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Recensioni”: Enrico Castelnuovo per “L’Indice dei libri del mese”

L’Indice dei libri del mese mi ha gen­til­men­te con­ces­so di ripub­bli­ca­re una recen­sio­ne di Enri­co Castel­nuo­vo appar­sa sul­lo scor­so nume­ro di mag­gio. Ve la segna­lo per­ché si occu­pa di due pam­phle­ts inte­res­san­ti e che negli ulti­mi mesi stan­no facen­do mol­to discu­te­re sto­ri­ci dell’arte e non.

Un Miche­lan­ge­lo tasca­bi­le?
di Enri­co Castel­nuo­vo

Due libret­ti (il dimi­nu­ti­vo si rife­ri­sce al for­ma­to) esco­no qua­si con­tem­po­ra­nea­men­te dedi­ca­ti al mede­si­mo sog­get­to: l’acquisto (incau­to?) da par­te del­lo sta­to ita­lia­no di un pic­co­lo (41,3 x 39,7 cm) cro­ci­fis­so in legno (di tiglio?) rico­no­sciu­to da alcu­ni emi­nen­ti sto­ri­ci dell’arte come pos­si­bi­le ope­ra gio­va­ni­le di Miche­lan­ge­lo.

L’opera è sta­ta paga­ta al noto anti­qua­rio tori­ne­se Gian­car­lo Gal­li­no, da poco man­ca­to, tre milio­ni e due­cen­to­cin­quan­ta­mi­la euro. Som­ma assai mode­sta per un auten­ti­co Miche­lan­ge­lo, ecces­si­va per un’opera di un eccel­len­te legna­io­lo quat­tro­cen­te­sco fio­ren­ti­no. A par­te il prez­zo, nei due testi si discu­te il com­por­ta­men­to dei mem­bri sto­ri­ci dell’arte del comi­ta­to tec­ni­co-scien­ti­fi­co per i beni sto­ri­co-arti­sti­ci del mini­ste­ro per i Beni cul­tu­ra­li che ne han­no avval­la­to l’acquisto, lo straor­di­na­rio boom media­ti­co che ha accom­pa­gna­to la nuo­va attri­bu­zio­ne al Divi­nis­si­mo e le varie espo­si­zio­ni (epi­fa­nie, si vor­reb­be dire) dell’opera: nell’ambasciata ita­lia­na pres­so la San­ta Sede, alla Came­ra dei depu­ta­ti e via via per l’Italia, accom­pa­gna­te da un pub­bli­co di tut­ta eccel­len­za. Gli auto­ri sono due ex “nor­ma­li­sti”. Clau­dio Giun­ta, ita­lia­ni­sta, il pri­mo, Toma­so Mon­ta­na­ri, sto­ri­co dell’arte, il secon­do. Il “fini­to di stam­pa­re” del pri­mo testo por­ta la data 15 feb­bra­io 2011, quel­lo del secon­do mar­zo 2011. “Com­me c’est bizar­re, com­me c’est curieux, et quel­le coin­ci­den­ce” avreb­be scrit­to Jone­sco.
Difat­ti qual­co­sa di stra­no c’è. A quan­to si leg­ge Giun­ta – il non addet­to ai lavo­ri – sareb­be venu­to a cono­scen­za del­la vicen­da nel cor­so di cene fio­ren­ti­ne con ami­ci sto­ri­ci dell’arte a cui non la si dava da bere – apo­ti avreb­be det­to Prez­zo­li­ni – ma mol­to ciar­lie­ri, e for­se – aggiun­ge­re­mo – gra­zie a qual­che sogno da cui sem­bra ven­ga di fre­quen­te visi­ta­to. Quan­to a Mon­ta­na­ri, era da un bel po’ che inter­ve­ni­va cri­ti­ca­men­te su que­sto sog­get­to, ma il suo libro è sta­to bru­cia­to nel­la vola­ta fina­le. Nien­te di male, i due auto­ri sono, o alme­no era­no, ami­cis­si­mi, e il Giun­ta con­fes­sa a più ripre­se quan­to deve al Mon­ta­na­ri. Que­sti sarà for­se meno bril­lan­te e pet­te­go­lo, ma cer­to è più “gründ­lich” (pro­fon­do, soli­do) avreb­be det­to Gad­da – e anche filo­lo­gi­ca­men­te più cor­ret­to, in quan­to la fan­ta­ri­spo­sta imma­gi­na­ta da Giun­ta come data da uno pseu­do Lon­ghi: “Cri­sto sì, Cara­vag­gio, mi dia quel caz­zo di asse­gno” a un anti­qua­rio che gli chie­de­va ansio­sa­men­te con­to di un qua­dro, sem­bra, ove la si dati ver­so il 1960, dif­fi­cil­men­te accet­ta­bi­le da uno sto­ri­co del­la lin­gua e da chi abbia cono­sciu­to il model­lo del par­lan­te. Ma, a par­te la “Gründ­li­ch­keit”, il pet­te­go­lez­zo e il modus scri­ben­di, per­ché que­sti due libret­ti?
Per denun­cia­re il fat­to che in tem­pi duris­si­mi per la tute­la dei monu­men­ti si spen­da­no più di tre milio­ni di euro per un’opera dal­la dub­bia pater­ni­tà? Per­ché i mem­bri del comi­ta­to tec­ni­co-scien­ti­fi­co non si sono rivol­ti, pri­ma di deci­de­re l’acquisto, a esper­ti di scul­tu­ra fio­ren­ti­na tar­do quat­tro­cen­te­sca? Per il roboan­te, incal­zan­te quan­to melen­so tam tam pub­bli­ci­ta­rio che ha visto par­te­ci­pi pres­so­ché tut­ti i media? Per gli usi che sono sta­ti attri­bui­ti all’opera: risol­le­va­re gli spi­ri­ti in tem­pi gra­mi attra­ver­so la sco­per­ta e l’acquisizione al patri­mo­nio del pae­se di un pro­dot­to del genio ita­li­co, uti­liz­za­re la mede­si­ma come car­te de visi­te, facil­men­te tra­spor­ta­bi­le, dell’arte ita­lia­na nel mon­do, stru­men­to di pro­mo­zio­ne del made in Ita­ly? Per la sdruc­cio­lo­sa con­ver­gen­za con­su­ma­ta­si attor­no a quest’opera tra il tro­no e l’altare? Tut­ti ele­men­ti da pren­de­re nel­la dovu­ta con­si­de­ra­zio­ne.
E tut­ta­via: per­ché non dare qual­che illu­stra­zio­ne dell’opera? Solo il libret­to di Giun­ta mostra il Cro­ci­fis­so in una teca di vetro sor­ve­glia­ta da due poli­ziot­ti in un’illeggibile mini­fo­to di coper­ti­na. Lo dico per­ché, anche se non di Miche­lan­ge­lo, il Cro­ci­fis­so, lo ricor­do bene, è mol­to bel­lo e non mi ha stu­pi­to la (pos­si­bi­le) bat­tu­ta di Zeri, “Se non è Miche­lan­ge­lo è Dio!”. Tem­po addie­tro, in un’accesa discus­sio­ne alla com­mis­sio­ne cul­tu­ra del Con­si­glio comu­na­le di Tori­no sull’acquisto di un cro­ci­fis­so attri­bui­to a Giam­bo­lo­gna, alla doman­da se i mem­bri del­la com­mis­sio­ne aves­se­ro visto l’opera ricor­do il pre­si­den­te rispon­de­re imba­raz­za­to: “Pur­trop­po l’abbiamo vista solo io e il con­si­glie­re tale”. Sareb­be sta­to oppor­tu­no, indi­spen­sa­bi­le anzi, mostra­re ai let­to­ri l’immagine dell’opera in que­stio­ne, ma for­se la sto­ria dell’arte è una cosa trop­po seria per esse­re lascia­ta al pub­bli­co? Ma che dire sul lasciar­la ai soli sto­ri­ci dell’arte?
Sul pro­ble­ma di una sto­ria dell’arte che dovreb­be por­ta­re a un’ampia e seria edu­ca­zio­ne del pub­bli­co, anzi dei pub­bli­ci, di un pae­se ric­chis­si­mo in ope­re d‘arte, sugli effet­ti rovi­no­si del­la “cul­tu­ra dell’evento”, sugli usi impro­pri del­le ope­re, sui gra­vi peri­co­li del­la loro incal­zan­te “movi­men­ta­zio­ne” che le espo­ne fatal­men­te a dan­ni sono per­fet­ta­men­te d’accordo con Mon­ta­na­ri. Ma non so se nel­la nostra iper­di­sa­stra­ta situa­zio­ne il lan­cio con­tem­po­ra­neo di que­sti due bru­lot­ti ser­vi­rà a qual­co­sa oltre che ad accre­sce­re la noto­rie­tà dei loro auto­ri.
(da L’Indice dei libri del mese, mag­gio 2011)


[Aggior­na­men­to: si veda la repli­ca di Mon­ta­na­ri]

Clau­dio Giun­ta
COME SI DIVENTAMICHELANGELO
pp. 121, € 13,50,
Don­zel­li, Roma 2011
Infor­ma­zio­ni: Dal sito dell’autore

Toma­so Mon­ta­na­ri
A COSA SERVE MICHELANGELO?
pp. 129, € 10,
Einau­di, Tori­no 2011
Infor­ma­zio­ni: Inter­vi­sta all’autore | Som­ma­rio su Wuz.it | FAHRENHEIT del 13/06/2011 – CONVERSAZIONE CON TOMASO MONTANARI

Cite this article as: Serena D'Italia, Recensioni”: Enrico Castelnuovo per “L’Indice dei libri del mese”, in "STORIEDELLARTE.com", 12 giugno 2011; accessed 21 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2011/06/recensioni-enrico-castelnuovo-per.html.

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2 Responses to Recensioni”: Enrico Castelnuovo per “L’Indice dei libri del mese”

  1. serena 14 giugno 2011 at 19:19 #

    Allo­ra dico anch’io la mia, così attra­ver­sia­mo tut­te le sfu­ma­tu­re di opi­nio­ne come nel­le tri­bu­ne poli­ti­che (anche se ho sem­pre dete­sta­to il con­cet­to di par con­di­cio).

    I libret­ti di Giun­ta e Mon­ta­na­ri sono uti­li e intel­li­gen­ti, han­no otte­nu­to il meri­ta­to suc­ces­so e otti­me cri­ti­che. Onli­ne ci sono deci­ne di rias­sun­ti­ni elo­gia­ti­vi, ma mi è sem­bra­to inte­res­san­te ripor­ta­re que­sta recen­sio­ne in par­ti­co­la­re per diver­si moti­vi: apprez­zo mol­to la sezio­ne arte de L’Indice, l’autore del testo cono­sce bene alcu­ne del­le par­ti in cau­sa e soprat­tut­to ho pen­sa­to che una voce un po’ dis­so­nan­te avreb­be favo­ri­to la discus­sio­ne sull’argomento.

    La recen­sio­ne è in pie­no sti­le Castel­nuo­vo, iro­ni­ca o for­se sar­ca­sti­ca, ma non mi pare affat­to insul­tan­te, né mi sen­to di liqui­dar­la come la rea­zio­ne di un vec­chio baro­ne ina­ci­di­to dal veder­si mes­so in qual­che modo in discus­sio­ne.
    Nel rac­con­to di Giun­ta e Mon­ta­na­ri in mol­ti sem­bra­no esse­re spin­ti ad agi­re dal­la bra­ma di noto­rie­tà, ma trat­tan­do­si di un difet­to dif­fi­cil­men­te defi­ni­bi­le e quan­ti­fi­ca­bi­le può anche capi­ta­re che qual­cu­no rispe­di­sca la cri­ti­ca al mit­ten­te; la bra­ma di dena­ro (soprat­tut­to di quel­lo pub­bli­co) è un altro discor­so, che for­se ver­rà affron­ta­to in tri­bu­na­le, come è giu­sto che sia. 

    Per­so­nal­men­te l’unica cri­ti­ca che mi sen­to di muo­ve­re riguar­da i toni con cui è sta­to dipin­to l’antiquario coin­vol­to, Gian­car­lo Gal­li­no: chi l’ha cono­sciu­to sa che era una per­so­na one­sta e face­va il suo lavo­ro con gran­de amo­re per le ope­re e per i musei ita­lia­ni; era lui il pri­mo a far noti­fi­ca­re gli ogget­ti in suo pos­ses­so e il patri­mo­nio arti­sti­co pie­mon­te­se gli deve mol­tis­si­mo (lo so, farà sor­ri­de­re chi è abi­tua­to a bat­te­re le coor­di­na­te vasa­ria­ne del­la sto­ria dell’arte, ma da tori­ne­se io glie­ne sono mol­to gra­ta).
    Con un tem­pi­smo incre­di­bi­le il desti­no gli ha tol­to la pos­si­bi­li­tà di difen­der­si da qual­sia­si accu­sa, quin­di, per favo­re, non chia­ma­te più quel­la scul­tu­ra “Cro­ci­fis­so Gal­li­no”…

  2. Sergio Momesso 13 giugno 2011 at 12:01 #

    Devo aggiun­ge­re, che, a mio avvi­so, la recen­sio­ne di Castel­nuo­vo sem­bra pura mali­gni­tà. Chi se ne impor­ta se non ci sono imma­gi­ni nei libret­ti, la respon­sa­bi­li­tà è degli edi­to­ri e poi, come san­no anche i bam­bi­ni, basta cer­ca­re in que­sto luo­go qui, nell’internet, e mil­le imma­gi­ni del cro­ci­fis­so com­pa­ri­ran­no… Basta sce­glie­re con cura.
    Inve­ce, va det­to che i due libri van­no asso­lu­ta­men­te let­ti. Non sem­pre ci si può tro­va­re d’accordo, soprat­tut­to quan­do par­la­no male di per­so­ne che si cono­sco­no e che si sti­ma­no, ma si sfor­za­no corag­gio­sa­men­te di foto­gra­fa­re il disa­stro sen­za fine del nostro pae­se sen­za, come si dice, peli sul­la lin­gua e, soprat­tut­to, sen­za reti­cen­ze.
    Per­so­nal­men­te, alcu­ni bra­ni del libret­to di Mon­ta­na­ri li sto impa­ran­do a memo­ria per­ché rie­sco­no a descri­ve­re con luci­di­tà situa­zio­ni e feno­me­ni che abbia­mo sot­to gli occhi quo­ti­dia­na­men­te.

    sm

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