Top Menu

Giuseppe Arcimboldo

“Pit­to­re raro, & in mol­te vir­tù stu­dio­so & eccel­len­te” (Pao­lo Mori­gia, Histo­ria dell’antichità di Mila­no, 1592)

Se vi tro­va­te a pas­sa­re da Mila­no non per­de­te­vi la mostra di Palaz­zo Rea­le su Giu­sep­pe Arcim­bol­do. Visi­ta­te­la con cal­ma, per­ché le ope­re sono nume­ro­se e da osser­va­re con atten­zio­ne.
L’intento del­la cura­tri­ce Syl­via Feri­no, diret­tri­ce del­la Pina­co­te­ca del Kun­sthi­sto­ri­sches Museum di Vien­na, era quel­lo di inda­ga­re soprat­tut­to gli anni del­la for­ma­zio­ne mila­ne­se del pit­to­re, spes­so tra­scu­ra­ti in favo­re del­la sua suc­ces­si­va atti­vi­tà alla cor­te degli Asbur­go (dal 1562 al 1587). E infat­ti le famo­se “teste” dell’Arcimboldo, viste e rivi­ste per­si­no negli spot dei sot­ta­ce­ti, arri­va­no sol­tan­to ver­so la fine del per­cor­so, lascian­do il visi­ta­to­re libe­ro di con­cen­trar­si sull’antefatto.

Pri­ma del­la chia­ma­ta del prin­ci­pe e futu­ro impe­ra­to­re Mas­si­mi­lia­no, Arcim­bol­do for­ni­sce dise­gni pre­pa­ra­to­ri per ope­re dal­le tec­ni­che più sva­ria­te, dal­le vetra­te del Duo­mo di Mila­no (assie­me al padre Bia­gio) agli araz­zi per il Duo­mo di Como e quel­lo di Mon­za. Per quest’ultima chie­sa rea­liz­za anche, con la col­la­bo­ra­zio­ne di Giu­sep­pe Meda, il gran­de affre­sco dell’Albe­ro di Jes­se, dispie­gan­do un uso mas­sic­cio di foglia d’oro su muro che tra­di­sce la pas­sio­ne lom­bar­da per i lus­suo­si effet­ti dell’oreficeria in ogni aspet­to del­la deco­ra­zio­ne, anche di quel­la monu­men­ta­le.
L’artista si costrui­sce così il baga­glio di espe­rien­za per­fet­to per un pit­to­re di cor­te e nel­la sua atti­vi­tà per Mas­si­mi­lia­no II e poi per Rodol­fo II rea­liz­za appa­ra­ti per feste, slit­te e fon­ta­ne, curan­do nei mini­mi det­ta­gli l’immagine del­la casa­ta e con­tri­buen­do a ren­der­la un model­lo di ele­gan­za impre­scin­di­bi­le per le altre fami­glie regnan­ti, soprat­tut­to quel­le nor­di­ta­lia­ne.

Al suo arri­vo a Vien­na i docu­men­ti di cor­te lo defi­ni­sco­no sem­pli­ce­men­te “ritrat­ti­sta”, affib­bian­do­gli anche il ruo­lo – un po’ ingra­to in veri­tà – di copi­sta. In poco tem­po però Arcim­bol­do ela­bo­ra l’idea genia­le che lo ren­de­rà cele­bre (e imi­ta­tis­si­mo) con le serie del­le Sta­gio­ni e degli Ele­men­ti, con cui mesco­la aspet­ti diver­si del­la sua cul­tu­ra mila­ne­se inven­tan­do gran­di qua­dri degni di figu­ra­re nel­la wun­der­kam­mer impe­ria­le. Qui le pic­co­le teste “rever­si­bi­li” e “com­po­ste” del­le meda­glie sati­ri­che cin­que­cen­te­sche e gli stu­di leo­nar­de­schi sul­la fisio­no­mia dei vol­ti (e sul­la loro cari­ca­tu­ra grot­te­sca) si fon­do­no con la tra­di­zio­ne lom­bar­da del­la rap­pre­sen­ta­zio­ne accu­ra­ta e rea­li­sti­ca del­la natu­ra, ele­van­do­si però a nobi­le esal­ta­zio­ne del­la figu­ra dell’imperatore. La com­po­nen­te scher­zo­sa riaf­fio­ra in ope­re più pic­co­le e diver­ten­ti, come il cosid­det­to Pria­po o Orto­la­no del Museo Civi­co di Cre­mo­na.
La mostra insi­ste mol­to sul­la gran­de novi­tà del­le Sta­gio­ni di Mona­co, fino a poco tem­po fa con­si­de­ra­te del­le sem­pli­ci copie non auto­gra­fe e ora pro­po­ste come la pri­ma ver­sio­ne di que­sto sog­get­to, rea­liz­za­ta (in real­tà le dida­sca­lie uti­liz­za­no il nebu­lo­so “con­ce­pi­ta”) men­tre Arcim­bol­do si tro­va­va anco­ra a Mila­no. Al di là del­le com­pren­si­bi­li ten­ta­zio­ni cam­pa­ni­li­sti­che, i qua­dri bava­re­si reg­go­no sicu­ra­men­te il con­fron­to con quel­li di Vien­na (data­ti 1563) dal pun­to di vista del­la qua­li­tà ese­cu­ti­va, ma sem­bra dif­fi­ci­le affer­ma­re con pre­ci­sio­ne se sia­no sta­ti dipin­ti o con­ce­pi­ti pri­ma o dopo il tra­slo­co dell’autore (qui tro­va­te tut­te le ver­sio­ni, oltre a mol­tis­si­me altre imma­gi­ni).

L’ulti­ma sezio­ne, dedi­ca­ta all’influenza dell’artista sul­la nasci­ta del gene­re del­la natu­ra mor­ta, è un po’ fret­to­lo­sa e pre­ve­di­bi­le; meri­ta­no inve­ce un’ispezione atten­ta le sale di pas­sag­gio tra la bigliet­te­ria e l’inizio del­la mostra vero e pro­prio, che ospi­ta­no una sele­zio­ne di ope­re gra­fi­che rea­liz­za­te duran­te il regno di Rodol­fo II (1552–1612). Le stam­pe, pro­ve­nien­ti dal­le col­le­zio­ni del­la Biblio­te­ca Ambro­sia­na, sono di gran­de qua­li­tà e otti­ma­men­te con­ser­va­te e offro­no un’utile anto­lo­gia dei temi figu­ra­ti­vi pre­di­let­ti in que­gli anni dal­la cor­te, soprat­tut­to mito­lo­gi­ci e alle­go­ri­ci.

Cite this article as: Serena D'Italia, Giuseppe Arcimboldo, in "STORIEDELLARTE.com", 4 marzo 2011; accessed 27 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2011/03/giuseppe-arcimboldo.html.

, , ,

No comments yet.

Leave a Reply / Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: