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Konrad Witz

Ancora per qualche settimana, fino al 3 luglio 2011, è aperta al Kunstmuseum di Basilea l’esposizione dedicata a Konrad Witz, pittore originario di Rottweil in Svevia, e figura di primissimo piano per la pittura del Quattrocento. La tradizione di studi che lo riguardano è piuttosto recente: nel 1901 Daniel Burckardt legge per la prima volta il nome «Conradus Sapientis» in calce ad una delle ante per il Petrusaltar di Ginevra, datato 1444, eseguite per l’altare maggiore della cattedrale cittadina. Non sono molte le notizie che possediamo su di lui: probabilmente arriva a Basilea poco dopo l’inizio del Concilio che avrebbe visto nel 1439 l’ascesa di Amedeo VIII di Savoia al soglio papale, col nome di Felice V. Membro della confraternita Zum Himmel nel 1434, prende cittadinanza a Basilea l’anno seguente.

Konrad Witz, La pesca miracolosa, 1444. Ginevra, Musée d’art et d’histoire.

La mostra raccoglie l’intero corpus delle sue opere, con l’eccezione proprio delle ante ginevrine, inamovibili per ragioni di conservazione e sostituite con riproduzioni a grandezza naturale. Dopo una sezione dedicata alla pittura coeva, intitolata «La fine del gotico internazionale» e funzionale a rendere palese lo stacco fra Witz e i suoi contemporanei, comincia la serie di opere realizzate dal maestro e dalla bottega: dalle ante dell’altare dello Specchio della Salvezza per San Leonardo (capolavoro giovanile eseguito attorno al 1435), al Fürtbildaltar (1445/50, probabilmente completato da allievi e collaboratori dopo la sua morte), passando per l’Annunciazione oggi a Norimberga e l’Incontro di Gioacchino ed Anna di Basilea, probabilmente parte di uno stesso complesso, e le tavole singole, un San Cristoforo e la bellissima tavola raffigurante Santa Caterina e Santa Maddalena in un interno di chiesa, proveniente dal Museo dell’opera di Notre-Dame di Strasburgo. Il visitatore è così in grado di apprezzare l’evoluzione stilistica e i vertici esecutivi del maestro, potendosi avvalere anche dei risultati di un’accurata indagine eseguita sulle opere proprio in occasione della mostra: la sistematica campagna di riflettografie di cui sono state oggetto è presentata sia nelle sale dell’esposizione sia fra le pagine del catalogo.

Konrad Witz, Santa Maria Maddalena e santa Caterina in una chiesa.
Strasburgo, Musée de l’Oeuvre Notre-Dame.

Attenzione particolare meritano naturalmente i contatti tra Konrad Witz e l’ars nova fiamminga, sicuramente diretti, tempestivi (il polittico di Gand è del 1432) e mai pedissequi: l’autonomia e la sicurezza di linguaggio di questo artista gli permettono un dialogo serrato ma selettivo con quanto avviene in quegli anni in Fiandra. Evidenti e complessi al tempo stesso sono i punti di contatto con il Maestro di Flémalle e il provenzale Barthélemy d’Eyck, presente in mostra con due tavole dal polittico dell’Annunciazione ad Aix-en-Provence (1442-1444), spunto per analizzare gli influssi e le parentele stilistiche con l’ambito francese. L’ampiezza della diffusione dei modi di Witz è analizzata a fondo: si dà conto delle somiglianze (e differenze) con la coeva produzione tedesca, e altre due sezioni sono dedicate a importanti e anonime figure di collaboratori come il Maestro di Sierentz e il Maestro del 1445.

Una sala è dedicata al «sogenannte ‘Hans Witz’ Gruppe»: in questa sezione i curatori prendono le distanze rispetto all’attribuzione di un gruppo di opere ad una personalità nota soltanto attraverso i documenti, Hans Witz, appunto, pittore originario di Eichstätt, in Baviera, ma attivo in Savoia. Secondo quanto scrivono nel catalogo della mostra Bodo Brinkmann e Stephan Kemperdick, la figura di Hans Witz è stata trattata, anche in anni recenti, come se della sua vita fossimo così bene informati come lo siamo per le vicende di Dürer o Rembrandt («in rezenten Ausstellungskatalogen findet man ganz lapidar unter dem Namen ‘Hans Witz’ Werke zusammengstellt, so als sei dieser Künstler eine feste Grösse im Bild der Epoche, eine Gestalt, über deren Lebensumstände wir ähnlich gut informiert wären wie über derjenigen Dürers oder Rembrandts»). Tale affermazione, che pare a dire il vero un poco esagerata, fa riferimento alla mostra di Madrid/Valencia del 2001 e a quella torinese del 2006, in cui Fréderic Elsig ha sistematizzato un insieme di opere ritenute stilisticamente omogenee, per le quali il nome di Johannes Sapientis è stato fatto per la prima volta da Charles Sterling nel 1963 (e successivamente nel 1983). Lo studioso gli ha attribuito la Crocifissione oggi a Berlino, la Pietà della Frick Collection di New York e la Sacra Famiglia all’interno di una chiesa oggi al Museo di Capodimonte.

Hans Witz, Crocefissione.
Berlino, Gemäldegalerie.
Hans Witz, Sacra famiglia all’interno di una chiesa.
Napoli, Museo di Capodimonte.
Hans Witz, Pietà. New York, The Frick Collection.

Il catalogo si è successivamente arricchito con opere come l’epitaffio di Philibert de Monthouz (una riproduzione del quale è presente in mostra) e l’affresco all’abbazia di Chiaravalle raffigurante Cristo di fronte a Pilato, assegnatogli sulla scorta di una lettera del vescovo di Como Branda Castiglione a Galeazzo Maria Sforza in cui si cita un «magistro Zohanni de Savii depintore de Savoya» attivo nel ducato. Proprio la pertinenza di questo documento con Hans Witz è messa in discussione all’interno del catalogo, così come è rifiutato il suo nome per tutte le opere che sotto di lui sono state radunate in passato (i cartellini recitano semplicemente ‘cerchia’ o ‘seguace’ di Konrad Witz). Sebbene sia vero che la questione riguardante i documenti concernenti Johannes/Hans Sapientis non è semplicissima, la pertinenza della lettera milanese non può tuttavia essere rifiutata a propri. D’altra parte, i confronti stilistici messi in opera nel corso del tempo per la costruzione del corpus di Hans appaiono meno vaghi di quanto non sostengano i due studiosi.
Con completezza di indagine l’esposizione dà poi conto della marcata influenza dell’opera di Witz in ambiti artistici diversi come la produzione miniata e, nell’ultima sala, in quella di vetrate.

Cite this article as: Mauro Spina, Konrad Witz, in "STORIEDELLARTE.com", 25 giugno 2011; accessed 22 settembre 2017.
http://storiedellarte.com/2011/06/konrad-witz.html.

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One Response to Konrad Witz

  1. Maurizio 30 dicembre 2011 at 01:48 #

    «in re­zen­ten Aus­stel­lung­ska­ta­lo­gen fin­det man ganz la­pi­dar un­ter dem Na­men ‘Hans Witz’ Werke zu­sam­meng­stellt, so als sei die­ser Kün­stler eine fe­ste Grösse im Bild der Epo­che, eine Ge­stalt, über de­ren Le­ben­sum­stände wir ähn­lich gut in­for­miert wä­ren wie über de­r­je­ni­gen Dü­rers oder Rem­brandts»

    Potresti tradurre la citazione per favore.
    Grazie per l’interessante articolo.

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