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Antologia”: Caravaggio secondo Roberto Longhi

Cara­vag­gio, San Gio­van­ni Bat­ti­sta, 1604 ca.
(Kan­sas City, Nel­son-Atkins Museum of Art)

«Quan­to a me, fin dal 1911, pre­ferivo insi­ste­re sul sem­pli­ce e schiet­to pre­cedente ambien­ti­vo del Cin­que­cen­to pro­vin­cia­le bre­scia­no e ber­ga­ma­sco, così avver­so per indo­le alla ragio­ne rina­sci­men­ta­le come al capric­cio deca­den­te del manie­ri­smo. Una mas­sa vivis­si­ma di appun­ti e di spun­ti, dai qua­li, se anche non affat­to risol­ti, il Cara­vag­gio era sta­to posto in gra­do di medi­ta­re su un pos­si­bi­le rico­min­cia­men­to del­la pit­tu­ra; que­sta non poten­do sor­ti­re nel suo genio spre­giu­di­ca­to, e fin dagli ini­zî, che come ‘pit­tu­ra diret­ta’, non cioé media­ta sti­li­sti­ca­men­te, ma affat­to imme­dia­ta. Come scam­bia­re infat­ti la dili­gen­za, però già tut­ta cala­ta e immer­sa nell‘acquario lumi­no­so, del­le pri­mis­si­me ope­re con un qual­sia­si ‘sti­le­ma’ sto­ri­co? Come non inten­de­re che pro­prio que­sta inven­zio­ne gio­va­ni­le dei ‘valo­ri’, in leg­gi­bi­le tra­spa­ren­za, pote­va abi­li­tar­lo più tar­di alla inven­zio­ne del­la ‘mac­chi­na’ essen­zia­le; e cioé alla capa­ci­tà di sce­glie­re, fra miria­di, il foto­gram­ma più lace­ran­te e, diciam pure, dram­ma­ti­co? Un foto­gram­ma però, non tro­va­to incon­sa­pe­vol­men­te da una mac­chi­na da ripre­sa, ancor di là da veni­re, ma dal­la volon­tà dell’ “occhio inte­rio­re”.

Come dun­que non ammet­te­re che un tal modo di vede­re resul­ta­va in pie­na anti­te­si così al Rina­sci­men­to, come all‘imminente «baroc­co»? Al Rina­sci­men­to per­ché que­sta inte­rie­zio­ne ombro­sa (non più dun­que sche­ma di chia­ro­scu­ro for­ma­le) fra le cose era la più com­ple­ta nega­zio­ne del vec­chio idea­le antro­po­mor­fi­co dove è il cor­po, e in pri­mis il cor­po uma­no, a deci­de­re del chia­ro­scu­ro, men­tre nel Cara­vag­gio è l‘ombra, o la luce, a deci­de­re dei cor­pi, talo­ra fin qua­si ad annul­lar­li; luce ed ombra che, come già pri­ma ave­va det­to il lom­bar­do Lomaz­zo, era­no ‘qua­li­tà sen­za cor­po’. Al baroc­co, per­ché nul­la v‘è di più oppo­sto che il viri­le pes­si­mi­smo dell’adombrare cara­vag­ge­sco, a quell’ottimismo prov­vi­so­rio e mira­co­li­sti­co che sca­lan­do con la sua uma­ni­tà sven­to­lan­te un olim­po cri­stal­liz­za­to da una inquie­tu­di­ne meteo­ro­lo­gi­ca anco­ra ha di mira una feli­ci­tà non di que­sta ter­ra. Oh Rubens, Ludo­vi­co, Ber­ni­ni, Cor­to­na!»

[Rober­to Lon­ghi, Ulti­mi stu­di sul Cara­vag­gio e la sua cer­chia, in “Pro­por­zio­ni”, I, 1943] 

Cite this article as: Serena D'Italia, Antologia”: Caravaggio secondo Roberto Longhi, in "STORIEDELLARTE.com", 23 maggio 2011; accessed 26 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2011/05/antologia-caravaggio-secondo-roberto.html.

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