Domani a Vercelli si terrà il terzo appuntamento del ciclo di conferenze 5 lezioni per un catalogo futuro, organizzato da Patrizia Zambrano (Università del Piemonte Orientale) in collaborazione con l’Arcivescovado.1
Come suggerito dal titolo, il taglio di queste lezioni è un po’ particolare, poiché vogliono essere delle prove generali per la realizzazione di un catalogo del patrimonio artistico della Chiesa vercellese, cimentandosi su opere di diversa tipologia (dipinti, codici, reliquiari…) per contestualizzarle stilisticamente, ma anche per rendere conto della loro storia materiale e della loro fortuna critica.
Un esercizio fondamentale per gli storici dell’arte, che sta diventando però sempre più raro: a fronte dello smodato proliferare di pubblicazioni legate a mostre temporanee, i cataloghi dei musei italiani invece invecchiano e languono. Spesso si decide di produrre una pletora di “guide brevi” ai “capolavori” delle varie collezioni, fingendo di non sapere che il vero gesto di civiltà per un’istituzione museale è realizzare un catalogo ragionato, in cui rendere accessibili anche le opere più trascurate, che magari giacciono sconosciute nel buio dei depositi.
Martedì scorso Giovanni Romano ha parlato di una bella tavola di Pietro Grammorseo proveniente dalla chiesa francescana di Casale Monferrato, giunta a Vercelli in seguito alle soppressioni napoleoniche; domani invece Saverio Lomartire presenterà il cosiddetto “Codice C” del Museo del Tesoro del Duomo, un Evangelistario miniato della fine del XII secolo, montato in una ricca legatura in lamina d’argento e d’oro di fattura lombarda, decorata da smalti e gemme e risalente all’XI secolo.

Pietro Grammorseo, “Madonna col Bambino e santi”, 1524. Vercelli, Palazzo Arcivescovile (da San Francesco a Casale)
- La conferenza del 31 gennaio è stata rimandata al 6 marzo, mentre quella di Marco Collareta è stata cancellata. ↩
