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“Vermeer a Monaco” e “Capolavori dai depositi”

Due mostre per festeggiare i 175 anni dell’Alte Pinakothek di Monaco

L’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera compie quest’anno, il 16 ottobre, il suo centosettantacinquesimo anno di età. Fondata nel 1836 da Ludovico I di Baviera (1786-1868), nasceva per ospitare le ricchissime collezioni della casa regnante, esposte in un imponente edificio appositamente progettato dall’architetto Leo von Klenze. Della struttura originaria rimane oggi pochissimo: i pesanti bombardamenti alleati che hanno colpito la città nel 1944 hanno quasi completamente distrutto l’edificio museale. Solo una tempestiva messa in sicurezza delle opere, che già nel 1939 lasciarono la pinacoteca, evitò che assieme all’edificio andassero distrutte anche le collezioni. Il museo poté riaprire nel 1957: quanto restava del corpo di fabbrica fu restaurato e le collezioni vennero riallestite secondo criteri moderni (ne dà un rapido resoconto Federico Zeri, che recensì la riapertura della pinacoteca per “Paragone”).

Oggi, per le celebrazioni dei suoi centosettantacinque anni, il museo vede svolgersi al suo interno una serie di manifestazioni. Le prime hanno preso avvio giovedì 17 marzo, con l’inaugurazione di due differenti esposizioni. La prima è dedicata a un argomento finora poco considerato dagli studi, cioè al ruolo di Massimiliano I Giuseppe come collezionista di opere d’arte. Primo re di Baviera e padre di Ludovico I, Massimiliano (1756-1825) è raramente stato preso in considerazione dal punto di vista del collezionismo: le maggiori acquisizioni durante il suo regno si sono sempre imputate alle secolarizzazioni e riguardano opere provenienti da chiese e conventi.
Messo in ombra dalle vastissime acquisizioni del suo figlio e successore, Massimiliano fu in realtà un collezionista molto attento. Era in contatto con i maggiori mercanti d’arte del tempo, specialmente sul mercato viennese, e mise assieme una collezione di dipinti piuttosto ampia, ben documentata oggi grazie agli inventari compilati tra il 1823 e il 1825. Si tratta di quasi quattrocento dipinti, divisi fra la Residenz monacense ed il palazzo sul Tegernsee. Gli acquisti di Massimiliano erano orientati esclusivamente su due filoni: la pittura di paesaggio della coeva “scuola di Monaco”, di cui il re era fra i patrocinatori, e i dipinti olandesi del XVII secolo, l’“età dell’oro” dei Paesi Bassi. Anche in questo caso la pittura di paesaggio fa la parte del leone; pochi sono i quadri di genere e totalmente escluse dagli interessi del re sono le nature morte. Si trattava di opere raccolte per la collezione privata del sovrano, che le aveva collocate nello studio, nella camera da letto e nel salone dei suoi appartamenti.
Dopo la morte del re, nonostante il parere contrario del direttore della Zentralgalerie, Ludovico e suo fratello decisero di vendere la collezione del padre. Nell’asta che ebbe luogo nel dicembre 1826 vennero però a malapena venduti quaranta pezzi. Tra di essi vi è la Donna con una bilancia di Vermeer, che fu venduta ad un prezzo straordinariamente basso se comparato al valore odierno che si attribuisce al dipinto: era all’epoca attribuita a Gabriel Metsu, contemporaneo di Vermeer, e costituisce oggi una delle mancanze più illustri nelle collezioni della pinacoteca. Il dipinto, concesso in prestito per tre mesi dalla National Gallery of Art di Washington, è sin dal titolo (Vermeer in München) il punto focale della mostra: ventiquattro opere, tutte di artisti olandesi del Seicento, provenienti dalle collezioni statali bavaresi, sono radunate attorno ad esso in una piccola sala. La selezione riflette i gusti di Massimiliano: per la maggior parte si tratta di paesaggi e marine dei suoi artisti prediletti. Due di essi, Paulus Potter (1625-1654) e Allaert van Everdingen (1621-1675), furono importanti modelli per i paesaggisti monacensi del XIX secolo. Due sono gli interni di chiese e, oltre al quadro di Vermeer, vi è un altro quadro di genere, La cucitrice con il bambino in una culla eseguito attorno al 1670 da van Slingelandt. La mostra è aperta fino al 19 giugno.

Con lo stesso biglietto si accede anche alla seconda esposizione, Schätze aus dem depot, tesori dai depositi, fino al 15 gennaio 2012. Qui vengono presentate, in cinque sale, opere provenienti dai depositi dell’Alte Pinakothek. Molte di esse non sono state visibili al pubblico per decenni, a causa di mancanza di spazio o del loro cattivo stato di conservazione. Si comincia con il Quattro e Cinquecento fiamminghi: sono esposte copie antiche dal polittico di Gand, realizzate da Michiel Coxcie e da un anonimo, mentre un’altra serie di lavori dà conto della diffusione dell’arte fiamminga in alcune zone della Germania, come la Franconia o Colonia. La seconda sala è dedicata alla Frühe italienische Malerei: una decina di dipinti in tutto, rappresentativi del contesto toscano dal Trecento (Maddalena di Segna di Bonaventura) fino al Quattrocento del Beato Angelico e di Fra Carnevale (di entrambi è presente un’Annunciazione). Al centro della sala si trovano parti di un polittico d’altare di Agnolo Gaddi, di cui si conservano le ante laterali, raffiguranti un San Nicola di Bari e un San Giuliano, più gli scomparti di predella posti sotto tali ante, con storie della vita dei due santi. Di qui si passa ai quattro quadri esposti nella terza sala, che ha come tema la pittura storica anversana nel XVI secolo, chiaramente influenzati dal manierismo italiano. Seguono raffigurazioni architettoniche di interni di chiese e palazzi del XVII secolo olandese, mentre l’ultimo spazio è riservato al Seicento e Settecento francesi.

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