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Il Raffaello nascosto

Raf­fael­lo, Madon­na del Gran­du­ca,
c. 1505-06, Firen­ze, Palaz­zo Pit­ti

Negli ulti­mi gior­ni dell’anno appe­na con­clu­so si è dif­fu­sa rapi­da­men­te una noti­zia di quel­le che ci si appun­ta subi­to: radio­gra­fie e ana­li­si alla fluo­re­scen­za avreb­be­ro rive­la­to che c’è un pae­sag­gio die­tro il fon­do nero del­la “Madon­na del Gran­du­ca” di Raf­fael­lo, sic­ché sareb­be tut­ta ”

I gior­na­li, si sa, per ven­de­re la spa­ra­no gros­sa. Ma l’autore degli arti­co­li sul più cele­bre quo­ti­dia­no ita­lia­no non è un piaz­zi­sta né un pub­bli­ci­sta, ben­sì un docen­te uni­ver­si­ta­rio.

Desta stu­po­re per­ciò che non si fac­cia alcun cen­no al fat­to che la noti­zia è mol­to vec­chia e non è cer­to uno scoop.

Del qua­dro di Palaz­zo Pit­ti si cono­sco­no bene i dise­gni e le deri­va­zio­ni con il pae­sag­gio nel fon­do, ma si cono­sco­no altret­tan­to bene le radio­gra­fie. Cir­co­la­no dal 1984, l’anno del­le cele­bra­zio­ni raf­fael­le­sche! E sono ricor­da­te, più o meno, in tut­te le mono­gra­fie sul pit­to­re da 26 anni a que­sta par­te.

E’ basta­to poi un sal­to allo scaf­fa­le del­le rivi­ste per ritro­va­re in casa una bel­la radio­gra­fia del­la “Madon­na del Gran­du­ca” discus­sa da Umber­to Bal­di­ni in un vec­chio nume­ro di “Cri­ti­ca d’Arte” (1984). E ritro­va­re nel­lo stes­so tem­po alcu­ne paro­le che, meno super­fi­cial­men­te, fan­no ben capi­re qual è il pun­to e qual è il vero pro­ble­ma di un inter­ven­to sul fon­do scu­ro di un tale capo­la­vo­ro del Rina­sci­men­to.

L’importanza dell’indagine e del risul­ta­to del­la spe­cu­la­zio­ne è note­vo­lis­si­mo; ma, secon­do noi, è, al momen­to, solo sti­mo­la­tri­ce dell’esigenza a con­ti­nua­re la ricer­ca su basi sto­ri­che e docu­men­ta­rie, a con­ti­nua­re in ana­li­si più appro­fon­di­te per veni­re a capo di un baga­glio mag­gio­re e di sicu­ro incon­tro di dati di fat­to ogget­ti­vi. E’ per que­sto che di fron­te a que­sto pro­ble­ma e alla luce dei docu­men­ti in nostro pos­ses­so ci dichia­ria­mo asso­lu­ta­men­te non inter­ven­ti­sti, aggiun­gen­do che sarà anco­ra da valu­ta­re, con­cre­ta­men­te e ogget­ti­va­men­te, la vali­di­tà e il peso del­la sto­ri­ci­tà dell’attuale imma­gi­ne, cer­to non a caso muta­ta dal­la pri­mi­ti­va sua reda­zio­ne.

Non vor­rem­mo cioè rischia­re di arri­va­re al ter­mi­ne di un’operazione con il clas­si­co pugno di mosche: ché sareb­be tale un risul­ta­to che distrug­gen­do un’immagine defi­ni­ti­va e com­piu­ta doves­se con­ten­tar­si di una imma­gi­ne incom­piu­ta o di una imma­gi­ne con­sun­ta e dete­rio­ra­ta al pun­to da non esse­re più com­por­ta­bi­le e in equi­li­brio nel testo. Non vor­rem­mo cioè arri­va­re ad una rie­su­ma­zio­ne di una lar­va di pit­tu­ra inca­pa­ce ormai di col­le­gar­si al “tem­po-vita” dell’immagine figu­ra­le, così come è acca­du­to, ad esem­pio, alla Madon­na Cani­gia­ni di Mona­co […]”

(U. Bal­di­ni, Restau­ro e scien­za, in “Cri­ti­ca d’Arte”, XLIX, 3, 1984, otto­bre-dicem­bre, p. 64).

Cite this article as: Sergio Momesso, Il Raffaello nascosto, in "STORIEDELLARTE.com", 24 gennaio 2011; accessed 24 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2011/01/il-raffaello-nascosto.html.

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2 Responses to Il Raffaello nascosto

  1. sm 20 marzo 2011 at 16:22 #

    Mi pare che la chiu­su­ra del com­men­to met­ta in tut­ta evi­den­za il fat­to che si vuo­le pole­miz­za­re in fret­ta e furia, con peti­zio­ni di prin­ci­pio e di auto­ri­tà, per­ché non si sa discu­te­re e for­se nem­me­no si sa leg­ge­re con tran­quil­li­tà.
    L’uso dell’anonimato, del resto, ci sem­bra la con­fer­ma più evi­den­te a que­sta osser­va­zio­ne.

    sm

  2. Cesare.Brandi.si.girerebbe.nella.tomba 16 marzo 2011 at 13:50 #

    le nuo­vo inda­gi­ni han­no però dato infor­ma­zio­ni mag­gio­ri, gra­zie alle nuo­ve tec­no­lo­gie. per esem­pio non era così chia­ra l’immagine che si vede­va oltre lo sfon­do scuro.adesso è sta­to pos­si­bi­le deter­mi­nar­la e, gra­zie alla iden­ti­tà geo­me­tri­ca del­le inda­gi­ni otti­che acqui­si­te, col­lo­ca­re esat­ta­men­te (vir­tual­men­te) archi­tet­tu­re e pae­sag­gio nel con­te­sto del cosa sta loro “sopra”.
    la riflet­to­gra­fia Mul­ti­Nir, inol­tre, ha dato con­to del­le tec­ni­che di dise­gno impie­ga­te da Raf­fael­lo per costrui­re l’immagine sot­to­stan­te e ha sta­bi­li­to la sostan­zia­le buo­na con­ser­va­zio­ne degli stra­ti dipin­ti sot­to­stan­ti.
    le inda­gi­ni sui pig­men­ti, inol­tre, han­no potu­to appu­ra­re che le zone sopra­stan­ti il fon­do nero (ridi­pin­tu­re dei capel­li del Bam­bi­no e del velo del­la Ver­gi­ne) sono fat­te usan­do pig­men­ti diver­si dal­le par­ti ori­gi­na­li (indi­riz­zan­do così ver­so una dia­gno­si che ci par­la di una vera ridi­pin­tu­ra fat­ta a mol­ta distan­za cro­no­lo­gi­ca dall’originale).
    a chiu­su­ra di que­sta bre­vis­si­ma disa­mi­na mi per­met­to una pic­co­la chio­sa meto­do­lo­gi­ca: se uno stu­dio­so di chia­ra fama come Quin­ta­val­le e se un isti­tu­to di gran­de pre­sti­gio scien­ti­fi­co come l’Opificio del­le Pie­tre dure si “sbi­lan­cia­no” per così dire, su data­zio­ni, sco­per­te e auten­ti­ci­tà. for­se c’è di più di quel­lo che si rie­sce a leg­ge­re e inter­pre­ta­re da un arti­co­lo sul gior­na­le e for­se a non esse­re uno SCOOP è que­sto arti­co­lo di blog e non quel­lo sul Cor­rie­re.

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