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Roma quanta fuit

Due mostre roma­ne invi­ta­no a riflet­te­re sul con­fron­to dell’arte moder­na con l’antico

Palaz­zo Far­ne­se – dal 1847 sede dell’Ambasciata di Fran­cia a Roma, ma aper­to al pub­bli­co fino al pros­si­mo 27 apri­le in occa­sio­ne di que­sta mostra – ha con­ser­va­to fino agli anni Tren­ta del Set­te­cen­to una del­le più impor­tan­ti col­le­zio­ni di sta­tue anti­che, in gran par­te emer­se duran­te gli sca­vi effet­tua­ti nel cor­so del XVI seco­lo per cava­re i mar­mi neces­sa­ri alla costru­zio­ne del­la sfar­zo­sa resi­den­za, volu­ta dal car­di­na­le Ales­san­dro (il futu­ro papa Pao­lo III).
Con l’estinzione del­la fami­glia nel­la casa­ta dei Bor­bo­ne, gran par­te del­le ope­re pas­sa­ro­no a Napo­li; in que­sta occa­sio­ne sono sta­ti richia­ma­ti dal Museo di Capo­di­mon­te alcu­ni pez­zi di gran­de bel­lez­za, come la Vene­re Cal­li­pi­gia e l’Atlan­te, ma sen­za alcu­no sfor­zo di ricol­lo­ca­zio­ne sto­ri­ca all’interno del­le sale del palaz­zo. Ed è un vero pec­ca­to, per­ché si è per­sa così l’occasione, for­se irri­pe­ti­bi­le, di resti­tui­re l’immagine di uno dei più impor­tan­ti capi­to­li di sto­ria del col­le­zio­ni­smo di tut­ti i tem­pi, in cui anti­co e moder­no si sono con­fron­ta­ti in dia­lo­go costan­te: nel­la Sala degli Impe­ra­to­ri, accan­to ai busti di sca­vo, tro­va­va­no posto le copie del­la per­du­ta serie dei Cesa­ri rea­liz­za­ta da Tizia­no per il Palaz­zo Duca­le di Man­to­va, men­tre nel­la Gal­le­ria, com­mis­sio­na­ta nel 1597 da Odoar­do Far­ne­se, Anni­ba­le Car­rac­ci e i suoi aiu­ti han­no crea­to una straor­di­na­ria cor­ni­ce ad affre­sco per la col­le­zio­ne di sta­tua­ria clas­si­ca che era ospi­ta­ta nel­le gran­di nic­chie del­la pare­te.
L’incontro del bolo­gne­se Anni­ba­le con le anti­chi­tà roma­ne è uno sno­do deli­ca­to e com­ples­so, non ricon­du­ci­bi­le – come acca­de per tut­ti i gran­di arti­sti – a un sem­pli­ce mec­ca­ni­smo di “copia”: le fon­ti con­tem­po­ra­nee come Gio­van­ni Bat­ti­sta Aguc­chi ci par­la­no dei suoi stu­di dall’antico, ma lui sui mar­gi­ni del­la sua copia del­le Vite del Vasa­ri lamen­ta­va che «l’ignorante» are­ti­no «non s’accorge che gli anti­chi buo­ni mae­stri han­no cava­te le cose loro dal vivo, et vuol piu tosto che sia buo­no ritrar dal­le secon­de cose che son l’antiche, che da le pri­me e prin­ci­pa­lis­si­me che sono le vive, le qua­li si deb­bo­no sem­pre immi­ta­re. Ma costui non inte­se quest’arte». La deci­sio­ne di far visi­ta­re al pub­bli­co la Gal­le­ria illu­mi­nan­do esclu­si­va­men­te la vol­ta, per di più sol­tan­to con fon­ti arti­fi­cia­li gial­la­stre, taglia fuo­ri com­ple­ta­men­te dal­la per­ce­zio­ne dell’opera non solo il tema del rap­por­to con la scul­tu­ra, ma anche quel­lo del­la rap­pre­sen­ta­zio­ne del natu­ra­le, poi­ché gli affre­schi sono sta­ti con­ce­pi­ti per rice­ve­re la luce pro­ve­nien­te dal­le fine­stre.

Una bel­la mostra alla Fon­da­zio­ne Roma Museo di Palaz­zo Sciar­ra ripren­de il discor­so pro­prio dagli stes­si anni in cui la col­le­zio­ne Far­ne­se ha pre­so la via di Napo­li: “Roma e l’antico. Real­tà e visio­ne nel ‘700”, offre spun­ti inte­res­san­ti su mol­ti aspet­ti del pro­ble­ma, come l’evoluzione del vedu­ti­smo, lo stu­dio nel­le Acca­de­mie, il com­mer­cio e il restau­ro del­le ope­re.
Se ne esce con l’immagine di un pas­sa­to clas­si­co come un reper­to­rio infi­ni­to e varie­ga­to, con­ti­nua­men­te evo­ca­to e rilet­to da ogni arti­sta in manie­ra dif­fe­ren­te. Qual­che vol­ta l’allievo supe­ra il mae­stro, come nel caso del gran­de vaso dell’Hermitage cui Pira­ne­si ha aggiun­to un basa­men­to e un coper­chio di qua­li­tà deci­sa­men­te supe­rio­re a quel­la del­la par­te ori­gi­na­le.
Uni­ca nota dolen­te del­la mostra l’allestimento con le fin­te rovi­ne in car­ta­pe­sta, più adat­to a un par­co diver­ti­men­ti; è inve­ce degno di nota il cata­lo­go, che riu­ni­sce inter­ven­ti di alcu­ni degli stu­dio­si più auto­re­vo­li sul tema.

Per fini­re, se vi inte­res­sa allar­ga­re lo stu­dio di que­sto argo­men­to all’architettura vi con­si­glio l’ultimo nume­ro di “Révue de l’art”, Archi­tec­tu­re anti­que à l’époque moder­ne (n. 170/2010–4).

Cite this article as: Serena D'Italia, Roma quanta fuit, in "STORIEDELLARTE.com", 13 febbraio 2011; accessed 30 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2011/02/roma-quanta-fuit.html.

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