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Ars sacra”

Capo­la­vo­ri del Medioe­vo dal museo di Sali­sbur­go
Cro­ci­fis­sio­ne di Hal­lein, Veit Stoss (cer­chia di),
1498–1500.

Il Salz­burg Museum, tra­sfe­ri­to­si nel­la Neues Resi­denz nel 2007, ospi­ta dal 17 dicem­bre 1010 al 29 gen­na­io 2012 una mostra inti­to­la­ta Ars sacra. Kuns­tschä­tze des Mit­te­lal­ters aus dem Salz­burg Museum, che ren­de visi­bi­le al pub­bli­co buo­na par­te del­le sue col­le­zio­ni di arte medie­va­le, pri­ma mai espo­ste nel­la loro inte­rez­za. Copren­do un arco cro­no­lo­gi­co mol­to ampio, dall’VIII seco­lo al 1500 inol­tra­to, l’esposizione inten­de offri­re un pano­ra­ma, quan­to più pos­si­bi­le com­ple­to, del­la pro­du­zio­ne arti­sti­ca medie­va­le di una cit­tà pesan­te­men­te rima­neg­gia­ta in epo­ca baroc­ca. Le ope­re espo­ste, alcu­ne del­le qua­li restau­ra­te pro­prio in occa­sio­ne del­la mostra, sono le più varie: si va dagli ogget­ti di sca­vo come fibu­le, vasel­la­me e col­la­ne ai fram­men­ti archi­tet­to­ni­ci di edi­fi­ci medie­va­li, dal­le scul­tu­re lignee agli scom­par­ti di polit­ti­ci cin­que­cen­te­schi, fino alla pro­du­zio­ne libra­ria ed agli ogget­ti di uso quo­ti­dia­no sacri e pro­fa­ni.

La pri­ma sala dà con­to di que­sto inten­to: accan­to ad una gri­glia cro­no­lo­gi­ca con i prin­ci­pa­li avve­ni­men­ti sto­ri­ci, è espo­sto un ogget­to rap­pre­sen­ta­ti­vo di ogni perio­do. La scel­ta dei cura­to­ri per l’approccio ad un arco cro­no­lo­gi­co tan­to ampio è for­se trop­po sem­pli­ci­sti­ca: l’allestimento non è cro­no­lo­gi­co ma tema­ti­co. Nel­le tre sale suc­ces­si­ve si tro­va­no infat­ti ope­re dedi­ca­te rispet­ti­va­men­te a Cri­sto, Maria e I san­ti. In tut­ti e tre gli spa­zi la mag­gior par­te degli ogget­ti è col­lo­ca­ta su un’unica pare­te: scul­tu­re roma­ni­che, goti­che, dipin­ti quat­tro e cin­que­cen­te­schi lega­ti da nient’altro che dal fat­to di raf­fi­gu­ra­re il tema via via pre­scel­to, sono accal­ca­ti gli uni agli altri in manie­ra mol­to fit­ta, sen­za che vi sia­no car­tel­li­ni ad aiu­ta­re il visi­ta­to­re nel­la com­pren­sio­ne. Se si voglio­no infor­ma­zio­ni (scar­ne) sul­le ope­re, biso­gna ricor­re­re alle tavo­le pla­sti­fi­ca­te col­lo­ca­te agli ango­li del­le sale, che pre­sen­ta­no in alto una ripro­du­zio­ne del­la pare­te, asse­gnan­do un nume­ro a cia­scu­na ope­ra, e in bas­so il rela­ti­vo elen­co. Le ope­re su una sin­go­la pare­te sono tal­men­te tan­te che ser­vo­no due o tre tavo­le per scor­rer­le tut­te. Il risul­ta­to è una gran con­fu­sio­ne: cro­no­lo­gie e sti­li si mesco­la­no sen­za un ordi­ne appa­ren­te ed è dif­fi­ci­lis­si­mo tro­va­re un filo con­dut­to­re. Le spie­ga­zio­ni alle pare­ti non aiu­ta­no, dal momen­to che sono nient’altro che un bre­ve rege­sto di come l’iconografia dei sog­get­ti si è svi­lup­pa­ta nel cor­so del tem­po. Iso­la­ti dal resto del­le ope­re, sono sol­tan­to alcu­ni lavo­ri rite­nu­ti par­ti­co­lar­men­te signi­fi­ca­ti­vi per la loro qua­li­tà, come la Cro­ci­fis­sio­ne rea­liz­za­ta da un arti­sta del­la cer­chia Veit Stoss, ese­gui­ta nel 1498–1500, pro­ba­bil­men­te per la vec­chia cat­te­dra­le roma­ni­ca sali­sbur­ghe­se. Degna di nota è anche la bel­lis­si­ma Madon­na di Rue­land Frueauf il vec­chio, anche que­sta di fine Quat­tro­cen­to.

La sezio­ne dedi­ca­ta agli alta­ri

Dopo la sala dedi­ca­ta al Klang, il suo­no, dove sono espo­ste ripro­du­zio­ni di mano­scrit­ti con­te­nen­ti spar­ti­ti (para­dos­sal­men­te l’unica in cui la per­si­sten­te musi­ca sacra di sot­to­fon­do con­ce­de un atti­mo di requie), si pas­sa al vasto spa­zio in cui sono espo­sti polit­ti­ci di alta­re. Qui l’esposizione si fa più ordi­na­ta e ad ogni ope­ra è asse­gna­to uno spa­zio ade­gua­to. Il posto d’onore spet­ta al Rau­ri­ser Altar (1490–1500), al cui cen­tro è col­lo­ca­ta una Pie­tà scol­pi­ta in legno, affian­ca­ta ai lati da scom­par­ti dipin­ti. Poco oltre vi sono due alta­ri più pic­co­li carat­te­riz­za­ti dal­la stes­sa impo­sta­zio­ne (ma si trat­ta di rico­stru­zio­ni otto­cen­te­sche mes­se assie­me assem­blan­do pez­zi quat­tro e cin­que­cen­te­schi). Seguo­no scom­par­ti di polit­ti­ci inta­glia­ti e dipin­ti degli anni Ven­ti del Cin­que­cen­to, di chia­ro influs­so ora dure­ria­no e danu­bia­no, ora fiam­min­go.

Monu­men­to per Mas­si­mi­lia­no I, 1514

Per­cor­ren­do le sale suc­ces­si­ve si incon­tra­no la sezio­ne dedi­ca­ta ai mano­scrit­ti e quel­la inti­to­la­ta Sacro e pro­fa­no dove è vera­men­te radu­na­to di tut­to: mate­ria­le di sca­vo come col­la­ne, spa­de e gio­iel­li; reli­quia­ri e stem­mi nobi­lia­ri; un leo­ne sti­lo­fo­ro di epo­ca roma­ni­ca; capi­tel­li, fram­men­ti di affre­schi, chia­vi e cibo­ri. L’ultima sala, L’idea del­la memo­ria riser­va però anco­ra qual­co­sa di inte­res­san­te: sono qui radu­na­te alcu­ne par­ti del monu­men­to com­mis­sio­na­to da Mas­si­mi­lia­no I ad un arti­sta sali­sbur­ghe­se nel 1514. Il com­ples­so scul­to­reo, mai com­ple­ta­to, dove­va esse­re col­lo­ca­to nel­la cat­te­dra­le di Spi­ra: si trat­ta­va di una gran­de roton­da, rea­liz­za­ta come una enor­me coro­na, scan­di­ta da colon­ne ad ognu­na del­le qua­li era addos­sa­to uno degli ante­na­ti impe­ria­li di Mas­si­mi­lia­no. Una rico­stru­zio­ne vir­tua­le del monu­men­to mostra come sareb­be­ro dovu­ti esse­re dispo­sti i vari pez­zi con­ser­va­ti­si.

Cite this article as: Mauro Spina, Ars sacra”, in "STORIEDELLARTE.com", 27 marzo 2011; accessed 20 settembre 2017.
http://storiedellarte.com/2011/03/ars-sacra.html.

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