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In ricordo di Phyllis Dearborn Massar

Un anno fa, l’8 Gen­na­io 2011, si con­clu­de­va quel­la che, pro­fes­sio­nal­men­te, era sta­ta la secon­da vita di Phyl­lis Dear­born Mas­sar, giun­ta all’età di 94 anni.
Nata a Seat­tle, i suoi stu­di, dopo la lau­rea alla Uni­ver­si­ty of Washing­ton nel 1937, l’avevano con­dot­ta a New York, dove ave­va stu­dia­to foto­gra­fia, alla Cla­ren­ce H. Whi­te School of Pho­to­gra­phy e, paral­le­la­men­te, al Museum of Modern Arts, sot­to la gui­da di Ansel Adams. Insie­me a suo mari­to, Robert J. Mas­sar, ini­ziò poi una car­rie­ra di foto­gra­fa, spe­cia­liz­zan­do­si nell’architettura.

Fu pro­prio in que­sta veste che Phyl­lis conob­be Leo Stein­berg (9 giu­gno 1920–13 mar­zo 2011). Lo stu­dio­so si rivol­se a lei per le illu­stra­zio­ni di un libro su Bor­ro­mi­ni che sta­va pre­pa­ran­do, e sep­pu­re la ricer­ca non ven­ne mai pub­bli­ca­ta, l’incontro non può affat­to esse­re defi­ni­to infrut­tuo­so per­ché fu gra­zie a Leo Stein­berg che ini­ziò la secon­da car­rie­ra di Phyl­lis. Lo spun­to fu un sem­pli­ce con­si­glio: anda­re a vede­re le stam­pe anti­che che ven­de­va­no alcu­ni librai anti­qua­ri di New York. Segui­ro­no rico­gni­zio­ni ed acqui­sti, svol­ti insie­me o sepa­ra­ta­men­te, ed incon­tri per discu­te­re del­le qua­li­tà del­le ope­re che la foto­gra­fa sta­va riu­nen­do. Fu così, a par­ti­re dal­le sue stam­pe, che entram­bi sco­pri­ro­no Ste­fa­no del­la Bel­la: le sue inci­sio­ni si impo­ne­va­no sul­le altre, eppu­re, a fron­te di una vasta pro­du­zio­ne di alto teno­re, rari era­no gli scrit­ti che lo stu­dias­se­ro.
Fu per por­re rime­dio a que­sta situa­zio­ne che nel 1966 Phyl­lis Dear­born Mas­sar ven­ne nomi­na­ta J. Cla­w­son Mills Fel­low al dipar­ti­men­to del­le stam­pe del Metro­po­li­tan Museum. Due anni dopo, con Pre­sen­ting Ste­fa­no del­la Bel­la il museo alle­sti­va la pri­ma mostra mono­gra­fi­ca mai dedi­ca­ta all’artista, com­po­sta da quat­tor­di­ci stam­pe e pre­sen­ta­ta da un arti­co­lo sul Metro­po­li­tan Museum Bul­le­tin.1

Il tito­lo del­la mostra veni­va ripre­so per un libro del 1971, Pre­sen­ting Ste­fa­no del­la Bel­la, Seven­teenth-cen­tu­ry Print­ma­ker, intro­du­zio­ne al per­so­nag­gio, gene­ra­le ma rigo­ro­sa, accom­pa­gna­ta da illu­stra­zio­ni che, trat­te in gran par­te da ope­re del­la col­le­zio­ne Dear­born Mas­sar, sono anco­ra – a distan­za di quarant’anni – tra le miglio­ri di cui si pos­sa dispor­re.2

Ste­fa­no del­la Bel­la: Dise­gno per un car­toc­cio, New York, Metro­po­li­tan Museum, inv. n. 1975.123 (Dono di Phyl­lis Dear­born Mas­sar e Robert J. Mas­sar)

Lo stes­so rigo­re si ritro­va nel­la sua rie­di­zio­ne del cata­lo­go ragio­na­to del­le stam­pe di Ste­fa­no del­la Bel­la, già pub­bli­ca­to da Ales­san­dro Bau­di di Vesme nel suo Le Pein­tre-Gra­veur Ita­lien del 1906.3 In quest’opera, Phyl­lis ren­de­va con­to di diver­si anni di ricer­ca, pochi a fron­te del gran­de lavo­ro rea­liz­za­to. L’intero cor­pus del­le inci­sio­ni era rivi­sto: le infor­ma­zio­ni segna­la­te da Bau­di di Vesme aggior­na­te; ogni ope­ra com­men­ta­ta; una ripro­du­zio­ne foto­gra­fi­ca mostra­va le cir­ca 1050 stam­pe dell’artista. Infi­ne, diver­si docu­men­ti ine­di­ti tra i qua­li il testa­men­to di Ste­fa­no del­la Bel­la for­ma­va­no un’appendice docu­men­ta­ria, men­tre una biblio­gra­fia com­men­ta­ta dava con­to degli scrit­ti sull’artista. Un lavo­ro con­si­de­re­vo­le che ren­de­va giu­sti­zia ad “un inci­so­re straor­di­na­rio, cer­to il mag­gio­re e il più inter­na­zio­na­le del ‘600 ita­lia­no” come scri­ve­va nel 1973 Anna For­la­ni Tem­pe­sti nel­la sua recen­sio­ne Un libro su Ste­fa­no del­la Bel­la, pub­bli­ca­ta sul n.279 di Para­go­ne, e gra­zie al qua­le Ste­fa­no del­la Bel­la ha final­men­te tro­va­to il suo posto negli stu­di di gra­fi­ca.4

In segui­to a quest’opera fon­da­men­ta­le, Phyl­lis Dear­born Mas­sar ha pro­se­gui­to le sue ricer­che su Ste­fa­no del­la Bel­la duran­te i decen­ni suc­ces­si­vi con diver­si arti­co­li e recen­sio­ni che le sue doti di atten­zio­ne e luci­di­tà ren­do­no mol­to uti­li.5 Con degli inter­ven­ti pazien­ti e pun­tua­li come Dra­wings after Prin­ts by Ste­fa­no del­la Bel­la, inda­ga­va degli arti­sti pros­si­mi a Ste­fa­no del­la Bel­la e, più in gene­ra­le, il con­te­sto dei dise­gna­to­ri ed inci­so­ri del­la Firen­ze del Sei­cen­to.6

Per più di trent’anni Ste­fa­no del­la Bel­la ha rap­pre­sen­ta­to l’oggetto prin­ci­pa­le del­le ricer­che di Phyl­lis, sen­za però fer­ma­re la sua costan­te curio­si­tà. Anni di volon­ta­ria­to al Coo­per-Hewitt Natio­nal Desi­gn Museum han­no infat­ti per­mes­so alla stu­dio­sa di rag­giun­ge­re anche altri ambi­ti, con lo stu­dio dei dise­gni di Feli­ce Gia­ni e Giu­sep­pe Bar­bie­ri con­ser­va­ti dall’istituzione, un arti­sta, il secon­do, sul qua­le Phyl­lis ave­va pre­pa­ra­to una mono­gra­fia pur­trop­po rima­sta ine­di­ta.7

Sto­ri­ca dell’arte auto­di­dat­ta, Phyl­lis Dear­born Mas­sar ha sapu­to dare un con­tri­bu­to fon­da­men­ta­le al suo cam­po di stu­di, frut­to di gran­de rigo­re e curio­si­tà, due qua­li­tà pre­zio­se per il lavo­ro intel­let­tua­le che le per­mi­se­ro ugual­men­te di sta­bi­li­re eccel­len­ti rap­por­ti con nume­ro­si ricer­ca­to­ri.8
Con gran­de spi­ri­to di ser­vi­zio Phyl­lis, dedi­cò le sue ricer­che ad un uomo del pas­sa­to che era sta­to a lun­go tra­scu­ra­to. Con la dona­zio­ne al Metro­po­li­tan Museum del­la sua col­le­zio­ne gra­fi­ca, anche il suo lavo­ro che nel cor­so di anni di pazien­ti inda­gi­ni ha riu­ni­to più di 1500 ope­re, è ora gene­ro­sa­men­te offer­to a chi, dopo di lei, vor­rà pro­se­guir­ne l’opera. A più di un anno di distan­za dal­la sua scom­par­sa è il ricor­do di una tale per­so­na­li­tà che fa del­la gran­de spe­cia­li­sta una figu­ra dif­fi­ci­le da dimen­ti­ca­re.


Que­sto arti­co­lo è sta­to in segui­to pub­bli­ca­to anche in fran­ce­se:
– D. Pitro­lo, En sou­ve­nir de Phyl­lis Dear­born Mas­sar, in «Nou­vel­les de l’estampe», n. 240, autom­ne 2012, pp. 88–89.

  1. DEARBORN MASSAR Phyl­lis, Pre­sen­ting Ste­fa­no del­la Bel­la, “The Metro­po­li­tan Museum of Art Bul­le­tin, New Series”, vol. 27, n.3, Nov. 1968, p.159–176.
  2. DEARBORN MASSAR Phyl­lis, Pre­sen­ting Ste­fa­no del­la Bel­la, Seven­teenth-cen­tu­ry Print­ma­ker, New York, The Metro­po­li­tan Museum of Art, 1971.
  3. BAUDI DI VESME Ales­san­dro, DEARBORN MASSAR Phyl­lis, Ste­fa­no del­la Bel­la, Cata­lo­gue Rai­son­né, New York, Col­lec­tors Edi­tion, 1971.
  4. FORLANI TEMPESTI Anna, Un libro su Ste­fa­no del­la Bel­la, “Para­go­ne”, n. 279, Mag­gio 1973, p.54.
  5. Tra gli altri, la recen­sio­ne del cata­lo­go dei dise­gni di Ste­fa­no del­la Bel­la con­ser­va­ti al Gabi­net­to Nazio­na­le del­le Stam­pe, DEARBORN MASSAR Phyl­lis, Ste­fa­no del­la Bel­la at Rome, “Master Dra­wings”, vol.15, n.2, Sum­mer 1977, pp.181–4, e la recen­sio­ne dell’aggiornamento al cata­lo­go ragio­na­to di Ste­fa­no del­la Bel­la di Tizia­no Orto­la­ni, DEARBORN MASSAR Phyl­lis, Ste­fa­no del­la Bel­la, “Print Quar­ter­ly”, vol. XIV, 1997, n. 3, pp. 99–100.
  6. Vedi, ad esem­pio, DEARBORN MASSAR Phyl­lis, Vale­rio Spa­da, Seven­teenth-Cen­tu­ry Flo­ren­ti­ne Cal­li­gra­pher and Draughtsman, “Master Dra­wings”, vol.19, n. 3, 1981, pp. 251–275; DEARBORN MASSAR Phyl­lis, Dra­wings after Prin­ts by Ste­fa­no del­la Bel­la, “Print Quar­ter­ly”, vol. XIV, 1997, n. 3, pp. 283–8.
  7. Cfr. ad esem­pio VITALI Mar­cel­la, DEARBORN MASSAR Phyl­lis, Un grup­po di boz­zet­ti di Feli­ce Gia­ni nel Coo­per-Hewitt Museum di New York, “Para­go­ne”, n. 363, Mag­gio 1980.
  8. ORENSTEIN Nadi­ne M., Phyl­lis Dear­born Mas­sar, “Print Quar­ter­ly”, vol. XXVIII, n. 2, June 2011, pp.194–5.
Cite this article as: Daniele Pitrolo, In ricordo di Phyllis Dearborn Massar, in "STORIEDELLARTE.com", 21 gennaio 2012; accessed 21 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2012/01/in-ricordo-di-phyllis-dearborn-massar.html.

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2 Responses to In ricordo di Phyllis Dearborn Massar

  1. Serena D'Italia 25 gennaio 2012 at 22:17 #

    Gra­zie per il tuo post Danie­le.
    Ho qui sot­to mano il cata­lo­go di una bel­la mostra sul­le inci­sio­ni di Ste­fa­no del­la Bel­la orga­niz­za­ta nel 2000 dal­la Gal­le­ria Sala­mon di Tori­no, in cui vie­ne mes­sa bene in luce l’immediata e vasta eco otte­nu­ta dall’iniziativa del Metro­po­li­tan e dal volu­me del 1971: nel 1973 la ras­se­gna degli Uffi­zi cura­ta da Anna For­la­ni Tem­pe­sti e poi man mano negli anni suc­ces­si­vi la cata­lo­ga­zio­ne dei fon­di di stam­pe e dise­gni dell’artista con­ser­va­ti nei vari musei ita­lia­ni ed euro­pei (la Pina­co­te­ca Nazio­na­le di Bolo­gna, il Lou­vre, il Gabi­net­to Nazio­na­le del­le Stam­pe di Roma…).

    • Daniele Pitrolo 26 gennaio 2012 at 12:39 #

      L’ho let­ta tem­po fa, ma ricor­do che l’introduzione del cata­lo­go mi era par­sa inte­res­san­te. Che si par­las­se di un fon­do del­la Bel­la alla Pina­co­te­ca Nazio­na­le di Bolo­gna, però, mi era sfug­gi­to (e dire che, in segui­to, ho occa­sio­nal­men­te cer­ca­to di inda­ga­re in meri­to): segno che dovrei riper­cor­rer­la!

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