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Piccole leggi per grandi mostre

La sel­va legi­sla­ti­va ita­lia­na sta per arric­chir­si di una nuo­va pian­ta: il mese scor­so infat­ti il Sena­to ha appro­va­to il dise­gno di leg­ge 996 – pre­sen­ta­to da Dia­na De Feo (PdL) – che san­ci­sce l’insequestrabilità dei beni cul­tu­ra­li stra­nie­ri che si tro­vi­no espo­sti tem­po­ra­nea­men­te in Ita­lia, anche nel caso che sia­no in cor­so in quel momen­to «pro­ce­di­men­ti giu­di­zia­ri con­cer­nen­ti la loro pro­prie­tà o il loro pos­ses­so».
Ma per­ché mai con­ce­pi­re un testo del gene­re?

Biga di Mon­te­leo­ne di Spo­le­to, II quar­to del VI sec. a.C.. New York, Metro­po­li­tan Museum

Duran­te la discus­sio­ne De Feo ha ampia­men­te spie­ga­to che «le gran­di, pre­sti­gio­se mostre sono occa­sio­ni uni­che, spes­so indi­men­ti­ca­bi­li, sto­ri­che, non solo per gli stu­dio­si, ma anche per il vasto pub­bli­co di visi­ta­to­ri, ita­lia­ni e stra­nie­ri, per appro­fon­di­re la cono­scen­za dell’arte, che si trat­ti di un sin­go­lo arti­sta, ovve­ro di gran­di e com­ples­si movi­men­ti arti­sti­ci» (segui­va a que­sto pun­to un con­fu­so bigna­mi del­la mate­ria, ad uso dei col­le­ghi che fos­se­ro sta­ti disat­ten­ti duran­te le lezio­ni di ter­za media: «Il Tre­cen­to, Giot­to e le influen­ze bizan­ti­ne, il Rina­sci­men­to, Cara­vag­gio e i cara­vag­gi­sti, Ber­ni­ni e il baroc­co, Cano­va e il neo­clas­si­co, l’impressionismo, il futu­ri­smo, l’astrattismo, il sur­rea­li­smo e, poi, l’arte anti­ca gre­ca e roma­na, le gran­di sta­gio­ni arti­sti­che orien­ta­li, con i teso­ri dell’arte cine­se e india­na, la rico­stru­zio­ne di impor­tan­tis­si­me col­le­zio­ni, come la Giu­sti­nia­ni che, qual­che anno fa, fu espo­sta pro­prio a Palaz­zo Giu­sti­nia­ni, o quel­la Far­ne­se, ora in mostra all’Ambasciata di Fran­cia»).

Disgra­zia­ta­men­te, «que­ste ini­zia­ti­ve sono sta­te fino ad oggi osta­co­la­te dal­la indi­spo­ni­bi­li­tà di alcu­ni pre­sta­to­ri stra­nie­ri ad invia­re ope­re in Ita­lia (…) a cau­sa di poten­zia­li prov­ve­di­men­ti di seque­stro da par­te dell’autorità giu­di­zia­ria»; «assu­me in meri­to un valo­re emble­ma­ti­co il caso del­le ope­re d’arte pre­sen­ti a Tai­wan nel museo di Tai­pei, (…) in quan­to il gover­no tai­wa­ne­se teme che la Repub­bli­ca popo­la­re cine­se, recla­man­te la pro­prie­tà del­le ope­re, pos­sa chie­der­ne il seque­stro quan­do esse sono pre­sen­ti nel ter­ri­to­rio di altri Sta­ti. Que­sto è anche il caso di ope­re ita­lia­ne all’estero. Un esem­pio per tut­ti: la cele­bre biga etru­sca di Mon­te­leo­ne di Spo­le­to, uni­ca al mon­do, espo­sta al Metro­po­li­tan Museum of Art di New York e mai pre­sta­ta al nostro Pae­se».

La sena­tri­ce ha pre­ci­sa­to che i prov­ve­di­men­ti del dise­gno di leg­ge «non si appli­ca­no (…) qua­lo­ra il rea­to sia sta­to com­mes­so in Ita­lia». Per­ché allo­ra cita­re la biga di Mon­te­leo­ne, che noto­ria­men­te appar­tie­ne a quel­la cate­go­ria? Era sem­pli­ce­men­te il pri­mo dei risul­ta­ti di ricer­ca su Goo­gle? E nel caso si sco­pris­se che un’opera è sta­ta ruba­ta dall’Italia solo dopo aver fir­ma­to la solen­ne pro­mes­sa di resti­tu­zio­ne, cosa suc­ce­de­reb­be? È eti­ca­men­te cor­ret­to espor­re ogget­ti acqui­si­ti ille­gal­men­te pur di stac­ca­re qual­che bigliet­to in più a una mostra, sem­pli­ce­men­te in con­si­de­ra­zio­ne del fat­to che tan­to non sono sta­ti sot­trat­ti a noi?
Come ha fat­to nota­re di sfug­gi­ta Sal­va­to­re Set­tis in un arti­co­lo di qual­che gior­no fa, una leg­ge del gene­re vani­fi­che­reb­be sessant’anni di lavo­ro per la resti­tu­zio­ne del­le ope­re d’arte raz­zia­te dai nazi­sti alle vit­ti­me dell’Olocausto, vio­lan­do anche la Costi­tu­zio­ne ita­lia­na.
E infi­ne: in que­sto modo non si cor­re maga­ri il rischio di favo­ri­re qual­che col­le­zio­ni­sta sen­za scru­po­li, per­met­ten­do­gli di espor­re al pub­bli­co sen­za timo­ri qua­dri e scul­tu­re fino­ra sep­pel­li­ti in un caveau sviz­ze­ro?

Que­sti dub­bi però non han­no sfio­ra­to i pre­sen­ti, di ogni par­te poli­ti­ca: l’approvazione si è con­clu­sa a tem­po di record e all’unanimità, con tan­to di applau­si gene­ra­li. Resta da capi­re come mai il pro­ble­ma del seque­stro dei beni arti­sti­ci duran­te le espo­si­zio­ni tem­po­ra­nee toglies­se il son­no ai nostri gover­nan­ti… Non vor­rei dover­lo sco­pri­re visi­tan­do qual­che mostra il pros­si­mo autun­no.

Cite this article as: Serena D'Italia, Piccole leggi per grandi mostre, in "STORIEDELLARTE.com", 26 luglio 2011; accessed 30 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2011/07/piccole-leggi-per-grandi-mostre.html.

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