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Come perdere i pezzi?

Chu­cha Bar­ber del Bro­gan Museum con il ‘Cri­sto por­ta­cro­ce’ di Giro­la­mo Roma­ni­no, già a Mila­no, Pina­co­te­ca di Bre­ra

A fine set­tem­bre sul «Cor­rie­re del­la Sera» e in altre sedi sono usci­ti dei tra­fi­let­ti che han­no resa nota una que­stio­ne gra­ve e deli­ca­ta: il Cri­sto por­ta­cro­ce di Roma­ni­no di Bre­ra, patri­mo­nio del­lo Sta­to ita­lia­no dal 1998, è in ‘custo­dia cau­te­la­re’ al semi-sco­no­sciu­to Bro­gan Museum del­la Flo­ri­da. Era sta­to infat­ti man­da­to lì insie­me ad altri 49 dipin­ti alla mostra Baro­que Pain­ting in Lom­bar­dy from the Pina­co­te­ca di Bre­ra: a fine mostra, tut­te le ope­re sono tor­na­te a Bre­ra meno che la tela di Roma­ni­no. La ragio­ne è che i discen­den­ti di Fede­ri­co Gen­ti­li (a cui, in quan­to ebreo, era sta­to seque­stra­to il dipin­to da par­te del gover­no di Vichy) han­no recla­ma­to la pro­prie­tà dell’opera, e il gover­no ame­ri­ca­no ha deci­so di bloc­car­la negli Sta­ti Uni­ti in atte­sa di veri­fi­ca­re la que­stio­ne.

Una set­ti­ma­na fa (11 otto­bre), sul «New York Times» è usci­to un arti­co­lo che aggiun­ge ele­men­ti alla tri­ste vicen­da.

Com’è pos­si­bi­le nel 2011 anda­re incon­tro al serio rischio di per­de­re un pez­zo del patri­mo­nio arti­sti­co ita­lia­no? A que­sta doman­da sem­bra che nes­su­no sap­pia o voglia rispon­de­re.
Non si vuo­le toc­ca­re qui la deli­ca­tis­si­ma que­stio­ne legi­sla­ti­va in cor­so, per la qua­le si auspi­ca una riu­sci­ta posi­ti­va. Vi sono tut­ta­via vari pun­ti incom­pren­si­bi­li nel­la vicen­da del Cri­sto por­ta­cro­ce di Roma­ni­no, che gene­ra­no spon­ta­nee doman­de:

– Come mai Bre­ra non ha mai rispo­sto alla let­te­ra di recla­mo che Lio­nel Salem, un discen­den­te di Fede­ri­co Gen­ti­li, avreb­be scrit­to cir­ca die­ci anni fa?

– Come è sta­to pos­si­bi­le auto­riz­za­re l’esportazione tem­po­ra­nea del dipin­to di Roma­ni­no, nono­stan­te la let­te­ra di Salem che ren­de­va nota la tan­to pro­ble­ma­ti­ca que­stio­ne del­la pro­ve­nien­za?

– Come mai il dipin­to di Roma­ni­no, ese­gui­to intor­no al 1538, è sta­to man­da­to insie­me ad altre 49 ope­re di diver­sa epo­ca e natu­ra alla mostra dal tito­lo Baro­que Pain­ting in Lom­bar­dy from the Pina­co­te­ca di Bre­ra, tenu­ta­si al poco cono­sciu­to Bro­gan Museum di Tal­la­has­see (Flo­ri­da)?

– Come mai l’istituzione ita­lia­na non ha pre­te­so dall’ente rice­ven­te che appli­cas­se a prio­ri l’‘Immunity from sei­zu­re’ (su cui si veda: N. van Wou­den­berg, 2010), una pra­ti­ca ora­mai di rou­ti­ne che si attua e richie­de in tut­ti i mag­gio­ri musei mon­dia­li?

– Come spie­ga­re l’affermazione di Chu­cha Bar­ber (la chief exe­cu­ti­ve del Bro­gan Museum) che scri­ve a pro­po­si­to dei rap­por­ti con la Pina­co­te­ca di Bre­ra: “They’re only mad at us becau­se we tal­ked to the press”. […] The rea­li­ty is that they would have pre­fer­red that we never say any­thing to any­bo­dy”?

– Come mai non esi­ste un dibat­ti­to pub­bli­co, che sareb­be sola­men­te bene­fi­co, sul­la gra­vis­si­ma que­stio­ne?

Non voglia­mo insi­nua­re nul­la, e nem­me­no addi­ta­re col­pe­vo­li. Sola­men­te con­sta­ta­re che anche se l’impensabile acca­de, sem­bra che non inte­res­si a nes­su­no.


Cite this article as: Antonio Mazzotta, Come perdere i pezzi?, in "STORIEDELLARTE.com", 18 ottobre 2011; accessed 24 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2011/10/come-perdere-i-pezzi.html.

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13 Responses to Come perdere i pezzi?

  1. Sergio Momesso 5 novembre 2011 at 19:01 #

    Gra­zie, più velo­ci del­la luce!
    Il Cor­rie­re ha aggior­na­to l’immagine, chis­sà, for­se gra­zie al ping­back dei vostri com­men­ti.
    A farei i sofi­sti­ci si può però dire che la scel­ta resta tre­men­da: che orro­re la mani­ca del­la tuni­ca di Cri­sto, non è ros­so fra­go­la!
    Un po’ più rea­li­sti­ca è quel­la segna­la­ta in que­sto post. Ecco il link: http://bit.ly/tV5r03

    • Daniele Pitrolo 5 novembre 2011 at 19:35 #

      Il pdf del­la pri­ma ver­sio­ne è qui [link rimos­so].
      Anto­nio, il tra­fi­let­to è pes­si­mo, asso­lu­ta­men­te, ma una novi­tà c’è.

      Vener­dì le auto­ri­tà Usa han­no for­ma­liz­za­to il seque­stro.

      È posi­ti­vo che il caso non ven­ga dimen­ti­ca­to. Che corriere.it abbia come solo mez­zo però di pub­bli­ca­re que­sto tra­fi­let­to, è afflig­gen­te, segno di un ama­to­ri­smo imba­raz­zan­te.
      Ser­gio, cre­de­vo che i ping­back, i rim­bal­zi, arri­vas­se­ro solo ai siti su word­press: sba­glia­vo?

      • admin 5 novembre 2011 at 23:37 #

        Ciao,
        gra­zie per il com­men­to. E per aver­mi dato l’opportunità di un con­trol­lo.
        Non sono un esper­to in ping- e track-back, ma cre­do sia­no pro­to­col­li teo­ri­ca­men­te vali­di alme­no per tut­te le più dif­fu­se piat­ta­for­me per blog.
        Natu­ral­men­te, si tro­va­no discre­te spie­ga­zio­ni:
        http://bit.ly/uGdCxB
        http://bit.ly/uel3QG

      • Daniele Pitrolo 12 novembre 2011 at 11:33 #

        Rimuo­vo il docu­men­to dall’indirizzo segna­la­to, lo con­ser­vo e resta dispo­ni­bi­le in caso di neces­si­tà.

  2. Antonio Mazzotta 5 novembre 2011 at 18:06 #

    Infat­ti Danie­le, è così.. Che sciat­te­ria il Cor­rie­re… e che raz­za d’articolo è? Ave­va­no reso noto loro stes­si il caso a fine set­tem­bre, e mi pare che il pez­zo di oggi non aggiun­ga nul­la di nuo­vo

  3. Daniele Pitrolo 5 novembre 2011 at 17:11 #

    Un aggior­na­men­to da Corriere.it, che sba­glia l’illustrazione dell’articolo.

  4. Daniele Pitrolo 19 ottobre 2011 at 15:24 #

    Il Roma­ni­no è sta­to paga­to con il dena­ro dei con­tri­buen­ti, e con gli stes­si fon­di cura­to nel tem­po. Eppu­re la que­stio­ne eco­no­mi­ca è e deve esse­re di secon­do pia­no di fron­te al pro­ble­ma giu­ri­di­co: la licei­tà del­la resti­tu­zio­ne è prio­ri­ta­ria.
    Allo stes­so modo, sia­mo lie­ti che i musei sta­tu­ni­ten­si abbia­no affron­ta­to le que­stio­ni di dirit­to e tra­la­scia­to l’ambito eco­no­mi­co quan­do si è trat­ta­to del­le resti­tu­zio­ni dei beni tra­fu­ga­ti all’Italia.
    Un pro­ble­ma esi­ste, e riguar­da l’acquisto: come è potu­to acca­de­re sen­za con­sa­pe­vo­lez­za da par­te dell’amministrazione? Non esi­ste una ban­ca dati che recen­si­sca i beni spo­lia­ti, vi era reper­to­ria­to? Se così fos­se vi sareb­be una gra­ve man­can­za pro­fes­sio­na­le da par­te dei respon­sa­bi­li dell’acquisizione, e le respon­sa­bi­li­tà devo­no esse­re accer­ta­te.
    Miche­lan­ge­lo, tro­vo cor­ret­ta la richie­sta di una mag­gio­re pon­de­ra­zio­ne nei pre­sti­ti.
    Tut­ta­via le dimen­sio­ni del museo non mi sem­bra­no esse­re un discri­mi­ne vali­do per deter­mi­na­re se con­ce­de­re o meno il pre­sti­to. Para­dos­sal­men­te i pic­co­li musei pos­so­no esse­re più capa­ci di alle­sti­re mostre cul­tu­ral­men­te signi­fi­ca­ti­ve che non i gran­di, spes­so vin­co­la­ti ad esi­gen­ze di cas­sa. Ad un gran­de museo, tut­ta­via, è poli­ti­ca­men­te scon­ve­nien­te nega­re un pre­sti­to, per­ché ha vali­di stru­men­ti di ritor­sio­ne.
    La doman­da mi sem­bra esse­re un’altra: per­ché que­sta col­la­bo­ra­zio­ne? Così come il Lou­vre ha comu­ni­ca­to aper­ta­men­te sul restau­ro del­la Sant’Anna, i musei dovreb­be­ro più chia­ra­men­te espor­re i moti­vi in gio­co in caso di pre­sti­ti sì impor­tan­ti: qua­li sono sta­ti i moti­vi per la scel­ta, qua­li i bene­fi­ci (fur­ti­va­men­te evo­ca­ti dal­la Ban­de­ra nel video) per Bre­ra? Sen­za tut­ta­via toglie­re ai fun­zio­na­ri le loro pre­ro­ga­ti­ve di sce­glie­re in base alle infor­ma­zio­ni di cui dispon­go­no.

    Costan­ti­no, il per­ché del­la pre­sen­za di Roma­ni­no è spie­ga­to da San­dri­na Ban­de­ra nel video (a par­ti­re da 0:45): Baro­que non vale come defi­ni­zio­ne gene­ri­ca ma cro­no­lo­gi­ca (con un’estensione, a dire del­la Ban­de­ra, tal­men­te ampia che, a mio dire, diven­ta una defi­ni­zio­ne vuo­ta).

    Anto­nio ha per­fet­ta­men­te evi­den­zia­to come sia sta­ta man­che­vo­le, l’operazione. Visto quel­lo che è sta­to tra­la­scia­to, diven­ta super­fluo, imma­gi­no, chie­der­si se è sta­ta fat­ta un’analisi del rischio e che misu­re sono sta­te pre­se, eppu­re non è affat­to una que­stio­ne secon­da­ria. Cesa­re Bran­di invei­va con­tro le mostre tem­po­ra­nee dicen­do “Un gior­no uno di que­sti aerei cari­chi di ope­re cadrà”. For­tu­na­ta­men­te, che io sap­pia, anco­ra non è suc­ces­so, ma non è per que­sto che la doman­da non è per­ti­nen­te, soprat­tut­to nel caso in cui un solo pre­sta­ta­rio for­ni­sce un signi­fi­ca­ti­vo nume­ro di ope­re: le cari­chia­mo tut­te sul­lo stes­so aereo?

    • Serena D'Italia 19 ottobre 2011 at 20:12 #

      Pur­trop­po è già suc­ces­so anche il disa­stro aereo, come ricor­da­vo in que­sto post.
      Il fat­to che si trat­ti di un’opera paga­ta con sol­di pub­bli­ci ovvia­men­te non deve influi­re sul­la que­stio­ne del­la resti­tu­zio­ne, ma su quel­la del­la comu­ni­ca­zio­ne sì: trop­po como­do rispon­de­re “no com­ment”.

      • Daniele Pitrolo 20 ottobre 2011 at 00:06 #

        Ave­vo dimen­ti­ca­to la segna­la­zio­ne del disa­stro aereo: chie­do scu­sa!
        Sul­la comu­ni­ca­zio­ne, sono per­fet­ta­men­te d’accordo. Anzi, la tra­spa­ren­za dovreb­be esse­re siste­ma­ti­ca e non occa­sio­na­le in caso di pro­ble­mi.

  5. Costantino della Malghera 19 ottobre 2011 at 12:29 #

    Beh al di là del­la que­stio­ne ere­di­tà o meno, che ci face­va un Roma­ni­no in una mostra sul Baroc­co lom­bar­do? Chi ha cura­to que­sta mostra? Se met­ti il Roma­ni­no nel baroc­co, per­ché non un Hayez (o for­se c’era anche lui?) o un Siro­ni?

  6. Michelangelo Moggia 19 ottobre 2011 at 11:30 #

    Al di là di come fini­rà que­sta vicen­da, si dovreb­be dare un giro di vite ai pre­sti­ti di ope­re d’arte e valu­ta­re bene se e quan­do man­da­re in giro qual­co­sa.

    A mag­gior ragio­ne ad un museo come il Bro­gan di Tal­la­has­see che, guar­dan­do sul sito, non è para­go­na­bi­le nem­me­no alla più minu­sco­la pina­co­te­ca spar­sa nell’angolo più sper­du­to dell’Italia.

  7. Serena D'Italia 19 ottobre 2011 at 01:36 #

    In atte­sa di sape­re che fine farà il Roma­ni­no paga­to con i nostri sol­di, pre­pa­ria­mo­ci a sepa­rar­ci even­tual­men­te anche dall’altro qua­dro recla­ma­to dagli ere­di di Gen­ti­li, che casual­men­te è fini­to anch’esso a Bre­ra una qua­ran­ti­na di anni fa: si trat­ta del­la “Madon­na col Bam­bi­no” di Zena­le già appar­te­nu­ta al col­le­zio­ni­sta mila­ne­se Aldo Nose­da, poi spa­ri­ta dal­la cir­co­la­zio­ne e ricom­par­sa sul mer­ca­to anti­qua­rio negli anni Set­tan­ta: Sche­da Fon­da­zio­ne Zeri

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