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Nobiltà della pittura veronese

Il 2011 ha sicuramente segnato uno snodo negli studi riguardanti la pittura veronese del XVIII secolo; apertosi con la pubblicazione dei già fondamentali saggi di Sergio Marinelli e Andrea Tomezzoli contenuti all’interno dell’ ultimo volume della collana La pittura nel Veneto Electa, si chiude con un'importante rassegna presso il Palazzo della Gran Guardia, a cura dello stesso Tomezzoli, Fabrizio Magani e Paola Marini. La mostra rappresenta idealmente il seguito cronologico dell’esposizione La pittura a Verona tra Sei e Settecento,1 diretta da Licisco Magagnato nel 1978, ed è dedicata principalmente ai principali pittori veronesi dell’epoca Giambettino Cignaroli e Pietro Antonio Rotari che, nonostante il loro valore, sono ancora ad oggi privi di una monografia con catalogo ragionato.

I due ebbero carriere molto diverse, quasi agli antipodi; il primo non si spostò quasi mai dalla natia Verona, eccetto per un breve soggiorno a Venezia in età giovanile e alcuni mesi presso la corte sabauda a Torino negli ultimi anni della vita, inviando in tutta Europa pale d’altare e dipinti profani apprezzati e richiesti anche da committenti di alto rango. Si premurò altresì dell’educazione delle nuove leve fondando l’Accademia veronese di pittura, che porta tutt’ora il suo nome. Al contrario, il percorso del Rotari si allinea maggiormente con quello di altri artisti veneti del Settecento come Pellegrini o Tiepolo, soggiornando presso varie corti europee sino alla morte, avvenuta a San Pietroburgo nel 1762. Terzo protagonista della mostra è proprio il grande pittore veneziano, del quale la mostra espone il suo unico dipinto sulla tela destinato a Verona oltre a proporre la ricostruzione virtuale dell’affresco per Palazzo Canossa, andato distrutto durante il secondo conflitto mondiale.

La prima sezione dell’esposizione ha perlopiù una valenza introduttiva presentando la città di Verona nel Settecento attraverso varie vedute dell’epoca tra cui spiccano due tele di Bernardo Bellotto dipinte poco prima della sua partenza per Dresda. Nella stessa sala si incontrano poi i protagonisti della stagione artistica precedente quella di Cignaroli e Rotari, ossia Antonio Balestra, Simone Brentana e Louis Dorigny. Il primo, unico veronese dei tre, ha alle sue spalle una variegata formazione culturale avvenuta nei giovanili anni veneziani e in seguito a Roma con il suo alunnato presso Carlo Maratta; il secondo, oriundo della città lagunare, diventerà poi un “veronese d’adozione”, adeguando anche il suo stile pittorico al gusto imperante nella città atesina mentre il Dorigny, di nazionalità francese, è attivo tra Veneto e Friuli, operando soprattutto al servizio della famiglia Manin.2 Per il Balestra e il Dorigny sono presenti anche due autoritratti, mentre si segnala la presenza di un’inedita Cena in Emmausdel Brentana.

Giambettino Cignaroli, "Madonna col Bambino e santi". Madrid, Museo del Prado

Giambettino Cignaroli, "Madonna col Bambino e santi". Madrid, Museo del Prado

Dopo aver quindi delineato gli antefatti, entrano in scena i veri protagonisti della mostra, Cignaroli e Rotari, entrambi presenti con tele di carattere sacro e profano. Particolarmente interessanti sono i dipinti sacri del secondo, maggiormente noto grazie alle sue Teste di fantasia che riscossero un notevole successo collezionistico. Molto buona è la scelta delle opere di Giambettino, a partire dalla celebre Madonna col Bambino che appare a San Gaetano da Thiene, ora nelle collezioni di Castelvecchio, ma destinata in origine alla chiesa dei Santi Siro e Libera, vero e proprio “feudo” cignaroliano, all’interno della quale il pittore ricevette poi sepoltura; la composizione ebbe notevole successo al punto di venire replicata in varie occasioni, anche dallo stesso artista, come attesta il dipinto da lui lasciato nella chiesa di Cerete Alto, nel bergamasco. Sempre sul versante sacro è esposta la Madonna con San Tommaso di Villanova della chiesa veronese di Sant’Eufemia, mentre di tutt’altro genere è il poco noto Angelica e Medoro, di San Pietroburgo.
A fare da contorno alle opere di questi due artisti vi sono vari dipinti di altri pittori attivi sulla scena veronese; sono innanzitutto esposte tele dei fratelli di secondo letto di Giambettino, Giandomenico e Fra’ Felice. Il primo è presente con una sola pala, tuttavia altamente significativa, il Redentore con Santi di Crema, dove l’artista, pur partendo da modelli del fratello, sfodera una pennellata briosa molto più vicina ai veneziani, accentuando allo stesso tempo notevolmente la carica espressiva dei personaggi. Inferiore agli altri due fratelli è Frà Felice, del quale è esposta una Cena in Emmaus, che dà tuttavia il meglio nelle miniature di un codice di inni dove ritrae vari francescani in varietà di atteggiamenti; particolarmente gustoso e divertente è il particolare del frate che fugge spaventato dal serpente formante l’iniziale D. Sono presenti in mostra anche i due Marcola, Giambattista e il figlio Marco con rispettivamente un gruppo di paesaggi e due spettacoli di strada, mentre si può vedere anche la criptica allegoria massonica di Felice Boscarati di proprietà della Banca Popolare di Verona, parte di un ciclo di quattro tele di cui sono esposte in mostra le derivazioni a stampa di Cristoforo Dall’Acqua. Interessante è in seguito una pala d’altare del tiepolesco Francesco Lorenzi, uno dei pochi artisti veronesi guardanti soprattutto a modelli pittorici lagunari; in questo dipinto egli appare tuttavia molto lontano dal suo consueto stile, adeguandosi invece ai canoni classicisti dominanti a Verona per venire probabilmente incontro alla committenza, mentre tipiche della sua produzione sono invece le Allegorie di pittura e scultura, provenienti dal palazzo municipale di Casale Monferrato.3

Francesco Lorenzi, “Allegoria della Pittura”. Casale Monferrato, Municipio

Francesco Lorenzi, “Allegoria della Pittura”. Casale Monferrato, Municipio

La successiva sezione della mostra, intitolata Il laboratorio delle idee: modelletti grafici e pittorici presenta vari disegni e bozzetti degli artisti sinora incontrati tra cui quelli preparatori per il ciclo degli affreschi di Villa Giusti del Giardino, sempre del Lorenzi e due versioni della Predica di San Francesco Saverio del Rotari. Nutrito è poi il gruppo dei ritratti, tra cui spicca l’autoritratto di Giambettino conservato a Vienna dove l’artista si raffigura orgoglioso del suo status raggiunto, mentre molto umile appare invece quello del fratello Felice. Ritratti di gruppo sono invece quelli di Agostino Ugolini e Saverio Dalla Rosa rappresentanti la nobiltà veronese al crepuscolo del Settecento4.

La sezione successiva è destinata ai già menzionati ritratti di fantasia di Pietro Rotari, notevolmente apprezzati dai collezionisti come era il caso della zarina Caterina II; i dodici esemplari presenti in mostra provengono prevalentemente dalle collezioni della Fondazione Cariverona e dalla Galleria Nazionale d’Arte e testimoniano eloquentemente il gusto settecentesco per tale tipologia di opere, che non può non ricordare la produzione di Rosalba Carriera. Sintomatico a riguardo che una di queste tele, l’inedita Fanciulla con cuffia, sia stata scelta come opera simbolo della mostra, campeggiante su catalogo e locandina. Breve ma al tempo stesso significativa la sezione successiva dove si presentano tre dipinti raffiguranti morti di eroi; la coppia di dipinti dello Szépművészeti Múzeum di Budapest raffigurano rispettivamente i decessi di Socrate e Catone, con evidenti anticipazioni neoclassiche sia nella tematica che nella disposizione dei personaggi, mentre dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia proviene la celebre Morte di Rachele, dalla quale vennero tratte già nel Settecento varie copie. Un ruolo non trascurabile nell’arte veronese del Settecento era giocato dall’illustrazione libraria di cui sono presenti vari esempi, tra cui opere letterarie come Il Paradiso perduto di Milton o pubblicazioni legate all’agricoltura e all’allevamento come può essere il Mororum di Luigi Miniscalchi dedicato alla bachicoltura. L’ultima sala è infine dedicata a Giambattista Tiepolo; oltre alla ricostruzione virtuale sul soffitto dell’affresco un tempo a Palazzo Canossa, ne vengono altresì mostrati vari disegni preparatori oltre ad alcune parti conservatisi e in seguito strappate e riportate. Del veneziano è anche una tela, dipinta in origine per la chiesa gesuita veronese di San Sebastiano e raffigurante Eliodoro e l’alto sacerdote Onias.

Giambattista Tiepolo, “Eliodoro saccheggia il Tempio”. Verona, Museo di Castelvecchio.

Giambattista Tiepolo, “Eliodoro saccheggia il Tempio”. Verona, Museo di Castelvecchio.

Intervallate ai dipinti, sono esposte in quasi tutte le sale opere di vari scultori veronesi del Settecento; di un altro fratello di Giambettino, Diomiro è il San Giuseppe della chiesa di Sant’Eufemia, posto davanti alla già ricordata pala con San Tommaso di Villanova. Seguono poi varie statue, tra cui i Santi Fermo e Rustico di Giuseppe Antonio Schiavi, due inedite Pomona e Cerere attribuite a Lorenzo Muttoni e infine una Minerva di Gaetano Cignaroli, ennesimo artista della famiglia, figlio di Diomiro appartenente ormai alla cultura neoclassica. Simbolico è il gesto della figura, che con il braccio sinistro disteso, sembra invitarci ad entrare in un’altra epoca.

Di prossima uscita è infine un volume, a cura di Fabrizio Magani, Sergio Marinelli, Chiara Rigoni corredato di numerose fotografie dedicato ai pittori veronesi del Settecento, dove verranno approfondite le figure di diversi artisti presenti in mostra e altre personalità presenti sulla scena cittadina.


Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari
Verona, piazza Bra, Palazzo della Gran Guardia
Dal 26 novembre 2011 al 9 aprile 2012
www.settecentoaverona.it

Catalogo a cura di Fabrizio Magani, Paola Marini e Andrea Tomezzoli, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2011


Review of the exhibition on XVIIIth Veronese painting, held in Verona, Palazzo della Gran Guardia (26 Novemberth  2011- 9th April 2012). Its core was the activity of the two most important painters of the town: Giambettino Cignaroli who stayed there all his life and Pietro Rotari who left for European courts, ending his career in Saint-Petersburg. The last section is dedicated to Giambattista Tiepolo’s fresco for Palazzo Canossa, destroyed during the Second World War and virtually reconstructed.

  1. La pittura a Verona tra Sei e Settecento, catalogo della mostra di Verona, a cura di Licisco Magagnato, Vicenza 1978.
  2. Anch’egli è stato protagonista di una recente esposizione, Louis Dorigny: 1654-1742. Un pittore della corte francese a Verona, catalogo della mostra a cura di Giorgio Marini e Paola Marini, Venezia 2003.
  3. L’artista è stato oggetto di svariati studi, tra cui un saggio monografico: Andrea Tomezzoli, Francesco Lorenzi (1723 - 1787). Catalogo dell’opera pittorica, “Saggi e Memorie di Storia dell’Arte”, 24 (2000), pp. 159-288.
  4. Di recentissima pubblicazione è il libro dei conti di quest’ultimo artista, che ebbe un ruolo capitale come funzionario durante l’occupazione napoleonica: Saverio Dalla Rosa, Esatta nota distinta di tutti li quadri da me Saverio Dalla Rosa dipinti, col preciso prezzo, che ne ho fatto, e memoria delle persone, o luoghi, per dove li ho eseguiti, a cura di Bruno Chiappa e Paola Marini, Verona 2011.
Cite this article as: Fabien Benuzzi, Nobiltà della pittura veronese, in "STORIEDELLARTE.com", 23 dicembre 2011; accessed 29 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2011/12/nobilta-della-pittura-veronese.html.

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6 Responses to Nobiltà della pittura veronese

  1. Maichol Clemente 10 gennaio 2012 at 16:11 #

    Gra­zie del chia­ri­men­to. Un salu­to, M.

  2. Sergio Momesso 10 gennaio 2012 at 15:25 #

    Gra­zie infi­ni­te per la rispo­sta esau­rien­te e arti­co­la­ta che indi­ret­ta­men­te offre un moti­vo in più per visi­ta­re que­sta bel­la mostra vero­ne­se.

    Un cor­dia­le salu­to,
    sm

  3. Coordinamento Musei Monumenti - Comune di Verona 10 gennaio 2012 at 13:17 #

    Rispon­den­do a Mai­chol Cle­men­te, cre­dia­mo che la sua osser­va­zio­ne riguar­di uni­ca­men­te la pater­ni­tà del­le sovrap­por­te di Palaz­zo Canos­sa (non cer­to Marco/Nicola-Giambattista Mar­co­la o Gae­ta­no-Dio­mi­ro Cigna­ro­li!): una pre­ci­sa­zio­ne che avreb­be dovu­to esse­re fat­ta per evi­ta­re peri­co­lo­se gene­ra­liz­za­zio­ni e per impo­sta­re cor­ret­ta­men­te una discus­sio­ne.
    Quan­to all’attribuzione di tali sovrap­por­te a Giam­bat­ti­sta e col­la­bo­ra­to­ri – piut­to­sto che a Gian­do­me­ni­co Tie­po­lo, cui per pri­mo Moras­si le ave­va rife­ri­te – essa è nata da alcu­ne con­si­de­ra­zio­ni sca­tu­ri­te dopo l’intervento di restau­ro con­dot­to in occa­sio­ne del­la mostra (non si dimen­ti­chi che gli affre­schi, strap­pa­ti, non era­no mai usci­ti da Palaz­zo Canos­sa se non duran­te e subi­to dopo la secon­da guer­ra mon­dia­le e che ben pochi ave­va­no avu­to la pos­si­bi­li­tà di ammi­rar­li fino­ra):
    – l’evidente alta qua­li­tà inven­ti­va ed ese­cu­ti­va
    – l’inscindibile rela­zio­ne con gli stre­pi­to­si dise­gni pre­pa­ra­to­ri di Giam­bat­ti­sta Tie­po­lo con­ser­va­ti al Vic­to­ria and Albert Museum di Lon­dra
    – l’altrettanto pale­se diso­mo­ge­nei­tà talo­ra riscon­tra­bi­le all’interno del­la serie
    – il diver­so sta­to con­ser­va­ti­vo del­le super­fi­ci pit­to­ri­che.
    L’indicazione, dun­que, “Giam­bat­ti­sta Tie­po­lo e col­la­bo­ra­to­ri”, con cui le sovrap­por­te sono pre­sen­ta­te in mostra e in cata­lo­go, vuo­le dar con­to di una situa­zio­ne alquan­to com­ples­sa. Cre­dia­mo che le sovrap­por­te offer­te per la pri­ma vol­ta alla visio­ne del pub­bli­co, insie­me ai dise­gni di Lon­dra e ai fram­men­ti soprav­vis­su­ti del sof­fit­to tie­po­le­sco costi­tui­sca­no un’ottima occa­sio­ne per una veri­fi­ca diret­ta e per apri­re un dia­lo­go costrut­ti­vo in seno alla comu­ni­tà scien­ti­fi­ca.

    Coor­di­na­men­to Musei Monu­men­ti
    Comu­ne di Vero­na

  4. Maichol Clemente 24 dicembre 2011 at 15:33 #

    Nel­la sua veste gene­ra­le l’esposizone appa­re ben cali­bra­ta, ben orche­stra­ta, chia­ra e raf­fi­na­ta; potrem­mo dire, sedu­cen­te. Ma aper­to l’astuccio e indos­sa­ti gli occhia­li­ni poco poe­ti­ci dell’obiettività, ci si tro­va dinan­zi a pro­po­ste attri­bu­ti­ve un po’ desta­bi­liz­zan­ti … Figli che diven­ta­no padri, ad esem­pio.

    M.

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