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Art for the Nation”

Ritrat­to di Sir Char­les Eastla­ke. Foto © The Natio­nal Gal­le­ry, Lon­don

Fino al 30 otto­bre la Natio­nal Gal­le­ry di Lon­dra ren­de omag­gio a Sir Char­les Eastla­ke con la pic­co­la mostra Art for the Nation.
Se il suo ruo­lo di pri­mo diret­to­re del museo (o di second foun­da­tor, a det­ta del­la cura­tri­ce Susan­na Ave­ry-Quash) è uni­ver­sal­men­te noto, meno famo­se sono le sue atti­vi­tà di pit­to­re, cono­sci­to­re e col­le­zio­ni­sta, esplo­ra­te qui in sezio­ni minu­te ma mol­to chia­re.
L’esposizione con­sta di sei dipin­ti e una deci­na di docu­men­ti d’archivio: tut­to qui. Eppu­re, tut­to tie­ne. A fare da filo con­dut­to­re sono i tac­cui­ni di viag­gio di Eastla­ke (in pic­co­la par­te espo­sti, in par­te tra­scrit­ti nel­le dida­sca­lie del­la mostra, e da poco inte­gral­men­te pub­bli­ca­ti dal­la Wal­po­le Socie­ty), che copro­no un arco cro­no­lo­gi­co di qua­si quarant’anni. All’interno vi si leg­go­no appun­ti sul­le tec­ni­che e i mate­ria­li pit­to­ri­ci, medi­ta­zio­ni sul­la Bel­lez­za (pen­sa­te per i suoi stu­den­ti del­la Royal Aca­de­my, di cui fu elet­to pre­si­den­te nel 1850) e sul modo miglio­re di alle­sti­re i dipin­ti; ma soprat­tut­to lun­ghe osser­va­zio­ni sui qua­dri visti, in col­le­zio­ni pub­bli­che e pri­va­te, duran­te i suoi viag­gi da diret­to­re. Sono loro, i tra­vel note­books, a for­ni­re la chia­ve inter­pre­ta­ti­va per la scel­ta e l’accostamento dei dipin­ti in mostra, sele­zio­na­ti sostan­zial­men­te come case stu­dies.

Il pri­mo qua­dro espo­sto è una copia dell’Assas­si­nio di san Pie­tro mar­ti­re di Tizia­no, dipin­ta da Eastla­ke nel 1830. L’opera, di per sé medio­cre, ha però un dop­pio valo­re di testi­mo­nian­za: oltre a dar­ci un’idea del­la sua pro­du­zio­ne arti­sti­ca, dimo­stra il rigo­re con cui, mol­to pri­ma di lavo­ra­re per la Natio­nal Gal­le­ry e con ben altre fina­li­tà, sapes­se osser­va­re e stu­dia­re i dipin­ti. Va infat­ti let­ta in paral­le­lo agli appun­ti coe­vi sull’originale tizia­ne­sco che egli pre­se a mar­gi­ne del­la sua gui­da di Boschi­ni (Descri­zio­ne di tut­te le pub­bli­che pit­tu­re del­la cit­tà di Vene­zia e iso­le cir­con­vi­ci­ne), e alla tra­scri­zio­ne di alcu­ne rifles­sio­ni sul­la tec­ni­ca del pit­to­re vene­zia­no.

La sezio­ne cen­tra­le è dedi­ca­ta al perio­do in cui Eastla­ke fu diret­to­re (1855–1865): par­ti­co­la­re atten­zio­ne vie­ne data ai viag­gi euro­pei com­piu­ti ogni anno (insie­me alla moglie, al dome­sti­co Nicho­las Tuc­ker, e con un fon­do di 10,000 £) per incre­men­ta­re la col­le­zio­ne musea­le. Qui sono pre­sen­ti tre qua­dri com­pe­ra­ti da Eastla­ke per la Natio­nal Gal­le­ry, affian­ca­ti da dida­sca­lie che rac­con­ta­no i retro­sce­na degli acqui­sti. Mol­to inte­res­san­te il caso de La Madon­na del pra­to di Bel­li­ni: Eastla­ke se la aggiu­di­cò a un prez­zo deci­sa­men­te infe­rio­re al suo valo­re di mer­ca­to, poi­ché l’opera era allo­ra attri­bui­ta a Basai­ti, pit­to­re mino­re – e come tale fu pre­sen­ta­ta nei suc­ces­si­vi cata­lo­ghi. Ma da una let­te­ra (espo­sta) di Lady Eastla­ke, scrit­ta pochi gior­ni dopo l’acquisto, sap­pia­mo che egli era in real­tà per­fet­ta­men­te con­sa­pe­vo­le dell’errata attri­bu­zio­ne: «[…] It is a Bel­li­ni… Which is a dead secret for the pre­sent».
Pochi metri più in là, qua­si per par con­di­cio, è espo­sto inve­ce un San Gero­la­mo nel suo stu­dio, da Eastla­ke attri­bui­to a Bel­li­ni, ma oggi rico­no­sciu­to di mano di Vin­cen­zo Cate­na.

Vin­cen­zo Cate­na, “San Gero­la­mo nel­lo stu­dio”, 1510 ca. Olio su tela, cm 75,9 x 98,4. © The Natio­nal Gal­le­ry, Lon­don. Acqui­sto 1862.


Il suo occhio da cono­sci­to­re, se lo aiu­tò, a vol­te, nel com­mer­cio di ope­re d’arte, sep­pe por­si anche al ser­vi­zio di ambi­ti più disin­te­res­sa­ti: in par­ti­co­la­re, le sue ricer­che sul Rina­sci­men­to lom­bar­do furo­no in gra­do di get­ta­re luce sull’identità del Ber­go­gno­ne (pre­sen­te in mostra con la pala d’altare La Madon­na e il Bam­bi­no con San­te) e di Andrea Sola­rio.

L’ultima sezio­ne è dedi­ca­ta ai dipin­ti che Eastla­ke scel­se per la sua col­le­zio­ne pri­va­ta. A esem­pli­fi­ca­re il suo gusto per­so­na­le, un’opera di Pisa­nel­lo (La Madon­na e il Bam­bi­no con s. Gior­gio e sant’Antonio Aba­te, visi­bil­men­te ritoc­ca­ta nel XIX seco­lo) e una di Bono da Fer­ra­ra (San Gero­la­mo nel pae­sag­gio); se la pri­ma va inse­ri­ta in una cor­ren­te di gusto mol­to dif­fu­sa a metà Otto­cen­to, più sin­go­la­re è la secon­da, che testi­mo­nia l’interesse pio­ne­ri­sti­co di Eastla­ke per la Ear­ly Fer­ra­re­se School.

Tra i docu­men­ti espo­sti, meri­ta­no infi­ne con­si­de­ra­zio­ne i tac­cui­ni di Sir Wil­liam Boxall, suc­ces­so­re di Eastla­ke alla dire­zio­ne del museo (1866–1874): Boxall fece copia­re diver­si pas­sag­gi dei tra­vel note­books di Eastla­ke, tra cui alcu­ne osser­va­zio­ni sull’allestimento del­la Gal­le­ria di Dre­sda (dal colo­re del­le pare­ti, all’illuminazione, alla scel­ta del­le cor­ni­ci).
La mostra si chiu­de pro­prio sull’attenzione di Eastla­ke per la real­tà musea­le con­cre­ta, get­tan­do un pon­te ver­so il pre­sen­te: i cata­lo­ghi scien­ti­fi­ci, l’ordinamento cro­no­lo­gi­co e per scuo­le, e i car­tel­li­ni dei dipin­ti (tut­te ‘novi­tà’ del 1856) sono tra le ere­di­tà più impor­tan­ti del­la sua gestio­ne.

Tac­cui­no di viag­gio di Sir Char­les Eastla­ke, 1858. Car­ta. © Natio­nal Gal­le­ry Libra­ries and Archi­ve.

Cite this article as: Chiara Di Stefano, Art for the Nation”, in "STORIEDELLARTE.com", 30 agosto 2011; accessed 18 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2011/08/art-for-the-nation.html.

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One Response to Art for the Nation”

  1. Daniele Pitrolo 9 settembre 2011 at 22:17 #

    Mi incu­rio­si­sce l’appunto sui car­tel­li­ni dei dipin­ti: mi chie­do se furo­no una novi­tà per la Natio­nal Gal­le­ry, ma pra­ti­ca già adot­ta­ta da altre isti­tu­zio­ni, o se si trat­tò di una pri­ma asso­lu­ta.
    Per il resto, mi sem­bra sia sug­ge­ri­to un pre­do­mi­na­re dell’Italia, come arte e come desti­na­zio­ne dei viag­gi, cosa che non stu­pi­reb­be, ed anzi con­fer­ma quan­to illu­stra­va Voir l’Italie et mou­rir, la mostra del 2009 al Musée d’Orsay, aggiun­gen­do un aspet­to: il viag­gio mer­can­ti­le.

    D

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