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Raffaello / i

Per chi si fos­se per­so qual­che pas­sag­gio, ecco un rias­sun­to del­le pun­ta­te pre­ce­den­ti dell’affai­re Raf­fael­lo.

4 mag­gio (è la data ripor­ta­ta sul­la ver­sio­ne onli­ne dell’articolo, ma il gior­na­le esce vener­dì 6)
“l’Espresso” pub­bli­ca l’ormai cele­bre “scoop” secon­do cui la Visio­ne di Eze­chie­le di Palaz­zo Pit­ti non sareb­be un ori­gi­na­le raf­fael­le­sco, ben­sì un’immonda patac­ca; lo sostie­ne Rober­to De Feo, allie­vo di Vit­to­rio Sgar­bi, che avreb­be ritro­va­to il “vero” Raf­fael­lo in una miste­rio­sa col­le­zio­ne pri­va­ta fer­ra­re­se.


6 mag­gio
Sal­va­to­re Set­tis, di ritor­no dall’edicola, cor­re subi­to a pre­ci­sa­re di aver rice­vu­to il sag­gio di De Feo ma di non aver­lo anco­ra let­to; è quin­di fal­sa (o quan­to­me­no pre­ma­tu­ra…) la noti­zia di un’imminente pre­sen­ta­zio­ne del testo all’Accademia dei Lin­cei.
Si regi­stra­no le pri­me rea­zio­ni degli stu­dio­si urbi­na­ti e fio­ren­ti­ni, tra smen­ti­te e richie­ste di appro­fon­di­men­to.

7 mag­gio
Anto­nio Pao­luc­ci e Ales­san­dro Cec­chi si dichia­ra­no sicu­ri dell’autografia raf­fael­le­sca del qua­dro di Pit­ti, che – per inci­so – è anch’esso dipin­to su piop­po, come il qua­dro di Fer­ra­ra.

10 mag­gio
Si leva la voce di Vit­to­rio Sgar­bi che, in un’inter­vi­sta al sito Affaritaliani.it, rac­con­ta di aver «favo­ri­to una bur­la» nei con­fron­ti del gior­na­le e aggiun­ge: «quel­lo che “l’Espresso” defi­ni­sce un fal­so, è inve­ce un’opera vera. Men­tre il vero fal­so è quel­lo che il mio allie­vo, lo stu­dio­so vene­zia­no Rober­to De Feo, ha tro­va­to due anni fa guar­da caso a Fer­ra­ra, la mia cit­tà»; «E’ evi­den­te, ci sono tut­ti i pre­sup­po­sti per par­la­re di una bufa­la alla Ami­ci miei, del­la qua­le ero a cono­scen­za […]. Duran­te la pri­ma pun­ta­ta de Il mio can­to libe­ro rac­con­te­rò per inte­ro com’è anda­ta…».
A que­sto pun­to il let­to­re è por­ta­to a fare le seguen­ti con­si­de­ra­zio­ni:
1) anche Sgar­bi ha poca dime­sti­chez­za con i con­cet­ti di “vero” e “fal­so” in ambi­to sto­ri­co-arti­sti­co;
2) pro­ba­bil­men­te si è mes­so d’accordo con il suo ex-allie­vo per met­te­re a segno lo scher­zo, quin­di il fami­ge­ra­to sag­gio di ses­san­ta pagi­ne sul qua­dro di Pit­ti non è mai esi­sti­to e ai Lin­cei in real­tà è sta­ta spe­di­ta a tra­di­men­to una copia de Il viag­gio sen­ti­men­ta­le nell’Italia dei desi­de­ri;
3) for­se la pri­ma pun­ta­ta del suo pro­gram­ma non sarà così noio­sa come teme­va­mo.

Poco dopo però “il Gior­na­le” man­da nuo­va­men­te all’aria tut­te le nostre cer­tez­ze: è impro­ba­bi­le che Sgar­bi si sia accor­da­to con De Feo, di cui dice anzi: «è un kami­ka­ze, è sta­to mio allie­vo e quin­di so che sta all’arte come Jer­ry Calà sta alla poli­ti­ca inter­na­zio­na­le… La sua uni­ca dote è che è sim­pa­ti­co e io gli dice­vo di por­tar­mi le bibi­te…».
Non per­ve­nu­ta la rea­zio­ne di De Feo, che ricor­da­va inve­ce con affet­to l’antico mae­stro e i suoi con­si­gli fon­da­men­ta­li, come quel­lo di «guar­da­re gli anti­chi con gli occhi dei moder­ni e i moder­ni con gli occhi degli anti­chi» (in effet­ti però la lezio­ne si era sibil­li­na­men­te con­clu­sa con un «Non si fidi di ciò che le inse­gna­no»…).

Non resta quin­di che atten­de­re ulte­rio­ri svi­lup­pi.

11 mag­gio
Tom­ma­so Cer­no, il cro­ni­sta che ha sca­te­na­to la bagar­re, va a inter­vi­sta­re Sgar­bi, il qua­le for­ni­sce la ter­za ver­sio­ne dei fat­ti in due gior­ni: «E’ un para­dos­so che il vostro gior­na­le pre­sen­ti que­sto stu­dio con tan­to cla­mo­re. Ripe­to: per me sen­za un’evidenza cla­mo­ro­sa, il per­si­ste­re del dub­bio fa vin­ce­re il qua­dro del museo. Ecco per­ché la cosa, mes­sa così, sem­bra ave­re il sapo­re di una “bur­la” fat­ta da un gior­na­le alle­na­to come il vostro…». Non ne par­le­rà però in tv, per­ché «s’è già diver­ti­to abba­stan­za».

A que­sto pun­to il Vit­to­rio nazio­na­le appa­re per una vol­ta una del­le per­so­ne più ragio­ne­vo­li del­la vicen­da, ma sva­ni­sce di col­po l’unico moti­vo per guar­da­re la sua tra­smis­sio­ne.

Nel frat­tem­po il con­te Ales­san­dro Her­co­la­ni rac­con­ta a “Il Resto del Car­li­no” del suo archi­vio di fami­glia e del­le ricer­che con­dot­te­vi da De Feo.

13 mag­gio
“l’Espresso” non si ras­se­gna a fare la figu­ra del cioc­co­la­ta­io e tor­na all’attacco sul­la vicen­da; i nuo­vi arti­co­li però non ven­go­no mes­si onli­ne.
Gio­van­na Peri­ni (docen­te a Urbi­no e cor­ri­spon­den­te dell’Acca­de­mia Raf­fael­lo), inter­vi­sta­ta, fa un rias­sun­to dei con­te­nu­ti del lavo­ro di De Feo, distin­guen­do final­men­te in manie­ra ordi­na­ta i pro­ble­mi di sto­ria del col­le­zio­ni­smo da quel­li di sto­ria del­la cri­ti­ca e pro­po­nen­do di «pub­bli­ca­re il sag­gio in un’adeguata sede scien­ti­fi­ca e su quel­lo discu­te­re».
In un momen­to di sdop­pia­men­to del­la per­so­na­li­tà Cer­no inve­ce lamen­ta che «c’è una pes­si­ma abi­tu­di­ne che impaz­za nel­la nostra vita quo­ti­dia­na, spe­cie nel mon­do dell’informazione: non è neces­sa­rio capi­re, ma schie­rar­si; non impor­ta sape­re se una cosa è vera o no, ma dif­fon­de­re il sospet­to che non sia più pos­si­bi­le accer­tar­lo», come se l’articolo alla Dan Bro­wn l’avesse scrit­to qual­cun altro.

Il rias­sun­to si chiu­de qui. Aggiun­go solo che nel­le ulti­me ore Sgar­bi ha liti­ga­to con il nuo­vo Diret­to­re gene­ra­le del­la Rai e ha cam­bia­to un’altra vol­ta nome al pro­gram­ma (in Ci toc­ca anche Vit­to­rio Sgar­bi), men­tre Nicho­las Pen­ny, accu­sa­to di omer­tà da “l’Espresso” ma mai con­sul­ta­to sul­la vicen­da, ha pre­ci­sa­to di cono­sce­re sia il qua­dro di Fer­ra­ra che il lavo­ro di De Feo, ma di non aver mai dubi­ta­to che la Visio­ne di Eze­chie­le di Firen­ze sia di mano di Raf­fael­lo.

Insom­ma, ci toc­che­rà leg­ge­re il sag­gio di De Feo e rileg­ge­re la vec­chia biblio­gra­fia sul qua­dro; for­se doma­ni ci toc­che­rà pure guar­da­re il pro­gram­ma di Sgar­bi, per­ché visto e con­si­de­ra­to come fun­zio­na l’informazione in Ita­lia è meglio non distrar­si trop­po.

Cite this article as: Serena D'Italia, Raffaello / i, in "STORIEDELLARTE.com", 17 maggio 2011; accessed 28 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2011/05/raffaello-i.html.

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5 Responses to Raffaello / i

  1. Raffaello 30 maggio 2011 at 08:49 #

    Pur­trop­po il gior­na­li­smo ita­lia­no oggi è allo sban­do. Non rie­sco mai a leg­ge­re un reso­con­to di ciò che cono­sco di pri­ma mano e tro­var­lo fede­le. Eppu­re quan­do leg­gia­mo qual­co­sa ten­dia­mo ad assu­mer­lo per vero, per­ché è scrit­to sul gior­na­le o, peg­gio anco­ra, l’ha det­to la TV.
    Tor­nan­do però alla que­stio­ne, c’è da dire che un vero esper­to come Stri­na­ti alla fine si è det­to pos­si­bi­li­sta che la “Visio­ne ” di Pit­ti non sia di mano raf­fael­le­sca.
    Se ne è par­la­to saba­to ad Art­News su Rai3, alla pre­sen­za del­lo stes­so Stri­na­ti e di De Feo. http://www.youtube.com/watch?v=Vz1I923PVQA
    Mi pare una posi­zio­ne di aper­tu­ra in con­tra­sto con mol­te altre pre­con­cet­te.

  2. serena 28 maggio 2011 at 18:21 #

    Su que­sto inve­ce non sono d’accordo, per un gior­na­le dif­fon­de­re infor­ma­zio­ni sba­glia­te o non veri­fi­ca­te è sem­pre imper­do­na­bi­le, meglio tace­re; ho usa­to dei toni scher­zo­si per­ché la vicen­da riguar­da un qua­dro, ma se si fos­se trat­ta­to – che so – del­la cura per una malat­tia la que­stio­ne sareb­be mol­to gra­ve.
    Par­la­re in que­sto modo di uno stu­dio non pub­bli­ca­to lo svi­li­sce, rele­gan­do­lo tra le soli­te “spa­ra­te” di cui tut­ti si dimen­ti­ca­no in un bat­ter d’occhio, coper­te da altre anco­ra più gros­se, ma signi­fi­ca anche usa­re pro­prio l’atteggiamento che qui vie­ne impu­ta­to a Pit­ti: impor­re le con­clu­sio­ni, sen­za gli stru­men­ti per con­trol­lar­le e far­si un’idea pro­pria.

  3. Raffaello 27 maggio 2011 at 07:49 #

    For­se l’articolo, pur coi suoi limi­ti, ha costret­to un ambien­te scien­ti­fi­co arroc­ca­to su uno sta­tus quo di como­do ad affron­ta­re la que­stio­ne, che altri­men­ti sareb­be pro­ba­bil­men­te sta­ta insab­bia­ta. Ci sono a vol­te pote­ri for­ti con­so­li­da­ti non par­ti­co­lar­men­te inte­res­sa­ti alla veri­tà sto­ri­ca.
    De Feo non è sta­to il pri­mo nei seco­li a sol­le­va­re dub­bi sull’attribuzione di quell’opera, ma ha cer­ca­to, e for­se tro­va­to, nuo­vi ele­men­ti.

  4. serena 26 maggio 2011 at 18:31 #

    Cer­ta­men­te. Io non cono­sco De Feo, ma mi sem­bra che que­sto modo del gior­na­li­sta di pre­sen­ta­re la sua ricer­ca lo abbia più che altro dan­neg­gia­to, alme­no nell’ambiente scien­ti­fi­co.

  5. Raffaello 26 maggio 2011 at 09:48 #

    La neces­si­tà di cla­mo­re gior­na­li­sti­co non può far ripor­ta­re cose mai det­te.
    Rober­to De Feo è un ricer­ca­to­re serio, se ha soste­nu­to, e for­se anche pro­va­to, che il qua­dro con­ser­va­to da Pit­ti non è un auten­ti­co Raf­fael­lo, non lo ha comun­que mai defi­ni­to “un’immonda patac­ca”.
    Solo uno sprov­ve­du­to divi­de­reb­be le ope­re tra “capo­la­vo­ri asso­lu­ti” e “immon­de patac­che”, e De Feo sprov­ve­du­to non lo è pro­prio. Par­lia­mo comun­que di una pro­ba­bi­le copia del­la scuo­la di Raf­fael­lo. Aver­ne di patac­che così…

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