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Il 18 marzo chiude la Galleria Sabauda

O. Gen­ti­le­schi, “Annun­cia­zio­ne”, 1623 ca.. Tori­no, Gal­le­ria Sabau­da.

A par­ti­re da dome­ni­ca sera la Gal­le­ria Sabau­da di Tori­no chiu­de­rà i bat­ten­ti per un lun­go perio­do. Le col­le­zio­ni, aper­te al pub­bli­co nel 1832 gra­zie all’illuminata poli­ti­ca cul­tu­ra­le di Car­lo Alber­to di Savo­ia, lasce­ran­no l’ormai sto­ri­ca sede del Col­le­gio dei Nobi­li in atte­sa che ven­ga­no pre­pa­ra­ti per loro i nuo­vi spa­zi in Palaz­zo Rea­le. La ria­per­tu­ra è pre­vi­sta per il 2014.
Chi vor­rà visi­ta­re – ma ovvia­men­te anche ri-visi­ta­re – il museo nei pros­si­mi tre gior­ni avrà modo di vede­re per l’ultima vol­ta l’allestimento inau­gu­ra­to nel 1959 da Noe­mi Gabriel­li e dall’architetto Pie­ro San­pao­le­si, con il sug­ge­sti­vo sca­lo­ne e i lucer­na­ri con i costo­lo­ni di cemen­to a vista, e l’attuale ordi­na­men­to che pre­sen­ta le ope­re secon­do lo scor­re­re del­le diver­se sta­gio­ni del col­le­zio­ni­smo sabau­do.

Biso­gna fare spa­zio al farao­ni­co (è pro­prio il caso di dir­lo) amplia­men­to del Museo Egi­zio, che fin dall’Ottocento ha sede nel­lo stes­so edi­fi­cio e oggi si tro­va in una net­ta posi­zio­ne di for­za rispet­to alla mal sop­por­ta­ta coin­qui­li­na gra­zie al con­ti­nuo flus­so di visi­ta­to­ri che affol­la­no le sue sale e gli dan­no enor­me visi­bi­li­tà.
Negli ulti­mi anni poi si è spes­so det­to che l’allestimento del­la Sabau­da appa­re ormai invec­chia­to e che l’ordinamento per nuclei col­le­zio­ni­sti­ci è trop­po dif­fi­ci­le da com­pren­de­re per i turi­sti del XXI seco­lo. Chi ha stu­dia­to con me o qual­che anno pri­ma però quan­do entra in museo pen­sa soprat­tut­to alle mol­tis­si­me ore pas­sa­te lì con Miche­la di Mac­co e alle sue lezio­ni, in cui sem­bra­va impos­si­bi­le fare museo­lo­gia sen­za sto­ria del col­le­zio­ni­smo, e sto­ria del col­le­zio­ni­smo sen­za sto­ria dell’arte.

Non voglio scri­ve­re ‘Le rovi­ne di Tori­no’, per­ché non ho l’età neces­sa­ria (e nem­me­no lo sti­le). Dico solo che mi aspet­to gran­di cose dal­la nuo­va siste­ma­zio­ne di una del­le più impor­tan­ti pina­co­te­che d’Italia, per­ché per tra­sfor­ma­re un museo con una per­so­na­li­tà così for­te ci vuo­le altret­tan­ta per­so­na­li­tà. Non baste­ran­no da soli il book­shop e la caf­fet­te­ria e nem­me­no la pur tan­to sospi­ra­ta sala mostre.

L’ingresso del­la Gal­le­ria Sabau­da e del Museo Egi­zio su via Acca­de­mia del­le Scien­ze.

Cite this article as: Serena D'Italia, Il 18 marzo chiude la Galleria Sabauda, in "STORIEDELLARTE.com", 15 marzo 2012; accessed 18 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2012/03/il-18-marzo-chiude-la-galleria-sabauda.html.

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4 Responses to Il 18 marzo chiude la Galleria Sabauda

  1. Serena D'Italia 19 marzo 2012 at 00:06 #

    Vero… spe­ria­mo in un nuo­vo cata­lo­go anche per la Sabau­da!

  2. Lorenzana 18 marzo 2012 at 23:17 #

    Io ci sono anda­ta solo da nor­ma­le visi­ta­to­re. E devo dire che c’era un cer­to gusto a salu­ta­re il cor­te­se addet­to che ti indi­ca­va la bigliet­te­ria dell’Egizio e rispon­de­re “Gra­zie, lo so. Ma io vado su”.
    Revan­chi­smi da clas­si­ci­sta a par­te, i gran­di tra­sfe­ri­men­ti sono spes­so un’ occa­sio­ne per riflet­te­re sui meto­di e riper­cor­re­re le vicen­de. Io ho pre­sen­te, solo indi­ret­ta­men­te, il pas­sag­gio epo­ca­le dal­la vec­chia alla nuo­va sede dell’Archivio di Sta­to di Firen­ze (in con­se­guen­za dell’alluvione): un auten­ti­co “lavo­ro­ne” che ha pro­dot­to tra l’altro un bel volu­me di stu­di (“Dagli archi­vi all’Archivio”, 1991).
    Spe­ria­mo vada così anche sta­vol­ta: vede­re un rial­le­sti­men­to di que­sta por­ta­ta, comun­que, non capi­ta spes­so.

  3. Luca Giacomelli 17 marzo 2012 at 00:05 #

    In quan­to pie­mon­te­se “d’adozione”, non ho potu­to usu­frui­re quan­to avrei potu­to (e dovu­to) del­la Sabau­da, tut­ta­via con­ser­vo un caro e pre­zio­so ricor­do del­le lezio­ni di Gio­van­ni Roma­no, al saba­to mat­ti­na, in Gal­le­ria. Il rigo­re e la chia­rez­za del­le scel­te, soprat­tut­to nell’allestimento dei dipin­ti di scuo­la pie­mon­te­se, saran­no le carat­te­ri­sti­che su cui, per­so­nal­men­te, pro­ve­rò a misu­ra­re l’efficacia del nuo­vo alle­sti­men­to.
    Spe­ro tut­ta­via che chi si è pre­so (il ver­bo non è casua­le) l’immane e ingra­to impe­gno di un lavo­ro simi­le, non inciam­pi sul fal­so pro­ble­ma del­la poca rap­pre­sen­ta­ti­vi­tà di alcu­ne scuo­le pit­to­ri­che all’interno del­le col­le­zio­ni. La Sabau­da non è Bre­ra, e non è sen­sa­to che pro­vi a diven­tar­lo ades­so.
    Quan­to allo sta­to attua­le del­le ope­re, aspet­to vostri aggior­na­men­ti.

  4. Simone Baiocco 16 marzo 2012 at 15:38 #

    La chiu­sa dell’articolo usci­to sul­la Repub­bli­ca di oggi, che sem­bra alme­no in par­te ispi­ra­to da que­sto post di Sere­na, mi ha evo­ca­to una asso­nan­za che ora pro­ve­rò a descri­ve­re. Nel 1988 segui­vo le lezio­ni di Andrei­na Gri­se­ri all’Università e mi sem­bra­va allo­ra un poco mania­ca­le il modo in cui ini­zia­va­no tut­te le lezio­ni di quell’autunno: “anda­te a visi­ta­re Palaz­zo Mada­ma, per­ché sta per chiu­de­re e non si sa quan­do ria­pri­rà”. Si era infat­ti in vista del­la chiu­su­ra del Museo Civi­co d’Arte Anti­ca per i lavo­ri che si era­no resi neces­sa­ri, e si par­la­va allo­ra (vado a memo­ria, non ho tenu­to rita­gli …) di due-tre anni. Allo­ra ero trop­po ragaz­zi­no per sape­re inter­pre­ta­re il sor­ri­so del­la Gri­se­ri, ma negli anni suc­ces­si­vi (e soprat­tut­to alla ria­per­tu­ra del Museo nel 2006) ho mol­to ripen­sa­to alla sua sag­gez­za.
    Mi augu­ro dav­ve­ro che per la Sabau­da le cose andran­no diver­sa­men­te, ma tro­vo mol­to gra­ve che si sia arri­va­ti all’appuntamento epo­ca­le del­la chiu­su­ra avvi­lup­pa­ti den­tro un gru­mo di reti­cen­ze, under­sta­te­ment sabau­do, vel­lei­ta­ri­smi e gio­chi di pote­re. Due temi, sopra tut­ti gli altri, mi sem­bra­no dram­ma­ti­ca­men­te aper­ti.
    Il pri­mo è lega­to alla museo­gra­fia. Chi, come me, andrà dome­ni­ca in Sabau­da, ci andrà ovvia­men­te per ricer­ca­re pri­va­tis­si­me emo­zio­ni ma anche per cele­bra­re la qua­li­tà di que­gli spa­zi, che non vedre­mo più. Non cre­do dav­ve­ro sia sem­pre e comun­que neces­sa­rio musea­liz­za­re la museo­gra­fia, ma non è nep­pu­re cor­ret­to sva­lu­ta­re o dimen­ti­ca­re la qua­li­tà di qual­co­sa che è desti­na­to a scom­pa­ri­re, solo per­ché si è deci­sa la sua scom­par­sa. Una occa­sio­ne di rifles­sio­ne, seria e docu­men­ta­ta, si era pro­spet­ta­ta nel mag­gio dell’anno scor­so, con il Con­ve­gno Inter­na­zio­na­le di Stu­di “MUSEI TORINO 2011. Da cri­si a oppor­tu­ni­tà” ma si è trat­ta­to di una occa­sio­ne cla­mo­ro­sa­men­te per­du­ta, con la comi­ca fina­le del­la man­ca­ta visi­ta al can­tie­re.
    Il secon­do è inve­ce lega­to alle col­le­zio­ni. Tra­pe­la­no noti­zie inquie­tan­ti sul­le con­di­zio­ni di nume­ro­se ope­re in segui­to a pro­ble­ma­ti­che lega­te alla cli­ma­tiz­za­zio­ne del­la sede in chiu­su­ra. Spe­ro che ven­ga smen­ti­ta alme­no la dimen­sio­ne del pro­ble­ma, che oggi mi appa­re spa­ven­to­sa. Ma sicu­ra­men­te sono io che mi spa­ven­to per poco ….

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