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Michel Laclotte: «The Expert’s Eye. Some Remarks on connoisseurship»

 

You­tube spesso ri­serva delle sor­prese in­te­res­santi: è il caso di que­sta con­fe­renza te­nuta nel 2009 al Mu­seo del Prado da Mi­chel La­clotte, nell’ambito di un ci­clo di ap­pun­ta­menti in­ti­to­lato «El Mu­seo: hoy y mañana».

L’ex di­ret­tore del Lou­vre (dal 1987 al 1994) trac­cia una breve sto­ria della fi­gura del co­no­sci­tore, da Gio­vanni Bat­ti­sta Ca­val­ca­selle a Ro­berto Lon­ghi, ci­tando al­cuni con­tri­buti fon­da­men­tali dei per­so­naggi chia­mati in causa. La­clotte però mette an­che in guar­dia con­tro un uso miope dell’attribuzionismo, che di­sto­glie dalla vi­sione com­ples­siva dell’opera spin­gendo gli stu­diosi fuori strada; qui porta come esem­pio il di­bat­tito in­fi­nito sulla pa­ter­nità de­gli af­fre­schi della Ba­si­lica su­pe­riore di As­sisi e del cro­ci­fisso di Santa Ma­ria No­vella, a suo pa­rere senza dub­bio opere di Giotto.

Gli sto­rici dell’arte “uni­ver­si­tari” pos­sono sce­gliere di con­cen­trarsi solo sul con­te­sto so­ciale in cui si sono mossi gli ar­ti­sti, ma per i con­ser­va­tori di mu­seo il ta­lento in­nato della con­nois­seur­shipre­sta una ca­rat­te­ri­stica fon­da­men­tale e necessaria.

Può es­sere utile no­tare che La­clotte apre la sua le­zione con le due ver­sioni della Ma­donna Meyer di Hans Hol­bein il Gio­vane, l’originale con­ser­vato a Darm­stadt e la co­pia an­tica della Ge­mael­de­ga­le­rie di Dre­sda. E’ un ri­chiamo alla vi­cenda rac­con­tata nell’ultimo li­bro di Fran­cis Ha­skell (The Ephe­me­ral Mu­seum, Yale, 2000; ed. it.: La na­scita delle mo­stre, Skira, 2008).

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