men­to ver­ba­le che potrà ave­re valo­re let­te­ra­rio, ma sem­pre e solo – vogliam dir­lo per umil­tà – in quan­to man­ten­ga un rap­por­to costan­te con l’opera che ten­de a rap­pre­sen­ta­re»1.
Gran par­te di que­sta ere­di­tà natu­ral­men­te è con­ser­va­ta nei suoi scrit­ti e ormai non c’è qua­si mostra che non si apra rispol­ve­ran­do le sue paro­le e non si pre­fig­ga di con­fer­ma­re o di rive­de­re i suoi giu­di­zi (ope­ra­zio­ne con­dot­ta in alcu­ni casi in manie­ra arbi­tra­ria, pre­le­van­do cita­zio­ni qua e là sen­za tener con­to dell’evoluzione del pen­sie­ro di uno stu­dio­so che ha lavo­ra­to per più di cinquant’anni). Recen­te­men­te però mi è capi­ta­to di leg­ge­re alcu­ne descri­zio­ni di Lon­ghi in veste di con­fe­ren­zie­re e di pro­fes­so­re uni­ver­si­ta­rio fat­te da suoi allie­vi, che ci resti­tui­sco­no alme­no in par­te la sug­ge­stio­ne di un modo di comu­ni­ca­re la disci­pli­na com­ple­men­ta­re a quel­lo del­lo scrit­to.

Ci sono le imma­gi­ni straor­di­na­ria­men­te effi­ca­ci evo­ca­te da un altro arti­sta del­la paro­la, Pier Pao­lo Paso­li­ni: una è sta­ta cita­ta qual­che tem­po fa da Giu­sep­pe Fran­gi, un’altra vie­ne richia­ma­ta da Mon­ta­na­ri in que­sto bre­ve video:
«Se pen­so alla pic­co­la aula […] in cui ho segui­to i cor­si bolo­gne­si di Rober­to Lon­ghi, mi sem­bra di pen­sa­re a un’isola deser­ta, nel cuo­re di una not­te sen­za più una luce. E anche Lon­ghi che veni­va, e par­la­va su quel­la cat­te­dra, e poi se ne anda­va, ha l’irrealtà di un’apparizione. […] Solo dopo Lon­ghi è diven­ta­to il mio vero mae­stro. Allo­ra, in quell’inverno bolo­gne­se di guer­ra, egli è sta­to sem­pli­ce­men­te la Rive­la­zio­ne».

Altri ricor­di toc­can­ti, que­sta vol­ta di Fran­ce­sco Arcan­ge­li, sono ricor­da­ti nel libro su Jaco­po di Pao­lo di cui vi ho già par­la­to qui:
«Comin­cia­va a voce bas­sa, qua­si par­lan­do a se stes­so, atten­to alla pre­ci­sio­ne inter­na del suo det­ta­to; e impo­ne­va rapi­da­men­te al suo udi­to­rio il pre­sti­gio di quel suo mono­lo­go: un pre­sti­gio fisi­co e psi­co­lo­gi­co, che pian pia­no si scal­da­va e si face­va dia­lo­go, gene­ro­sa offer­ta di sen­ti­men­ti ripo­sti. Chi non ne fu affa­sci­na­to? […] Ricor­do anche le pri­me vol­te che comin­ciai a tra­se­co­la­re, che a una cat­te­dra uni­ver­si­ta­ria fos­se venu­to lui: fat­to così com’era, par­lan­do come par­la­va. […] Fin dal­le pri­me lezio­ni, quel che for­se mi col­pì più inten­sa­men­te fu la qua­li­tà, il livel­lo a cui sape­va por­ta­re fat­ti anche mino­ri dell’arte. […] Al toc­co magi­co del­la sua paro­la i loro fat­ti [degli arti­sti] dive­ni­va­no più attraen­ti del­la vicen­da più attraen­te».
E altro­ve:
«Nell’aula buia, sul­lo scher­mo, quel­le imma­gi­ni che egli accom­pa­gna­va col gesto rab­do­man­ti­co del­la lun­ga can­na vol­ta a indi­ca­re carat­te­ri segre­ti e giun­tu­re nasco­ste, rivi­ve­va­no con la poten­za d’una paro­la evo­can­te, che, immes­sa in una dizio­ne che cono­sce­va sen­za reto­ri­ca tut­ti i regi­stri, tra­scen­de­va­no direi, l’effetto del­la pur mira­bi­le pagi­na scrit­ta».

Alla mor­te del suo mae­stro, nel 1970, Arcan­ge­li ricor­da­va anco­ra con gran­de com­mo­zio­ne le lezio­ni bolo­gne­si del 1935, di cui scris­se:
«par­la­va­no di arti­sti di leva­tu­ra non eccel­sa, pit­to­ri del Goti­co bolo­gne­se come Lip­po di Dal­ma­sio o Iaco­po di Pao­lo. La voce di Lon­ghi li rife­ce viven­ti, e per me non mori­ro­no più».

A. Bar­to­li, “Ritrat­to di Rober­to Lon­ghi”, 1924. Roma, Gal­le­ria Comu­na­le d’Arte Moder­na e Con­tem­po­ra­nea

 

  1. R. Lon­ghi, Recen­sio­ne a E. Petrac­co­ne, Luca Gior­da­no, Napo­li 1919, in «L’Arte», XXIII, 1920, pp. 92–3 (ripub­bli­ca­ta in Id., Ope­re com­ple­te, vol. I, t. I, Firen­ze 1961, pp. 455–60).
Cite this article as: Serena D'Italia, Roberto Longhi e l’arte dell’ekphrasis, in "STORIEDELLARTE.com", 8 aprile 2012; accessed 26 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2012/04/roberto-longhi-e-larte-dellekphrasis.html.

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