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Huysmans e l’altare di Isenheim

M. Grü­newald, “Cro­ci­fis­sio­ne”, 1525 ca. Karl­sru­he, Kun­sthal­le.

Quest’anno al Musée d’Unterlinden di Col­mar si festeg­gia­no i cin­que seco­li del gran­dio­so alta­re di Ise­n­heim.1

Io lo ricor­do sem­pre attra­ver­so le paro­le di uno scrit­to­re che amo mol­to, Joris-Karl Huy­smans.

Nell’estate del 1888 Huy­smans par­tì per la Ger­ma­nia con l’intento di visi­ta­re chie­se e musei, per poi scri­ve­re al suo ritor­no un sag­gio sull’arte tede­sca. Quel testo non vide mai la luce, ma l’incontro con le ope­re di Mat­thias Grü­newald non rima­se pri­vo di rica­du­te let­te­ra­rie: nel pri­mo capi­to­lo di Là-Bas, pub­bli­ca­to nel 1891, com­pa­re una indi­men­ti­ca­bi­le descri­zio­ne del­la Cro­ci­fis­sio­ne ora con­ser­va­ta a Karl­sru­he.
Dur­tal, pro­ta­go­ni­sta del roman­zo e alter ego dell’autore, è tor­men­ta­to dal ricor­do del qua­dro e in par­ti­co­la­re dal­la figu­ra del Cri­sto, un “cada­ve­re in eru­zio­ne” con “il vol­to gon­fio, la fron­te disfat­ta, le guan­ce avviz­zi­te” e degli orri­bi­li pie­di “spu­gno­si e sca­glio­si”. Grü­newald – defi­ni­to “il più for­sen­na­to dei rea­li­sti” ma anche “il più for­sen­na­to degli idea­li­sti” – rie­sce a descri­ve­re impie­to­sa­men­te il disfa­ci­men­to del­la car­ne di que­sto “Cri­sto dei Pove­ri” e con­tem­po­ra­nea­men­te a tra­sfi­gu­rar­lo e a rive­lar­lo nel­la sua “cele­ste Supe­res­sen­za”.
Il bra­no è uno duel­lo tra l’immediatezza del­le imma­gi­ni e la media­zio­ne del­le paro­le che ten­ta­no di descri­ve­re ciò che gli occhi han­no visto. Alla fine lo scrit­to­re get­ta la spu­gna, dichia­ran­do che quel­la pit­tu­ra “non ave­va equi­va­len­ti in nes­sun lin­guag­gio”: a “quell’ideale di rea­li­smo sovran­na­tu­ra­le e di vita vera­ce e reden­ta” si avvi­ci­na­no secon­do lui sol­tan­to alcu­ne pagi­ne sul­la pas­sio­ne di Cri­sto del­la misti­ca Anne Emme­rich, ma anche que­ste appa­io­no come atte­nua­te nel­lo schiac­cian­te con­fron­to con la tavo­la dipin­ta.

Grü­newald diven­tò una vera e pro­pria osses­sio­ne per Huy­smans, che discen­de­va da una fami­glia di arti­sti olan­de­si e per tut­ta la vita si inte­res­sò di arti figu­ra­ti­ve, medie­va­li ma anche con­tem­po­ra­nee. Secon­do San­drart, l’autore del­la Cro­ci­fis­sio­ne di Là-Bas era vis­su­to solo ed emar­gi­na­to e il suo straor­di­na­rio talen­to era sta­to del tut­to igno­ra­to dai suoi con­tem­po­ra­nei: for­se in que­sta imma­gi­ne lo scrit­to­re rive­de­va se stes­so, divi­so tra la pas­sio­ne per l’attività let­te­ra­ria e il suo odia­to lavo­ro da impie­ga­to mini­ste­ria­le, il “male­det­to uffi­cio” come lo defi­ni­va lui.
Nel 1905, due anni pri­ma del­la mor­te, Huy­smans deci­se di ritor­na­re sull’argomento con un bre­ve sag­gio sull’altare di Ise­n­heim (pub­bli­ca­to nel­la rac­col­ta Trois Pri­mi­tifs). La sua pro­sa nel frat­tem­po si era evo­lu­ta in manie­ra ver­ti­gi­no­sa e que­sta vol­ta appa­re dav­ve­ro dif­fi­ci­le sta­bi­li­re chi sia il vin­ci­to­re: la pit­tu­ra susci­ta le emo­zio­ni, le paro­le le ampli­fi­ca­no e le esa­spe­ra­no e ci per­met­to­no di rive­de­re l’opera attra­ver­so lo sguar­do del loro auto­re.
Ora il Cri­sto è “gigan­te­sco, spro­por­zio­na­to”, il suo cor­po è “livi­do e luci­do, pic­chiet­ta­to di san­gue, irto, come il ric­cio di una casta­gna, per le scheg­ge del­le ver­ghe rima­ste nel­le pia­ghe; all’estremità del­le brac­cia, smi­su­ra­ta­men­te lun­ghe, le mani si agi­ta­no con­vul­se e graf­fia­no l’aria; i nodi del­le ginoc­chia acco­sta­te sono rivol­ti all’interno, e i pie­di, riba­di­ti l’uno sull’altro da un chio­do, non sono più che un ammas­so con­fu­so di musco­li sui qua­li le car­ni gua­ste e le unghie già blu stan­no mar­cen­do; il capo, cir­con­da­to da una gigan­te­sca coro­na di spi­ne, si abban­do­na sul pet­to, che è come un sac­co rigon­fio, riga­to dal­la gab­bia del­le costo­le”.

Alta­re di Ise­n­heim. Col­mar, Musée d’Unterlinden.

Ugual­men­te indi­men­ti­ca­bi­li però sono gli spraz­zi di distac­ca­ta iro­nia: allo scrit­to­re non sfug­ge ad esem­pio la fles­sio­ne di pathos nel pan­nel­lo dell’Annun­cia­zio­ne, in cui l’aggraziata e pate­ti­ca Ver­gi­ne del­la Cro­ci­fis­sio­ne si tra­sfor­ma in una “sgra­zia­ta sciat­to­na dal­le lab­bra tumi­de, che fa la sman­ce­ro­sa tut­ta vesti­ta a festa”, men­tre l’angelo, un “esse­re dal­la par­ruc­ca a boc­co­li” che ricor­da piut­to­sto un vivan­die­re, “pun­ta ver­so di lei, in un gesto di bia­si­mo vera­men­te comi­co, due dita lun­ghis­si­me”.

M. Grü­newald, “Annun­cia­zio­ne”, 1512–16 ca. (dall’altare di Ise­n­heim). Col­mar, Musée d’Unterlinden.

  1. Il pit­to­re Mat­thias Grü­newald nel 1512 rice­vet­te dal prio­re del mona­ste­ro anto­nia­no di Ise­n­heim (il sici­lia­no Gui­do Guer­si) la com­mis­sio­ne per le par­ti dipin­te del­la mac­chi­na d’altare e vi lavo­rò fino al 1516; non c’è accor­do inve­ce sul­la data­zio­ne del­la par­te scol­pi­ta, tra­di­zio­nal­men­te con­si­de­ra­ta più anti­ca.
Cite this article as: Serena D'Italia, Huysmans e l’altare di Isenheim, in "STORIEDELLARTE.com", 29 aprile 2012; accessed 24 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2012/04/huysmans-e-laltare-di-isenheim.html.

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