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La “Storia del ritratto in cera” di Julius von Schlosser

Lune­dì 7 novem­bre è sta­ta pre­sen­ta­ta al Museo Bagat­ti Val­sec­chi la Sto­ria del ritrat­to in cera di Julius von Schlos­ser, edi­ta da Offi­ci­na Libra­ria a cura di Andrea Dani­nos. Oltre al cura­to­re è inter­ve­nu­to Gio­van­ni Ago­sti, che ha segui­to da vici­no la gesta­zio­ne del libro. Per lan­cia­re il volu­me si è scel­to di orga­niz­za­re una serie di con­fe­ren­ze tut­te diver­se tra loro e alme­no in par­te lega­te al luo­go in cui ven­go­no ospi­ta­te (qui ad esem­pio tro­va­te quel­la di Firen­ze).

L’intervento di Ago­sti ha teso soprat­tut­to a trat­teg­gia­re la sto­ria del­la rice­zio­ne del lavo­ro di Schlos­ser nel nostro Pae­se. Lo stu­dio­so austria­co, allie­vo di Franz Wic­khoff ed espo­nen­te di spic­co del­la cosid­det­ta ‘scuo­la di Vien­na’, tro­vò in Bene­det­to Cro­ce un appas­sio­na­to soste­ni­to­re, che pro­mos­se da subi­to la tra­du­zio­ne ita­lia­na del­le sue ope­re. Altri sag­gi di Schlos­ser furo­no tra­dot­ti negli anni Ses­san­ta da Einau­di e dal­le Edi­zio­ni di Comu­ni­tà di Adria­no Oli­vet­ti per inte­res­sa­men­to di Car­lo Ludo­vi­co Rag­ghian­ti.

Quest’anno la Sto­ria del ritrat­to in cera, fino­ra mai pub­bli­ca­ta in Ita­lia, com­pie cen­to anni e vie­ne pro­po­sta in ben tre edi­zio­ni diver­se (è usci­ta anche per i tipi di Medu­sa e di Quod­li­bet). Offi­ci­na Libra­ria però ha scel­to un cura­to­re d’eccezione: Andrea Dani­nos si occu­pa di cero­pla­sti­ca da anni e la sua com­pe­ten­za gli ha garan­ti­to una com­ple­ta padro­nan­za del testo. Sono anche sta­te aggior­na­te le col­lo­ca­zio­ni del­le ope­re cita­te e il volu­me è sta­to cor­re­da­to da un Atlan­te illu­stra­to del­le figu­re in cera con­ser­va­te in Euro­pa.

La “Flo­ra” attri­bui­ta a Leo­nar­do al momen­to del suo acqui­sto da par­te dei Musei di Ber­li­no (1909)

Secon­do Dani­nos la pub­bli­ca­zio­ne di que­sto sag­gio sareb­be sta­ta sug­ge­ri­ta (o alme­no acce­le­ra­ta) dal cele­bre scan­da­lo del­la Flo­ra: nel 1909 il Diret­to­re dei Musei di Ber­li­no, Wilhelm von Bode, acqui­stò sul mer­ca­to anti­qua­rio que­sto busto in cera, attri­buen­do­lo sen­za esi­ta­zio­ne a Leo­nar­do da Vin­ci (l’opera si tro­va ora con­ser­va­ta al Bode Museum). Poco dopo però ini­ziò a cir­co­la­re la voce che l’autore dell’opera fos­se in real­tà lo scul­to­re ingle­se Richard Coc­kle Lucas e il figlio di Lucas con­fer­mò la noti­zia attra­ver­so un arti­co­lo sul pre­sti­gio­so “The Bur­ling­ton Maga­zi­ne”: suo padre l’aveva model­la­ta per un mer­can­te ingle­se che gli ave­va chie­sto di rea­liz­za­re una copia ‘tri­di­men­sio­na­le’ di un qua­dro di ambi­to leo­nar­de­sco.

 

 

La “Flo­ra” foto­gra­fa­ta nel­lo stu­dio del­lo scul­to­re Lucas intor­no al 1880

A con­fer­ma di que­sta ver­sio­ne dei fat­ti esi­ste una foto del­la Flo­ra scat­ta­ta nel­lo stu­dio di Lucas attor­no al 1880.

Bode tut­ta­via non si ras­se­gnò alla figu­rac­cia e arri­vò per­si­no ad acqui­sta­re un’opera cer­ta di Lucas, una Leda, per dimo­stra­re che non pote­va trat­tar­si di un pro­dot­to del­lo stes­so arti­sta che ave­va model­la­to il suo busto. Lo sti­le del­lo scul­to­re ingle­se in real­tà era mol­to ver­sa­ti­le, come dimo­stra un suo bel­lis­si­mo rilie­vo in avo­rio ora con­ser­va­to al Vic­to­ria & Albert Museum.

La pole­mi­ca intor­no alla Flo­ra di Ber­li­no infu­riò per anni; Schlos­ser inter­ven­ne – mol­to diplo­ma­ti­ca­men­te – con un arti­co­lo che non riguar­da­va diret­ta­men­te il busto ber­li­ne­se, ma un bel Ritrat­to di fan­ciul­la in cera e ter­ra­cot­ta che era sta­to da poco dona­to al Museo di Lil­le e che Bode rite­ne­va quat­tro­cen­te­sco. Attra­ver­so una serie di con­fron­ti sti­li­sti­ci, lo stu­dio­so vien­ne­se dimo­strò che si trat­ta in real­tà di un’opera di pie­no Sei­cen­to, met­ten­do così in dub­bio le com­pe­ten­ze del col­le­ga nel cam­po del­la cero­pla­sti­ca.

Ritrat­to di fan­ciul­la”, cera e ter­ra­cot­ta, XVII seco­lo. Lil­le, Palais des Beaux-Arts

Pochi gior­ni dopo que­sto arti­co­lo, Schlos­ser pub­bli­cò su un quo­ti­dia­no un den­so sag­gio in due pun­ta­te, inti­to­la­to Sto­ria este­ti­ca del busto in cera, incu­na­bo­lo del volu­me che vide la luce nel 1911 con il nome di Geschi­ch­te der Por­trait­bild­ne­rei in Wachs, Sto­ria del ritrat­to in cera.

Cite this article as: Serena D'Italia, La “Storia del ritratto in cera” di Julius von Schlosser, in "STORIEDELLARTE.com", 30 novembre 2011; accessed 30 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2011/11/la-storia-del-ritratto-in-cera-di-julius-von-schlosser.html.

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8 Responses to La “Storia del ritratto in cera” di Julius von Schlosser

  1. Roberto 13 dicembre 2011 at 10:08 #

    Sul­la neces­si­tà del­le edi­zio­ni cri­ti­che di fon­ti già edi­te può esse­re uti­le E. Buo­nan­no, Il vero Ben­ja­min è que­sto, in “La Let­tu­ra”, 4, 4 dicem­bre 2011:
    http://dl.dropbox.com/u/47439277/Benjamin.jpg

  2. Daniele Pitrolo 2 dicembre 2011 at 01:19 #

    Quan­ti dan­ni fa il feti­ci­smo del nome cele­bre che si sosti­tui­sce alla ricer­ca seria ed one­sta dei pro­ces­si cul­tu­ra­li. Per quan­to abbia par­te­ci­pa­to alla ricer­ca in cam­po di attri­bu­zio­ni, e sen­za sot­trar­si a gran­di pole­mi­che, Fede­ri­co Zeri ave­va il meri­to, innan­zi tut­to, di non esse­re par­te in cau­sa (come inve­ce l’Ermitage e la Natio­nal Gal­le­ry per i loro non o ben poco Leo­nar­do), e, in secon­do luo­go, di sape­re apprez­za­re l’importanza dei nomi di secon­do (ma anche ter­zo, quar­to…) pia­no, come ele­men­ti fon­da­men­ta­li per la rico­stru­zio­ne dell’orizzonte cul­tu­ra­le.

  3. Roberto 30 novembre 2011 at 19:50 #

    A me pare che l’edizione cri­ti­ca di una “fon­te” sia un lavo­ro mol­to com­ples­so. Non si trat­ta sem­pli­ce­men­te di tra­dur­re, come potreb­be esse­re nel caso di un’opera let­te­ra­ria (o di fic­tion) stra­nie­ra. Né tut­te le tra­du­zio­ni si equi­val­go­no (il Prou­st di Nata­lia Ginz­burg non è lo stes­so di Gio­van­ni Rabo­ni): le tra­du­zio­ni del­la Bib­bia dall’ebraico non sono tut­te affi­da­bi­li, eppu­re su di esse si basa­no la dot­tri­na del­la Chie­sa e l’interpretazione dei dog­mi. Per­ché allo­ra pub­bli­ca­re deci­ne di edi­zio­ni dei Pro­mes­si Spo­si o del­la Divi­na Com­me­dia? La plu­ra­li­tà in que­sti casi è una man­na: edi­zio­ni per tut­te le tasche e com­men­ti per tut­ti i gusti (si può leg­ge­re Dan­te com­men­ta­to da Ser­mon­ti o, e io lo pre­fe­ri­sco, da Bosco e Reg­gio).
    Nel­la mag­gio­ran­za dei casi, quan­do la pub­bli­ca­zio­ne vale, la fon­te è accom­pa­gna­ta anche da appa­ra­ti che appro­fon­di­sco­no la vita dell’autore e per­met­to­no di inqua­dra­re l’opera nel suo tem­po, ne sot­to­li­nea­no pre­gi e difet­ti, dico­no come è sta­ta let­ta e inter­pre­ta­ta dai poste­ri, maga­ri offro­no una nuo­va let­tu­ra del­la que­stio­ne aggior­nan­do la biblio­gra­fia dispo­ni­bi­le, ecc. Insom­ma dan­no una chia­ve di let­tu­ra a chi non è uno spe­cia­li­sta del­la mate­ria. Di soli­to, ma non è la rego­la, è un esper­to ad occu­par­se­ne. Ma cosa suc­ce­de se l’edizione è pri­va di appa­ra­ti cri­ti­ci e del­le imma­gi­ni del­le ope­re d’arte per man­te­ne­re bas­so il prez­zo di coper­ti­na (v. lo Schlos­ser di Medu­sa), oppu­re se il cura­to­re è uno stu­dio­so di este­ti­ca e non uno sto­ri­co dell’arte, cioè uno che cono­sce dav­ve­ro gli ogget­ti di cui sta par­lan­do (v. lo Schlos­ser di Quod­li­bet)? E se il tra­dut­to­re, non aven­do cono­scen­ze di sto­ria dell’arte, cre­de che Nico­lò da Uzza­no sia uno scul­to­re e non il sog­get­to di un famo­so busto-ritrat­to di Dona­tel­lo (suc­ce­de nell’edizione del­la Quod­li­bet)? Insom­ma le dif­fe­ren­ze tra un’edizione e l’altra sono innu­me­re­vo­li. Biso­gne­reb­be, come dice­va Danie­le, sape­re sce­glie­re.

    • Daniele Pitrolo 1 dicembre 2011 at 02:40 #

      si può leg­gere Dan­te com­men­tato da Ser­monti o, e io lo pre­fe­ri­sco, da Bo­sco e Reg­gio

      Oppu­re ricor­re­re ad Anna Maria Chia­vac­ci Leo­nar­di!

  4. Francesco 30 novembre 2011 at 16:17 #

    Non cre­do che la pub­bli­ca­zio­ne del­lo stes­so libro, con cura­te­la e tra­du­zio­ne diver­sa, da tre edi­to­ri sia sino­ni­mo di plu­ra­li­tà e mol­te­pli­ci­tà. Quan­do ero al liceo usci­ro­no come libri “nata­li­zi” due edi­zio­ni del­la “Histo­ria Lan­go­bar­do­rum” di Pao­lo Dia­co­no una per Val­la Edi­to­re a cura di Lidia Capo (quel­la che io acqui­stai e che anco­ra oggi è in ven­di­ta) e l’altra per Elec­ta a me sem­brò una occa­sio­ne spre­ca­ta per­che par­lia­mo del­la pub­bli­ca­zio­ne di docu­men­ti non dell’elaborazione di stu­di ori­gi­na­li. Di que­ste incre­di­bi­li dupli­ca­zio­ni libra­rie si pos­so­no fare mol­tis­si­mi esem­pi capi­ta­ti nell’editoria ita­lia­na e sono for­se lo spec­chio di una par­te del mon­do cul­tu­ra­le ita­lia­no dove le sco­per­te e gli stu­di si ten­go­no segre­ti e non vi è scam­bio di noti­zie ed infor­ma­zio­ni.

    • Daniele Pitrolo 1 dicembre 2011 at 02:49 #

      Tre pun­ti di vista diver­si su un libro. Que­sto mi pare (sul­la car­ta) un per­fet­to esem­pio di plu­ra­li­tà e mol­te­pli­ci­tà. Di ric­chez­za del­le idee e del­le rifles­sio­ni. Tre edi­zio­ni dif­fe­ren­ti che si ser­vo­no di diver­si stru­men­ti e quin­di si orien­ta­no ver­so tre distin­ti pub­bli­ci (poten­zial­men­te).
      Del resto anche lo stes­so stu­dio­so che affron­ta lo stes­so com­pi­to, può far­lo seguen­do rife­ri­men­ti varii a secon­da dell’editore (come spes­so ricor­da e riba­di­sce Cesa­re Segre).

      A naso, tra l’altro, pen­so che que­ste tre edi­zio­ni pos­sa­no vede­re la luce per l’avvenuto decor­so di settant’anni dal­la mor­te dell’autore: se il perio­do di pro­te­zio­ne post mor­tem fos­se più ridot­to, for­se que­sto nuo­vo inte­res­se sareb­be appar­so già da anni. Come ha recen­te­men­te det­to il com­mis­sa­rio euro­peo Nee­lie Kroes, il siste­ma attua­le dei dirit­ti d’autore è segna­to da gra­vi pro­ble­mi.

  5. Daniele Pitrolo 30 novembre 2011 at 15:47 #

    Fran­ce­sco, se spin­gia­mo all’estremo il tuo ragio­na­men­to, pos­sia­mo chie­der­ci per­ché fare usci­re più libri. Io cre­do, e non si trat­ta di una rifles­sio­ne limi­ta­ta all’editoria, che la plu­ra­li­tà e la mol­te­pli­ci­tà sia­no pre­fe­ri­bi­li, e che nes­sun moti­vo con­giun­tu­ra­le dovreb­be obbli­ga­re ad impor­re una ridu­zio­ne del­le pos­si­bi­li­tà che è, comun­que, un impo­ve­ri­men­to.
    Come sce­glie­re? Guar­dan­do, valu­tan­do l’editore, ed il cura­to­re, io direi.

  6. Francesco 30 novembre 2011 at 10:02 #

    Ma in un momen­to dif­fi­ci­le come que­sto, in un pae­se dove non si com­pra­no libri, era neces­sa­rio far usci­re qua­si con­tem­po­ra­nea­men­te tre tra­du­zio­ni del­lo stes­so volu­me? E poi il let­to­re, non solo spe­cia­liz­za­to, in base a que­le rego­la dovreb­be sce­glie­re tra i tre?

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