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Tutto cambia affinché nulla cambi”

Un mani­fe­sto sul can­tiere all’uscita degli Uffizi (foto S. D’Italia)

Una rapida con­si­de­ra­zione sull’attuale indi­rizzo cul­tu­rale della sini­stra ita­liana: a parte qual­che caso iso­lato, poli­tici, ammi­ni­stra­tori, opi­nio­ni­sti e gior­na­li­sti sono rima­sti tri­ste­mente pri­gio­nieri di quella con­ce­zione ‘ber­lu­sco­niana’ e ‘mana­ge­riale’ del patri­mo­nio sto­rico-arti­stico che fino a ieri hanno aspra­mente cri­ti­cato.

I sin­daci dispon­gono dei beni cit­ta­dini – e nazio­nali – come dei sopram­mo­bili di casa loro, men­tre gli asses­sori bru­ciano le scarse risorse rima­ste per noleg­giare ‘grandi capo­la­vori’ e orga­niz­zare ‘grandi eventi’ invece di ten­tare pie­to­sa­mente di ram­men­dare il tes­suto ormai sma­gliato dei nostri musei civici (e a que­sto pano­rama si aggiun­gono le fon­da­zioni ban­ca­rie che spesso stac­cano asse­gni da capo­giro per opere inu­tili e auto­ce­le­bra­tive).
Potrei com­pi­lare un elenco chi­lo­me­trico di esempi, per­ché nem­meno le regioni più lon­tane dai riflet­tori come il Pie­monte si sono sal­vate da que­sto scem­pio, ma ne cito solo due recen­tis­simi.

Leo­nardo da Vinci, stu­dio di teste per la “Bat­ta­glia di Anghiari”, 1504–5. Buda­pest, Museo di Belle Arti

Dopo lo spro­lo­quio estivo sulla fac­ciata di San Lorenzo, l’ormai leg­gen­da­rio sin­daco di Firenze da rot­ta­ma­tore si è tra­sfor­mato in tra­pa­na­tore e ha deciso di sfo­rac­chiare l’affresco vasa­riano di Palazzo Vec­chio alla ricerca della per­duta Bat­ta­glia di Anghiari di Leo­nardo, sotto l’occhio vigile della troupe di Voya­ger.
Non riper­corro qui le argo­men­ta­zioni di chi è favo­re­vole e chi è con­tra­rio all’operazione, vor­rei solo far notare che tutti gli edi­fici sto­rici ita­liani hanno visto suc­ce­dersi nel corso dei secoli diverse cam­pa­gne deco­ra­tive… Dovremo smon­tarli tutti? E cosa suc­ce­de­rebbe se gli archeo­logi deci­des­sero di sco­prire su che cosa pog­giano?

Altro caso signi­fi­ca­tivo la pun­tata di Report tra­smessa dome­nica 4 dicem­bre: senza togliere agli autori il merito di aver evi­den­ziato situa­zioni cri­ti­che e pro­blemi da risol­vere, il copione che fa da filo con­dut­tore sem­bra un parto di Mario Resca più che della reda­zione di un pro­gramma di Rai Tre. Tra le molte domande e rispo­ste che fanno accap­po­nare la pelle, que­ste meri­tano secondo me una mezione spe­ciale:

Noi li chia­miamo i beni cul­tu­rali; beni per­ché ven­gono dal Tesoro e quindi li puoi ven­dere, cul­tu­rali per­ché dipen­dono dall’Istruzione e il prof gli vuol met­tere la teca sopra”

E poi i fran­cesi non si fanno pro­blemi a met­tersi al livello dei turi­sti. Il duca di Bla­càs, pro­prie­ta­rio del castello di Ussè, rac­conta la sto­ria che que­sto è il castello della Bella Addor­men­tata. Nelle stanze hanno alle­stito dei mani­chini vestiti come nella favola e il risul­tato è che c’è la fila per entrare. Men­tre in Ita­lia, i monu­menti sono spesso dei san­tuari dedi­cati agli stu­diosi piut­to­sto che alla gente. […] Ci ha pro­vato il Comune di Roma che ha dato la pos­si­bi­lità ai visi­ta­tori dei Musei Capi­to­lini di sosti­tuire la loro fac­cia a quella degli impe­ra­tori…”

Ci siamo lamen­tati per anni della pre­po­tenza bieca e dell’infimo livello cul­tu­rale di chi ci gover­nava, ora vogliamo pro­vare a pro­porre qual­cosa di nuovo (ed even­tual­mente anche a recu­pe­rare qual­cosa di vec­chio ma ancora fun­zio­nante…) e ripren­dere a occu­parci dei con­te­nuti oltre che della forma? Non serve pos­se­dere l’ultimo modello di Mac se poi non si ha nulla da scri­vere.

Cite this article as: Serena D'Italia, Tutto cambia affinché nulla cambi”, in "STORIEDELLARTE.com", 6 dicembre 2011; accessed 28 settembre 2016.
http://storiedellarte.com/2011/12/tutto-cambia-affinche-nulla-cambi.html.
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