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Quando l’arte si ribella

Il cosid­det­to Auto­ri­trat­to di Leo­nar­do del­la Biblio­te­ca Rea­le di Tori­no si tro­va da un mese a Roma, dove è sta­to ana­liz­za­to dall’Istituto Cen­tra­le per il Restau­ro del Libro. La dia­gno­si è che il dise­gno è mol­to com­pro­mes­so, deve esse­re restau­ra­to e va tenu­to ‘a ripo­so’, lon­ta­no dal­la luce, per alme­no due anni.

Que­sta sen­ten­za arri­va dopo che il foglio è sta­to espo­sto per tre mesi alla Reg­gia di Vena­ria in occa­sio­ne del­la mostra Leo­nar­do. Il Genio, il Mito (sì, tut­to maiu­sco­lo).
Tul­lio Gre­go­ry, pre­si­den­te del Comi­ta­to tec­ni­co-scien­ti­fi­co per le Biblio­te­che dei Beni cul­tu­ra­li, e altri stu­dio­si ave­va­no chia­ra­men­te det­to che l’opera non anda­va spo­sta­ta dal caveau cli­ma­tiz­za­to del­la Rea­le, gen­til­men­te offer­to qual­che anno fa dal­la Fon­da­zio­ne CRT per la sua sal­va­guar­dia. Poi è arri­va­to l’ex mini­stro Galan (lau­rea­to in giu­ri­spru­den­za e appe­na tra­sfe­ri­to per diret­tis­si­ma ai Beni Cul­tu­ra­li dal Mini­ste­ro dell’Agricoltura) ad auto­riz­za­re lo spo­sta­men­to.

Dopo i tito­lo­ni allar­mi­sti­ci di ieri, oggi natu­ral­men­te ci si affret­ta a dire che i dan­ni sono di vec­chia data e anzi si par­la di “Auto­ri­trat­to sal­va­to dal­la mostra”, come se si trat­tas­se di un ogget­to biso­gno­so di visi­bi­li­tà, o di cui non si cono­sce­va­no i pro­ble­mi con­ser­va­ti­vi. Se le mac­chie ros­se sul dise­gno sono pro­vo­ca­te dall’esposizione alla luce dubi­to for­te­men­te che quei tre mesi di mostra abbia­no miglio­ra­to la sua salu­te, ma in ogni caso que­sto check-up com­ple­to non sareb­be sta­to meglio far­lo l’anno scor­so? Per for­tu­na anche tra i gior­na­li­sti c’è qual­cu­no a cui que­sta rico­stru­zio­ne suo­na un po’ for­za­ta.
 Il pro­ble­ma di fon­do in real­tà è sem­pre lo stes­so, cioè che il livel­lo qua­li­ta­ti­vo di quel­la mostra non era suf­fi­cien­te a giu­sti­fi­ca­re nem­me­no il più pic­co­lo rischio per le ope­re che ospi­ta­va. Nes­sun tipo di avan­za­men­to scien­ti­fi­co, un alle­sti­men­to inu­ti­le e – visti i tem­pi che cor­ro­no – immo­ral­men­te costo­so, un assur­do video di Pie­ro Ange­la che cer­ca­va di paten­ta­re un sup­po­sto auto­ri­trat­to dell’artista ‘rin­gio­va­nen­do’ i trat­ti di un altro sup­po­sto auto­ri­trat­to (e se inve­ce Leo­nar­do aves­se dise­gna­to suo cugi­no da gio­va­ne e da vec­chio?), un brut­to dise­gno di “col­le­zio­ne pri­va­ta ame­ri­ca­na” espo­sto con un’insostenibile attri­bu­zio­ne a “Leo­nar­do ripas­sa­to da allie­vo [sic]”, una sezio­ne dedi­ca­ta al con­tem­po­ra­neo sciat­ta e bana­le sono solo alcu­ni dei moti­vi per cui l’operazione non s’aveva da fare. Men­tre ci sia­mo aggiun­gia­mo­ci anche i tem­pi di visi­ta assur­di: impor­re ai visi­ta­to­ri di non sosta­re per più di tre minu­ti davan­ti a un dise­gno non è un modo per “garan­ti­re a tut­ti la frui­zio­ne del­le ope­re”, è sem­pli­ce­men­te un modo per spre­me­re loro i sol­di del bigliet­to e toglier­se­li dai pie­di il pri­ma pos­si­bi­le, sen­za che abbia­no visto né capi­to nien­te… A quel­le con­di­zio­ni è mol­to più age­vo­le stu­dia­re sul­le ripro­du­zio­ni, sen­za teche davan­ti e vici­ni vocian­ti a lato.

Fino a qual­che tem­po fa ero dispo­sta anch’io a chiu­de­re un occhio su que­sto tipo di ini­zia­ti­ve e le fre­quen­ta­vo per vede­re o rive­de­re le ope­re dal vivo (fer­mo restan­do il discor­so sul­la tute­la e sul­la con­ser­va­zio­ne ovvia­men­te), ora però sia­mo a un pun­to di non ritor­no. Per favo­re, non anda­te­ci, non andia­mo­ci più. Anda­te al mare, anda­te in mon­ta­gna, fate­vi lega­re all’albero di una nave come Ulis­se. Se poi pro­prio non riu­sci­te a resi­ste­re, met­te­te­ci pie­de solo se pote­te entra­re gra­tis, ma non pren­de­te il caf­fè, non com­pra­te car­to­li­ne e leg­ge­te­vi il cata­lo­go in biblio­te­ca. Fin­ché mostre del gene­re con­ti­nue­ran­no a fare incas­so non usci­re­mo mai dal­lo spor­co ricat­to del popu­li­smo (pseu­do) cul­tu­ra­le, que­sta è l’unica for­ma di pro­te­sta che ci resta.

J.-A.-D. Ingres, “Fran­ce­sco I sul let­to di mor­te di Leo­nar­do da Vin­ci”. Pari­gi, Musée du Petit Palais.

P.S. Sosten­go in pie­no la libe­ra espres­sio­ne di que­ste opi­nio­ni di Sere­na. Sarò sem­pre al suo fian­co a difen­de­re que­sto “nostro” dirit­to di cri­ti­ca.
– Ser­gio Momes­so

Cite this article as: Serena D'Italia, Quando l’arte si ribella, in "STORIEDELLARTE.com", 21 marzo 2012; accessed 24 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2012/03/quando-larte-si-ribella.html.

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9 Responses to Quando l’arte si ribella

  1. Serena D'Italia 21 maggio 2012 at 20:01 #

    In effet­ti si è trat­ta­to di un restau­ro mol­to dif­fi­ci­le e mol­to discus­so… Anche se mi spia­ce un po’ che il livel­lo di atten­zio­ne si alzi solo quan­do si trat­ta di ope­re famo­se.

  2. ERNESTO SOLARI 21 maggio 2012 at 15:43 #

    SANTANNA AL LOUVRE: UN RESTAURO MOLTO DISCUTIBILE
    Sono sta­to a Pari­gi dove ho visi­ta­to la mostra sul restau­ro del­la Sant’Anna. La mostra è ben leg­gi­bi­le e ben alle­sti­ta; sono però diver­se le lacu­ne in mostra che sono sta­te in par­te col­ma­te sul cata­lo­go del­la mostra stes­sa. Mi rife­ri­sco in par­ti­co­la­re alla fase pre­ce­den­te la rea­liz­za­zio­ne dell’ultima ver­sio­ne del­la S. Anna che dove­va esse­re svi­lup­pa­ta di più, come è sta­to ten­ta­to di fare sul cata­lo­go, par­ten­do dal­lo stu­dio fio­ren­ti­no dell’Annunciata e ancor pri­ma del­la Madon­na del­le roc­ce dal­la Madon­na dei fusi di cui è pre­sen­te natu­ral­men­te solo la copia del Lou­vre. Sul cata­lo­go sono sta­te cita­te, oltre all’opera del Bre­scia­ni­no (l’unica pre­sen­te in mostra) anche la Madon­na Archin­to (stra­na­men­te qui non attri­bui­ta a Mar­co d’Oggiono) e quel­la attri­bui­ta a Giam­pie­tri­no di Ospe­da­let­to Lodi­gia­no; sono sta­te inve­ce igno­ra­te le due copie di Como (Sola­rio e Lui­ni) e quel­la di Lipo­mo (la più leo­nar­de­sca di tut­te) oltre ad altre copie non anco­ra stu­dia­te. E di que­sta man­ca­ta pre­sen­za nel­la mostra del Lou­vre e soprat­tut­to nel cata­lo­go, un po’ di col­pa va cer­ca­ta nel­lo spi­ri­to ostru­zio­ni­sti­co degli stes­si coma­schi come ho avu­to modo di scri­ve­re in un arti­co­lo sul­la Pro­vin­cia di Como del 20 Mag­gio 2012.
    Ma il pro­ble­ma prin­ci­pa­le del­la mostra riguar­da pro­prio il restau­ro di S.Anna. Ammet­to che l’impatto col dipin­to, così nuo­vo e ric­co di colo­re, sem­bra appa­ren­te­men­te emo­zio­nan­te e con­vin­cen­te, poi, a ben vede­re, sal­ta­no agli occhi i pri­mi pro­ble­mi. Sicu­ra­men­te acco­sta­re l’immagine del dipin­to non anco­ra restau­ra­to a quel­lo del dopo restau­ro por­ta subi­to a pen­sa­re che il lavo­ro era neces­sa­rio e quan­to mai oppor­tu­no, ma alcu­ni par­ti­co­la­ri aspet­ti e risul­ta­ti rischia­no di met­te­re in discus­sio­ne que­sta deci­sio­ne che ose­rei defi­ni­re un po’ avven­ta­ta. Cer­ta­men­te il recu­pe­ro del color lapi­slaz­zu­lo e del ros­so lac­ca di ker­mes sono inte­res­san­ti ma mi chie­do a qua­le prez­zo. L’azzurro del­la veste risul­ta estre­ma­men­te appiat­ti­to e pri­vo del­la sua pla­sti­ci­tà ori­gi­na­le con un esi­to nel brac­cio destro del­la Ver­gi­ne estre­ma­men­te nega­ti­vo. Il con­tra­sto di chia­ro-scu­ro emer­so dal­le pie­ghe del gomi­to dan­no al brac­cio una for­ma ana­to­mi­ca erra­ta e qua­si defor­ma­ta. Anche il brac­cio sini­stro di S.Anna è estre­ma­men­te appiat­ti­to rispet­to all’esito pre­ce­den­te. For­tu­na­ta­men­te, come ammes­so dal­la restau­ra­tri­ce, sul vol­to e sugli incar­na­ti la puli­tu­ra è sta­ta più leg­ge­ra e quin­di la loro pla­sti­ci­tà è anco­ra per­cet­ti­bi­le. Pen­sa­te se fos­se sta­ta più appro­fon­di­ta non avrem­mo più avu­to quel model­la­to sot­ti­le che Leo­nar­do otte­ne­va gra­zie alle vela­tu­re e che aspor­ta­te con un’azione più inci­si­va non ci avreb­be­ro dato più quel­la carat­te­ri­sti­ca leo­nar­de­sca. La cosa che mag­gior­men­te mi ha col­pi­to e mi ha lascia­to ester­re­fat­to è la pre­sen­za attua­le di una linea di con­tor­no nera e quin­di trop­po inci­si­va cau­sa­ta dall’abbassamento dei toni e quin­di dal­la mag­gior lumi­no­si­tà degli stes­si nel rap­por­to con lo sfon­do ma anche fra le diver­se par­ti che com­pon­go­no le vesti. Que­sto dipin­to sem­bra qua­si un col­la­ge del 700 o un’opera dure­ria­na o di scuo­la tede­sca dove il distac­co fra i vari colo­ri è carat­te­riz­za­to da vere e pro­prie linee di con­tor­no che qui sem­bra­no anco­ra più scu­re o addi­rit­tu­ra inop­por­tu­na­men­te nere. Abbia­mo, a mio avvi­so, rischia­to di per­de­re un gran­de capo­la­vo­ro leo­nar­de­sco che ci è rima­sto solo par­zial­men­te. Pur­trop­po la rispo­sta a que­ste osser­va­zio­ni, così come la restau­ra­tri­ce si è già pre­mu­ra­ta di scri­ve­re, fini­rà sem­pre coll’espressione “è un’opera incom­piu­ta e non fini­ta”. Spie­gan­do così che gli appiat­ti­men­ti e le pial­la­tu­re non sono dovu­te ad una puli­tu­ra trop­po ener­gi­ca e che lei non ne ha col­pa, anzi ha lascia­to gli incar­na­ti così come appa­ri­va­no, ma le vesti e il pae­sag­gio sono meno impor­tan­ti degli incar­na­ti?

  3. Oberto Solaro 23 marzo 2012 at 22:25 #

    Le paro­le sono impor­tan­ti. ‘Esper­tis­si­mi’: il sera­ci­ni ? non cre­do. Trat­ta­si di un ante­si­gna­no del­le pra­ti­che mastur­ba­to­rie sul rap­por­to tra pseu­do scien­za e dato sti­li­sti­co; l’esecutore mate­ria­le del­le radio­gra­fie sul­la base del­le qua­li la Gre­go­ri ha idea­to l’equazione segno inciso=autografo di Cara­vag­gio. La con­vin­zio­ne con cui il Gio­van­ni fa rife­ri­men­to a tra­pa­ni che tra­pa­na­no solo ‘su alcu­ni vec­chi restau­ri’ fa sospet­ta­re che trat­ta­si di esper­to­ne. Esclu­si, per moti­vi diver­si, Ago­sti e Pre­vi­ta­li, può esse­re che si trat­ti di un Gio­van­ni che ha aiu­ta­to, che so, a mon­ta­re i pon­teg­gi. Se è così, potrà tem­pe­sti­va­men­te gri­da­re al mira­co­lo nel momen­to in cui la son­da endo­ga­stri­ca vedes­se altre trac­ce di car­bo­nio simi­le a quel­lo del­la Gio­con­da. Nel frat­tem­po, tor­nan­do sui topics, spe­ria­mo di reclu­ta­re abba­stan­za sede­ri afflit­ti da plum­bi­cu­li­te e aiu­ta­re a tene­re sigil­la­to il più a lun­go pos­si­bi­le lo scri­gno buio nel qua­le spe­ria­mo ripo­si a lun­go tran­quil­la­men­te uno dei dise­gni più spes­so e meglio ripro­dot­ti dell’universo.

  4. Serena D'Italia 23 marzo 2012 at 19:14 #

    Caro Gio­van­ni, cre­do che lei non voles­se com­men­ta­re que­sto post, ma uno di quel­li sul­la Bat­ta­glia di Anghia­ri.
    Su quel­la vicen­da il mio per­so­na­le dis­sen­so è basa­to su moti­va­zio­ni cul­tu­ra­li. Nes­su­no ha mai mes­so in discus­sio­ne la pre­pa­ra­zio­ne dei restau­ra­to­ri dell’Opificio, ma non sono loro a deci­de­re dove buca­re e mol­ti stu­dio­si sosten­go­no che si sta cer­can­do nel pun­to sba­glia­to. Il salo­ne è enor­me, quan­ti fori voglia­mo fare?
    In ogni caso vor­rei ricor­da­re che Ceci­lia Fro­si­ni­ni, una del­le più auto­re­vo­li restau­ra­tri­ci dell’Opificio, a novem­bre ha abban­do­na­to il can­tie­re e si è rifiu­ta­ta di con­ti­nua­re a par­te­ci­pa­re alle ope­ra­zio­ni. Allo­ra lei non è “esper­tis­si­ma”?
    Nel dub­bio aspet­te­rei. Gli sto­ri­ci dell’arte (ma non solo, anche mol­ti restau­ra­to­ri han­no fir­ma­to la peti­zio­ne) che si sono oppo­sti al pro­se­gui­men­to dei lavo­ri han­no sem­pli­ce­men­te chie­sto la pre­sen­za di un osser­va­to­rio indi­pen­den­te, per­ché non è cor­ret­to che un inter­ven­to del gene­re sul patri­mo­nio arti­sti­co pub­bli­co ven­ga fat­to a por­te chiu­se e docu­men­ta­to sola­men­te da net­work tele­vi­si­vi coin­vol­ti negli inte­res­si eco­no­mi­ci dell’operazione.

  5. Giovanni 23 marzo 2012 at 17:05 #

    Non capi­sco come si pos­sa pen­sa­re che degli esper­tis­si­mi restau­ra­to­ri pos­sa­no distrug­ge­re un ope­ra per tro­var­ne un altra. Gli esper­tis­si­mi restau­ra­to­ri e chi­mi­ci dell’O.P.D di Firen­ze sono tra i miglio­ri al mon­do ed ogni ope­ra­zio­ne è ese­gui­ta pren­den­do tut­te le pre­cau­zio­ni. I fori saran­no ese­gui­ti sola­men­te su alcu­ni vec­chi restau­ri, per­tan­to l’opera non ver­rà asso­lu­tis­si­ma­men­te com­pro­mes­sa, infi­ne se l’opera di Leo­nar­do si tro­va li come loro pen­sa­no sareb­be un sco­per­ta uni­ca e sen­sa­zio­na­le con risvol­ti per l’intera nazio­ne che a sua vol­ta ne avreb­be un ritor­no in ter­mi­ne di imma­gi­ne ed eco­no­mi­ci. Pen­so che pri­ma di fare del­le affer­ma­zio­ni biso­gna accer­tar­si e dopo far­le altri­men­ti si rischia di esse­re ascol­ta­ti da quat­tro che non capi­sco­no mol­to e di fare una brut­ta figu­rac­cia, il dub­bio che li sot­to c’è la bat­ta­glia di anghia­ri c’è e va fuga­to, altri­men­ti per evi­ta­re di fare 10 fori su una super­fi­ce già restau­ra­ta “quin­di non auten­ti­ca” lasce­reb­be li sot­to un altro capo­la­vo­ro dell’arte mon­dia­le.
    By Gio­van­ni

  6. Francesca 22 marzo 2012 at 09:11 #

    Pre­met­to, l’incontro era gra­tui­to e orga­niz­za­to dal mio cor­so uni­ver­si­ta­rio. Per vede­re l’autoritratto biso­gna­va far­si lar­go tra i foto­gra­fi e anche i restau­ra­to­ri ne par­la­va­no come una “super­star”; stia­mo attri­buen­do a Leo­nar­do un divi­smo degno dei nostri gior­ni.

  7. Lorenzana 21 marzo 2012 at 23:51 #

    Io non ho visto la mostra (pur abi­tan­do poco lon­ta­no) e ammet­to di aver­lo fat­to per­ché… non ne pote­vo più. Ormai il buon Leo­nar­do vie­ne tira­to in mez­zo a qual­sia­si cosa (un po’ come gli etru­schi e gli Impres­sio­ni­sti): ovvia­men­te anche in ini­zia­ti­ve seris­si­me e meri­to­rie (come la mostra di Lon­dra), ma dopo un po’ la satu­ra­zio­ne è ine­vi­ta­bi­le, anche per chi ci met­te tut­ta la buo­na volon­tà.
    E se pro­po­nes­si­mo il 2013 come “L’anno in cui lascia­mo in pace Leo­nar­do”?
    (Per gli oltra­mon­ta­ni: “Davin­ci­less Year”).

    • Serena D'Italia 22 marzo 2012 at 00:12 #

      Il Davin­ci­less Year è un’idea mera­vi­glio­sa, mi atti­vo subi­to… Pur­trop­po il 2012 ce lo sia­mo già gio­ca­to con la cac­cia alla Bat­ta­glia di Anghia­ri e il restau­ro del­la Sant’Anna del Lou­vre (e il mio post, ovvia­men­te).

  8. Luca Giacomelli 21 marzo 2012 at 20:18 #

    AMEN.

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